Dove eravamo rimasti – Ritorno al futuro II

Caro diario,

le mie ragazze di quinta mostrano segni di cedimento, e questo mi turba. Ci sono giornate che è tutto un rimescolio, un tirar su col naso che non sai se è l’influenza strisciante o l’ennesima lite col moroso, dietro i distributori automatici di caffè nel corridoio – pacche amorevoli sulle spalle e messaggini tra lo scherzoso e il preoccupato della colleganza tutta, che assiste con il dovuto distacco e la giusta partecipazione a tutte queste esplosioni di ormoni e ansie da vita-adulta-che-incombe. Quest’anno, il tratto distintivo della quinta è la massiccia componente femminile – e a me queste giovani donne che conosco da quando erano ragazzine piacciono tutte. Tanto.

Il resto è un caleidoscopio di impegni a cui non riesco a dare un taglio. Occasioni imprendibili una dopo l’altra, quando vorrei solo avere due giorni di fila per dare forma a quelle tre quattro idee che mi sono venute per le classi di quest’anno. Sei un vulcano, mi dice il collega erresseù, e non si capisce se è ammirazione o disgusto. Confettino, nei suoi improbabili completini rosa, invece mi guarda schifata, mentre conciona con l’Ameba. Guarda, le dice, io sono per fare una cosa sola per volta e farla bene. Mavaffanculo, le direi io, ti potevi almeno prendere l’incarico di coordinare una classe, o di scrivere mezzo verbale.

Almeno, però, il futuro mi ha risparmiato i completini rosa confetto. Se nel 1989 andavo in giro con i sandali di plastica, ora tutto sommato le cose non sono cambiate poi tanto.

1989-2

Arrivo a scuola con una vecchia giacca a vento dalle tasche deformi – perché per fare più in fretta ci metto dentro il blocca-ruote dello scooter, che pesa. La sella del suddetto si sta disintegrando, è sempre intrisa di pioggia e mi lascia macchie di umido sulle chiappe, non esattamente la cosa più carina del mondo da vedere.
In realtà, non mi ricordo bene cosa mi aspettavo dalla  vita, nel 1989. Ma va bene così.
In fondo, a girare vorticosamente in tondo, si ha quasi l’impressione di essere felici.

 

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17 risposte a Dove eravamo rimasti – Ritorno al futuro II

  1. (ma nel senso che quella è una foto dell’89?)

  2. 'povna ha detto:

    Nel 1989 mi aspettavo dalla vita una dimensione parallela, ma non troppo dissimile, rispetto al mio 2015. Aspettavo con ardore i diciotto anni e avevo un aspetto non dissimile da oggi, tanto che, ancora, porto alcuni degli stessi vestiti! Per il resto, gran frullatore anche qui, decisioni lavorative da prendere e parecchia irritazione, anche generica, per le RSU.

    • ellegio ha detto:

      No, povero, lui è normale. Solo, a volte troppo focoso – ma quando hai di fronte certi colleghi, la pazienza che ci vuole è infinita.

  3. Aliceland ha detto:

    Quando una è bella vanno bene anche i sandali di plastica… 😉

    • ellegio ha detto:

      Da gggiovani non è difficile essere belli. Per questo, quando vedo certe ragazzine coperte da strati di trucco mi viene il magone – poi vedo le madri e capisco. Ma questa è una battaglia persa.

  4. catswillknow ha detto:

    Surfare sul caos mantiene giovani, belli e pieni di idee dentro la testa, questo è indubbio! Il caleidoscopio toglie il fiato, ma in cambio ti permette di restare sempre tenacemente incollato al tuo centro…che poi è la cosa davvero importante, in mezzo all’infinita vanità del tutto!

    • ellegio ha detto:

      Non so. Surfare fa invecchiare, e il multitasking è nemico dello studio. Il rischio è che tante idee poi non diventino altrettanti fatti, è per questo che se i confettini facessero quello che devono saremmo tutti più felici.

  5. roceresale ha detto:

    Adoro i post con i nostri corridoi, diversi ma uguali. E quella foto poi… Sono erresseù ma vengo in pace, giro poco in tondo ma imparo a essere felice.

    • ellegio ha detto:

      Oggi ho mandato uno due piani sotto a prendere una cosa per permettergli di dare un’occhiata di lontano alla sua bella. Era ricreazione, ma è segno che sto invecchiando, non credi? Noi abbiamo corridoi molto belli, è quasi la cosa più bella di una scuola che ormai mostra tutti i segni del tempo.

  6. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 22.10.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  7. lanoisette ha detto:

    Io invece ho sempre odiato quei sandalidi plastica: i miei genitori mi obbligavano ad indossarli al mare, e io invece desideravo tanto degli zoccoletti di legno.
    nel 1989 io ero in prima media, e portavo degli improbabilissimi fuseaux neri lucidi e maglioni fucsia.

  8. erodaria ha detto:

    che bello questo tuo posto (con la o, non è un refuso); felice di esserci capitata

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