Prendere l’autobus

Presi un autobus affollatissimo e andai verso la Marina, viaggiai pressata in modo insopportabile da corpi miserabili. Salii su un altro autobus ancora più gremito, sbagliai direzione. Scesi disfatta, scapigliata, rimediai all’errore dopo una lunga attesa e molta rabbia. Quel piccolo spostamento per Napoli mi sfinì. A cosa servivano gli anni del ginnasio, del liceo, della Normale, dentro quella città? Per arrivare a San Giovanni dovetti per forza regredire, quasi che Lila  fosse andata ad abitare non in una strada, in una piazza, ma in un rivolo del tempo passato, prima che andassimo a scuola, un tempo nero senza forma e senza rispetto. Ricorsi al dialetto più violento del rione, insultai, fui insultata, minacciai, fui sfottuta, risposi a mia volta sfottendo, un’arte malvagia a cui ero addestrata. 

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Tenere la rotta è facile quando si ha un letto morbido, il portafoglio pieno, una poltrona comoda davanti a uno scaffale di libri ben rilegati, tempo per leggere, tempo per passeggiare, persone eleganti intorno che parlano sottovoce e dicono cose intelligenti e spiritose. E’ facile anche dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, i pensieri sono più lucidi e le parole vengono fuori meglio.

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3 risposte a Prendere l’autobus

  1. 'povna ha detto:

    Comunque la si giri, è un dilemma. Perché da un lato senti sempre, pesanti, quegli scaffali come privilegio. Dall’altro sai che ti consegnano, oggettivamente, una visione più lucida e consapevole sulla storia.

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    E’ un finale giusto per la settimana dell’etica e della morale.
    Sto leggendo questo libro in questo momento; ieri sera sono arrivata a leggere della festa a casa della Galiani: appunto…
    Buona domenica 🙂

  3. pensierini ha detto:

    L’importante è sapersi comportare in ogni situazione, e questo può essere oggettivamente difficile.

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