il numero tre

Il numero tre oggi è andato da solo. Non sotto casa, alla campana del vetro, o a comprare il latte, oppure fino all’edicola. Proprio fino alla scuola.

– Oggi va da solo.
– E perché ? Le sue sorelle…
– Le sue sorelle? Alla sua età le mandavamo da sole già da un pezzo.
– Ma dai. Ho rimosso.

E’ venuta al sud questa sorella di mio padre che non vedevo da anni, che l’unica cosa che si ricorda è che io ero tanto una brava bambina e a sei anni avevo le chiavi di casa attaccate al collo per tornare a casa da sola.

Io invece mi ricordo che lei aveva delle minigonne vertiginose, e usciva, diciottenne, con un vecchio che le sbavava dietro. Abbiamo ricostruito che il vecchio, Carlo TitoloNobiliare, doveva avere poco più di vent’anni.

Il Carlo TitoloNobiliare poi ha sposato una ricca ereditiera, ramo calzature, io ti dono il castello in rovina, io ti faccio le scarpe di cuoio.

Il numero tre se ne va da solo. Scrivo questo post per ricordarmi che in questi giorni vanno di nuovo le trecce – durante le ricreazioni è tutto un intrecciarsi le chiome, è tutto un trafficare di elastici – e i calzini fantasma.

Per fortuna, almeno qui, ci risparmiamo il risvoltino ai jeans.

E abbiamo ancora la nostra quota di Blu. Finché dura.

 

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