E due

Nell’indifferenza dei più, anche quelli che, direttamente coinvolti, avrebbero forse dovuto interessarsene un pochetto, quest’anno è cambiato l’esame di Stato anche per il liceo scientifico. La novità maggiore è che dall’anno prossimo la seconda prova potrebbe essere di fisica (panico generale dei colleghi, che in massa stanno chiedendo il trasferimento al classico, dove oggettivamente si lavora molto meno, e con meno patemi).

Scongiurato lo scritto di fisica per quest’anno(*), si sapeva che sarebbe cambiata anche la prova di matematica. Come non era dato sapere, e fino alla fine di febbraio circolavano le voci più improbabili. Insomma, a chiedere alle persone giuste e andare ai seminari informativi, c’erano tutti gli elementi per capire dove si sarebbe andati a parare – resta da   biasimare il ministero, che ha blindato i forum dove si discuteva della prova, rendendoli inaccessibili a molti che  avrebbero partecipato volentieri. Tipo me, sì.

A febbraio da viale Trastevere si son degnati di pubblicare una simulazione dei nuovi problemi, che dovrebbero essere prove “esperte”, problemi in contesto. Prove in cui devi saper utilizzare quello che hai imparato in una situazione reale, per modellizzare un problema concreto – anche se. Sono seguite settimane di discussioni infinite, di critiche, e anche di lavoro duro nelle classi, ché ormai mancavano solo poco più di un paio di mesi all’esame. Ad aprile è stata pubblicata una nuova simulazione, un po’ meglio della precedente.  L’ultimo giorno di scuola i miei elfi mi hanno fatto l’elenco di quelli che sapevano avrebbero fatto ricorso se fosse cambiata la prova d’Esame. Un elenco lungo.

E ieri, mentre guardavo quella lunga fila di teste sconosciute (ma no, dai che son brava: in due giorni ho già imparato un bel po’ di nomi – soprattutto di quelli che so che nei giorni scorsi hanno frugato sui social per capire chi ero e cosa dovevano aspettarsi da me) che sudavano su Tacito, in realtà aspettavo solo di sapere cosa sarebbe uscito, e come se la sarebbe cavata la mia classe. Una quinta che mi è piovuta dal cielo all’improvviso – bastano pochi mesi per affezionarsi,  però è il terzo anno di seguito che porto all’esame una quinta nuova.

Alla fine, hanno deciso la via di minor frattura. Metà e metà, un compito con un problema “vecchio” e uno “nuovo” – in realtà abbastanza facile, a sapere interpretare le richieste e passare sopra, con nonchalance, alle incongruenze della traccia. Gli elfi mi hanno cominciato a uozzappare i loro commenti appena rientrati in possesso delle smart-appendici, e dovrebbero essersela cavata. I nani un po’ meno, ma sarebbe andata così comunque. E ora aspettiamo l’esito della correzione, prima di archiviare anche questa.

(*) Famo a capisse. Una prova scritta di fisica è cosa buona e giusta, ma serve un po’ di attenzione a come la insegna per i cinque anni del liceo, non la si può improvvisare. E, soprattutto, è necessario che chi insegna fisica nel liceo prima o poi decida di studiarsela, la fisica. Anche se ha una laurea in matematica, eh.

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3 risposte a E due

  1. 'povna ha detto:

    Tantissime osservazioni. La prima sulla simulazione della ‘novità’, e un po’ di invidia, che, come hai letto da me, noi la grazia di una simulazione sulle novità, a prima, la abbiamo avuta a metà maggio (e, se è tardi febbraio, figuriamoci maggio). La seconda, anche da noi nicodemismo puro: traccia classica, più domande minchia una su una parte di programma in coda della cosa, e un’altra cui si rispondeva, parola per parola, dal prontuario. Nei fatti, ha solo sottratto minuti preziosi a una prova di progettazione per la quale sono poche sedici ore, figuriamoci otto. Capisco quel che dici su fisica, però, almeno in linea teorica, trovo positivo che anche allo scientifico si faccia una e una, come avviene al classico tra latino e greco (per le quali sussiste lo stesso tipo di problemi, perché, famo a capirsi anche qui, chi viene dallo scientifico ed è laureato in lettere moderne, per quanto possa essere convinto del contrario, NON sa il latino, così come chi è laureato in classiche NON sa insegnare italiano, dunque se hai un insegnante che ti fa latino e greco, cioè laureato in classiche, va bene, ma se hai un insegnante che ti insegna latino dalla A051 laureato in moderne, povero te, ci sono cose che, molto banalmente, tu alunno non riceverai mai. Infine, la quarta osservazione: ma dunque sei commissario esterno in un classico per fisica e matematica? Che bello. Io – fisica impenitente inside – avrei pagato non dico oro che già allora non apprezzavo, ma diciamo un pareggio della Juventus per avere un commissario come te (e sì che ho avuto un esame di maturità ideale).
    Buon tutto, ai tuoi insoliti elfi e ai tuoi più soliti nani. Che si divertano, è il mio augurio principale.

    • ellegio ha detto:

      Anch’io ovviamente trovo positiva l’alternanza, trovo meno positivo che molti dei miei colleghi facciano finta di nulla sperando di eclissarsi al momento buono 😦

      Sulla seconda cosa, intendiamoci, io so come insegnante di mate di avere un sacco di difetti, dovuti essenzialmente al fatto che NON sono un matematico. Però quando mi serve qualcosa me la studio, e NON sul manuale del liceo…

      E sì, questa è la mia prima volta in un classico. Ho anche un latinista niente male in commissione, e mi sta venendo voglia 🙂

  2. 'povna ha detto:

    Stessa cosa per quanto riguarda me per storia: anche io non sono una storica, e però studio, e non sul manuale, la storia. Anno per anno, pezzo per pezzo, a partire da Momigliano per la storia antica, in modo da avere una preparazione decorosa che vada oltre abilitazione ed esami all’università. Quindi ti capisco. D’accordissimo sui colleghi che se la filano (a lettere abbiamo come ti dicevo il problema opposto – colleghi che se la sentono quando in latino non sono in grado di andare oltre una onesta conoscenza grammaticale, e si sentono pure fighi).
    (Aspetto i tuoi racconti dal classico, se ti andrà – e, fammi il piacere, informati se il latinista è classicista o modernista, mi piacerebbe saperlo!).

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