piccole conversazioni

– Se sposti l’appuntamento ti accompagno.
– Vuoi accompagnarmi?
– Be’, forse è meglio.
– Ma tu lo vedi subito?
– Sì.
Ma lì per lì non ho capito se era un sì, come potrei rispondere io sì, certo – se uno mi chiedesse di calcolare una derivata, oppure era un sì, credo – come potrei rispondere se mi chiedessero di calcolare la sezione d’urto di qualcosa. 
In ogni caso, meglio così.
Meglio lasciare a un altro le spiegazioni, quante sono queste cicatrici una sopra l’altra, il numero dei tagli che non corrisponde.
Meglio avere qualcuno vicino.

– Ma tu, invece, eri preoccupato?
– Io? No. E’ lavoro.
Oh, be’, lavoro manco tanto. Altrimenti non mi avresti fatto spostare l’appuntamento, non ti saresti preso un giorno di ferie.

– Cosa vuol dire preoccupato, poi?
– Niente, cosa vuoi che voglia dire?
– …
– Ci hai mai pensato come fareste senza di me?
– Perché, tu come faresti senza di me?

Non so. Sono andata a nuotare.

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12 risposte a piccole conversazioni

  1. romolo giacani ha detto:

    Certe domande meglio lasciarle senza risposta

  2. Aliceland ha detto:

    Mi spaventi ellegio!
    Comunque meglio sapere…e veloce anche…

  3. roceresale ha detto:

    Nuotare. Calcolare derivate sciogliendole un po’ in acqua. Anche se dubito che siano solubili, certe cose.

  4. iomemestessa ha detto:

    Se, come credo d’aver inteso è tutto ok, va bene così e non facciamoci altre domande, ecco

  5. 'povna ha detto:

    Le domande insidiose non si fanno sui blog, per definizione. E allora mi limito a dire che nuotarci sopra spesso è una grande medicina, alternativa ma non troppo. Buona fine di dicembre pre-natale.

  6. patriziavioli ha detto:

    Ma correre di più…sono contenta che sia tutto ok 🙂

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