winter is coming

La cosa era nata un po’ per caso, una sera d’estate, scorrendo pigramente le mail in arrivo. Più sei in giro e più ne arrivano, e tra master, concorsi, corsi di formazione, gare, c’è un discreto traffico. Insomma, si trattava di un progetto un po’ folle, ma molto bello. Il tempo di mandare un messaggino a qualcuno degli studenti, senza credere davvero che potessero rispondere in tempi brevi. Era estate, vacanza, e tra le camminate in montagna e le summer school sarebbero potuti passare giorni interi. Invece la risposta era arrivata subito, entusiasta. E così avevo compilato e inviato i moduli. E non ci  avevo pensato più.

E invece a settembre la risposta arriva, ed è positiva. Si tratta di formare un gruppo, prepararlo, e poi convincere il Grande Capo che l’occasione non si può mancare – e non serve insistere molto, per fortuna. A patto che pensi a tutto lei, professoressa. Certo, c’è di mezzo tutto il lavoro che accompagna l’avvio dell’anno scolastico, reso più pesante dalle incombenze, dalle insensatezze – per nulla condivise, e quindi ancora più pesanti – della buona scuola, dal coordinamento di un dipartimento che da anni va allo sbando. E in mezzo i primi appuntamenti interessanti dell’anno scolastico, i fuori programma. Compresi quelli che ti catturano in un carosello che non riesci più ad arrestare – bello, tutto è bello, specie quando ci sei dentro. Meno quando ti accorgi che i tuoi figli stanno cominciando a consumare quantità industriali di pizza, e i panni da stirare ormai formano colonne che si allungano verso il soffitto, come stalagmiti colorate. Ma come fai, professore’? Non ci credo che a casa fai tutto da sola. C’è chi ti aiuta. No, non mi aiuta nessuno. E si vede.

Ok, ce l’abbiamo fatta. A tenere tutto in piedi, a non abbandonare i figli, a ricordare i colloqui con le maestre e l’acquisto del libro d’inglese, a fare le lavatrici e spiegare i logaritmi via whatsapp dall’aeroporto, ad attraversare le frontiere enne volte, a non perdere neanche uno studente, a passare settimane intere dietro questo gruppo di studenti, o quell’altro, domeniche comprese, a firmare le convenzioni, fare promesse e stringere accordi. Perfino una sera con le amiche – una in due mesi. E i compiti da correggere e le lezioni da preparare, compresi gli extra per gli ospiti d’oltre mare. Qualcosa si è perso per strada – un corso di formazione interessante, il risultato di una analisi da troppo tempo rimandata, ma si potrà recuperare. Credo.

Bello.

Ma l’idea di continuare così per tutto l’anno è troppo. E i piccioni si sono di nuovo stabiliti sul mio terrazzo. Voglio scendere.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

10 risposte a winter is coming

  1. qua si opta per l’opzione no-stiro a prescindere, salvo una camicia ogni tanto quando c’è proprio necessità di rappresentanza, e ciò fa guadagnare gran tempo, ma credo che effettivamente questa sia una questione che divide il mondo in due.
    (comunque mi sa di bellino parecchio, questo progetto, da come lo scrivi)

    • ellegio ha detto:

      Il progetto sono diversi, e tutti bellini 🙂
      Sullo stiro mi limito allo stretto indispensabile, il fatto è che siamo sempre cinque (o quasi). Però, all’insegna del multitasking, mentre stiro in genere offro consulenze ai figli sui compiti, quindi riesco a ottimizzare. Piccole astuzie.

  2. lanoisette ha detto:

    Collega di spagnolo: “Ah, ma poi farai anche X e Y?”
    “Sì”
    “Ma che brava, ma come fai a tenere tutto sotto controllo?”
    “In verità, non ho proprio nulla sotto controllo…”

  3. 'povna ha detto:

    Capisco tutto. Ma nel dettaglio, eh. Talmente nel dettaglio che sto salendo su un aereo per la prima riunione di coordinamento dell’unico Erasmus + con partecipante una scuola italiana dei partenariati. Ma talmente nel dettaglio che capisco nella pancia il dover fare cose che non condividi. E fare Atlante, e essere trattata da Atlante, per tutta la scuola.
    Però sto sperimentando la bellezza dei no, delle rinunce, delle dimissioni. E, ti assicuro, è esaltante. Forza e coraggio cara.

    • ellegio ha detto:

      Intanto, buon viaggio. E buon divertimento 🙂
      E poi grazie. E sì, fare Atlante va bene per un po’, poi basta. Il piano sarebbe arrivare in acque calme, e poi ciao ciao, tornare a fare quello che mi piace – che poi è quello per cui sono pagata, ed è insegnare.

  4. roceresale ha detto:

    Atlantina qua è scesa da poco ma un bel po’, ha finito di stirare cinque minuti fa. E ora va a godersi l’inverno, arrivato fresco ieri, con una passeggiata.

  5. patriziavioli ha detto:

    Bravissima!!!
    E che bastardi quei piccioni 🙂

  6. dolcezzedimamma ha detto:

    La mia pila di roba da stirare è ormai parte del paesaggio domestico, in una successione, senza soluzione di continuità, tra cesta, lavatrice, stendino, asse da stiro. Ma ci sono cose più importanti…(anche da queste parti essere in 5 ha il suo peso)

I commenti sono chiusi.