Del maiale non si butta niente

Io lo so, con quella consapevolezza scolpita nei gangli del cervello che ti danno le cose che impari da piccolo, che vedi coi tuoi occhi, che annusi col tuo naso e sfiori con la tua pelle. Durante le medie ho frequentato un gruppo scout. Nonostante non fossi battezzata, e non partecipassi alle funzioni religiose, ero stata accolta nel gruppo senza troppi problemi – non so se ora sarebbe più possibile, ma quelli erano altri tempi.

Durante un campo estivo – vabbe’, lo sapete che si fa il campo estivo, no? Che ci sono le squadriglie, che si dorme in tenda, che si cammina un sacco, che si sta anche molto da soli, sulle montagne, nei boschi. Perlomeno una volta si faceva – ora non so se anche questa cosa è cambiata.

Durante un campo estivo con la mia squadriglia capitammo in un paesino. Cinque ragazzine tra gli undici e i quattordici anni, in giro per le montagne dell’Appennino centrale, capitano in un paesino abruzzese di poche case, qualche donna vestita di nero seduta in mezzo al vicolo, qualche gallina che becchetta in giro. Erano altri tempi, tra l’altro non ricordo più molti particolari, non è che ci pensi spesso.

Una di queste donne ci fece entrare in casa sua. Così. E noi entrammo, si entrava.

Ci insegnò a fare certe frittelle con acqua sale e farina, buone. Ancora le faccio, ogni tanto. E ci fece lavare le mani con queste saponette scure fatte di cenere e grasso di maiale, un odore che quando lo senti non dimentichi più. Del maiale non si butta niente.  Di quell’estate il sapone scuro e le frittelle calde sono cose che non ho più dimenticato. Entrare in casa d’altri solo perché ti aprono la porta, e ti invitano a farlo.

Quella non è l’unica volta che durante una uscita di squadriglia siamo state invitate a dividere il poco che c’era con qualcuno. L’anno prima avevamo incrociato un piccolo insediamento di zingari – qualche baracca, qualche pecora. Anche loro ci avevano invitate a entrare, ci avevano offerto da bere e qualcosa da mangiare. Nessuno ci aveva mai detto che gli zingari son persone poco raccomandabili, nessuno si è sognato di biasimarci, dopo, per aver accettato la loro ospitalità.

Due povertà diverse, gesti simili.

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5 risposte a Del maiale non si butta niente

  1. Come sempre, contano (dovrebbero contare) i comportamenti delle persone, non le etichette. Generalizzare sembra più facile, ma quante ingiustizie e quante ferite si porta dietro, in realtà.

  2. musicamauro ha detto:

    già … salvini era ancor giovanissimo in quel tempo 😦

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Alcuni valori si radicano da piccoli e ti accompagnano per tutta la vita. Molti di quei valori che ho vissuto nella mia esperienza scout continuano ad accompagnarmi ancora adesso che la mia barba è diventata bianca. Salvini dice di essere stato scout, ma la promessa e la legge le ricorda?

  4. romolo giacani ha detto:

    Quando ancora si aprivano le porte…chissà, forse nei paesi abruzzesi ancora succede

  5. 'povna ha detto:

    E invece (non parlo della tua esperienza scout – che peraltro racchiudi in un anno e in una parentesi, e in una concessiva, secondo me non per caso – ovviamente, e sono sicura che ci sono una marea di singole esperienze scout più che positive), secondo me, in quell’esperienza scout c’è già tanto, ma proprio tanto, del comunitarismo becero, di destra o meno, xenofobo o meno, che caratterizza l’Italia… (E forse il confronto con lo scoutismo altrove ci fa capire che la questione non è lo scoutismo ma il comunitarismo all’italiana).
    Ciò detto, nello specifico, bellissimi questi ricordi. E anche ho molti ricordi di un paese-che-è-casa in cui le porte si aprivano e basta, senza tante sovra e sottostrutture.

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