come alla tivù

Il telefono squilla alle 8:20. Numero sconosciuto. Accetto la chiamata.
– Ah, ecco, professoressa ellegiò, buongiorno. La chiamavo per dirle che Gaia ha ancora mal di pancia, oggi non verrà a scuola, e ormai sappiamo  che sono diversi giorni, per cui io pensavo – lei pensava – pensavamo che sarebbe carino se lei facesse la verifica insieme ai compagni, così si sente meno sola e insomma non è per la valutazione, cioè anche ma non solo, è che così si sente parte del gruppo, anche se fisicamente non può essere con loro. Allora faremmo così, lei le manda una mail con il testo, diciamo verso le undici e quaranta-quarantacin…
– Buongiorno, signora.
– …que. Buongiorno, sì. La disturbo? Può parlare?
– In questo momento sì. Non sono ancora in classe, altrimenti, come lei può ben immaginare, non avrei risposto al telefono.
– Allora, le dicevo. Lei potrebbe mandare a Gaia il testo per mail verso le 11:45, Gaia verso quell’ora è libera e può dedicarsi alla verifica. Io immagino …
– Veramente, non so se è possibile.
– Anche dal tablet, o dal telefono.
– No, non è quello.
– …pensavo, lei ha lezione con loro alle 12:00, un quarto d’ora prima si dovrà preparare, no? Quindi, potrebbe farci la cortesia di mandare questo compito a Gaia, mentre finisce di sistemare le sue cose.

E così mi sono vista, camicia bianca e tailleurino grigio, le ballerine come quella che la ministraboschi si porta dietro per non incastrare il tacco dodici nei sampietrini de Roma, entrare nella grande sala riunioni, il tavolo ovale lucido con le sedie di pelle rossa, le grandi vetrate e dietro i grattacieli grigi di nebbia, mentre controllo velocemente sullo schermo la presenta…no, cioè, la lezione, ripassando per bene i tempi.

E poi mi sono vista vera, jeans neri e scarponcini neri, anche loro, il mal di testa e il naso che cola, infilare di corsa le cose nello zaino al suono della campanella, per salire al quarto piano più veloce della luce sperando che i piccoli non decidano nel frattempo di buttare un banco dalla finestra o di finire al pronto soccorso per lesione corneale da pallina di alluminio confezionata con incarto del panino alla frittata.

 

 

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11 risposte a come alla tivù

  1. Aliceland ha detto:

    Beh, ma se Gaia è libera a quell’ora, scusa?!?
    Certo che voi prof siete dei gran piantagrane (cit. Snoopy)
    😂

  2. FIFM ha detto:

    che mamma amorevole…….

  3. lanoisette ha detto:

    ma un bel vaffanculo ogni tanto?

  4. anonimosq ha detto:

    Mail di oggi pomeriggio: “Caro prof. XXX sono un suo studente di XXX, non ho frequentato nessuna delle sessioni di laboratorio, a gennaio potrò sostenere l’esame di “XXX e Laboratorio” ?”
    Mi associo alla posizione filosofica di Noisette. Gli studenti, ultimamente, hanno una fantasia ed un’immaginazione senza vergogna alcuna. Non è che sia il fratello della tua studentessa e figlio della stessa mamma protettiva ?

    Anonimo SQ

  5. roceresale ha detto:

    O invece se ti chiamo, mi porti una pizza? Cipolle e crudo, grazie.

  6. 'povna ha detto:

    Non sono sicura di avere capito bene, ma se ho bene inteso questa mamma da un lato chiede la verifica a casa (e va beh) dall’altro si immagina che noi viviamo in una scuola modello college americano in TV, e non sono capire se questo sia davvero da mandare a quel paese o segnale, sia pure distorto e contorto, di un qualche riconoscimento sociale.
    Per cui immagino bene da un lato l’irritazione, dall’altro una perplessità che fa quasi tenerezza, pensando allo scollamento tra quello che siamo e come ci vedono. O magari mi sbaglio, eh.

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