dividere in pezzettini

Dei fatti della scorsa settimana quello che mi resta è un senso di grande confusione, di non appartenenza, di inadeguatezza. Non è una bella sensazione, soprattutto se in qualche modo sei responsabile dell’educazione di tre giovani conviventi e un gruppo assai più numeroso di non conviventi – che giustamente si interrogano, pretendono risposte ma poi, in virtù dell’età, tendono a incasellare tutto utilizzando poche, comode categorie. Bianco o nero, buoni o cattivi, giusti e ingiusti. Non dico i fondamentali – non ammazzare – ma il contorno io lo vedo molto grigio. A cominciare dal fatto che, mentre tutti guardavano Parigi, in Nigeria morivano migliaia di persone. Mica solo in Nigeria, peraltro. Ma quelle bambine imbottite di esplosivo, cos’è? tendiamo a rimuoverle perché sono lontane? perché fanno troppo spavento?

Ormai ho solo domande, e mi chiudo nelle attività quotidiane, andare a prendere il minore a scuola e cercare di estorcergli quello che già le mamme dei suoi compagni di classe hanno uozzappato da ore. Mettere in punizione la figlia gialla, che nasconde i compiti delle vacanze, finite una settimana fa. Giocare col registro elettronico, compilando elenchi mentali dei bachi che lo tormentano, e mettendo voti a gogò per vedere di nascosto l’effetto  che fa. Compreso un dieci tondotondo al Preferito, che si produce in spettacolari calcoli di momenti d’inerzia, inventando tecniche per risolvere integrali che passano per i numeri piramidali.  A sedici anni appena compiuti.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

15 risposte a dividere in pezzettini

  1. romolo giacani ha detto:

    Meglio avere domande aperte, che risposte sbagliate. Soprattutto con i ragazzi (e non parliamo dei figli!)

    • ellegio ha detto:

      E però una volta avevo tante belle certezze…

      • romolo giacani ha detto:

        Ma certo! E chi no? Pensa che io a 16 anni ero certo delle mie idee. Peccato che fossero idee assolutamente del menga (oddio, non è che poi…^_^ ). Penso sia inevitabile: crescere significa confondersi le idee. ma dicono che questo sia segno di maturità!

  2. lanoisette ha detto:

    Quando ho sentiro della Nigeria, ho dovuto reprimere un conato di vomito. E non era vomito “di testa”, ma proprio vomito vero.
    Solo che io, nel mio minuscolo, per la Nigeria non saprei proprio cosa fare, se non usare la macchina il meno possibile (perché questi signori qui col petrolio ci vanno a nozze), per la libertà di stampa e di opinione sento che il mio minuscolo lo è un pochino meno.

    • ellegio ha detto:

      Non so. A volte penso che parlare, sempre e comunque, sia molto. A volte penso che stiamo sbagliando tutto – che sto sbagliando tutto.

  3. HappyAladdin ha detto:

    Bello il titolo, insieme al finale. La poesia è nei (matematici) dettagli.

  4. iomemestessa ha detto:

    E’ sempre più dura. in un mondo privo di certezze non perdere la bussola. Eppure tocca.

  5. pensierini ha detto:

    Sul piccolo genio matematico, sono soddisfazioni. Su tutto il resto, mah.

    • ellegio ha detto:

      Mah esprime blanda disapprovazione? Serena indifferenza? Boh.

      • pensierini ha detto:

        Al contrario, esprime completa solidarietà nel dubbio.

        • ellegio ha detto:

          Sai, una volta mi è capitato di ascoltare due studenti che parlavano di me, e uno diceva all’altro una cosa del tipo “che palle quella, invece di insegnarti le formule e finirla lì, pretende che ci si pensi su, che si capisca quando valgono e quando no etc. etc”. Ma quando si parla con i ragazzi di diritti, di libertà, di nord e sud, è anche peggio. Io vorrei che loro avessero strumenti per pensare, ma ci sono argomenti su cui sento che i miei propri strumenti sono inefficaci, da cui il senso di inadeguatezza. Ma forse è anche giusto così.

  6. anonimosq ha detto:

    E’ la logica del morto/chilometro: di un morto a un chilometro da casa si parla per una settimana, per 1000 morti a 3000 Km da casa manco ci si gira. Me l’ha spiegato un giornalista: ed è, angosciosamente vero, sia per i giornalisti che, orribilmente, per la gente e per noi.
    Non ho parole. E non so che fare.

    Anonimo SQ

I commenti sono chiusi.