ancora sulle chiusure lampo

Che poi direi che è abbastanza umano ricordare con piacere le notti in sacco a pelo, quelle passate a parlare fitto fitto, e anche gli amori in fondo al corridoio, o sotto le stelle, o dove cavolo vi pare. Senza genitori di mezzo, mi piacerebbe ricordarlo a tutte quelle mamme e quei papà che la mattina prima di andare al lavoro si preoccupano di portare cappuccino e cornetto agli occupanti. Tutto sommato, la rivoluzione si fa bene anche senza pranzo da casa – forse anche meglio. Dal portone il bar è a due passi, e alle dieci di mattina, ora in cui l’occupante notturno emerge dalla nebbia alcolica che appesta le scale della scuola per dirigersi a casa, dove lo aspettano una doccia calda, un letto vero e le amorevoli cure genitoriali,  una piccola passeggiata per snebbiare il cervello non fa neanche male(*).

Il problema è se nel sacco a pelo uno ci rimane incastrato a vita (cit.) e non ne esce nemmeno quando lo benedicono sottosegretario al MIUR – giusto la benedizione, perché titoli non ne risultano. E dalle morbide poltrone di viale Trastevere scrive che le aule scolastiche diventano calde e umane solo quando i poveri possono campeggiarci dentro, mentre i ricchi fanno pratica da dirigente d’azienda sui compagni di classe. Tradisce in modo imbarazzante troppo della cultura e delle pratiche di questa classe dirigente, verrebbe da invitare a maggior cautela, ma a che pro?

Se non fosse solo un ipocrita tentativo di ingraziarsi i ggiovani, che, si insinua, sarebbero favorevoli alla BuonaScuola se non ripetessero a pappagallo quello che viene loro inculcato dagli adulti (chi mi ricorda questo, eh? chi mi ricorda?), sarebbe da chiedersi da quanto tempo questa persona non entra una scuola vera. Sarebbe da raccontare che da decenni scuola non è “solo ragazzi seduti e cattedra di fronte”,  che non solo le cogestioni sono inserite in moltissimi POF (ma poi, di POF quanti ne ha letti?) ma che se entrasse una giornata  qualunque (sì, anche di pomeriggio) in una scuola qualunque scoprirebbe mondi nuovi. Certo, anche adulti in cattedra e ragazzi seduti di fronte, perché anche quello è utile e necessario. Ma anche tutta una serie di geometrie che o gli sono sconosciute o finge di non vedere: ruoli rovesciati, classi aperte, laboratori, gente che usa la carta e gente che usa il tablet, classi on line e lezioni nei musei, libri, cineforum, robotica e programmazione, una comunità che si dà da fare con quello che ha.
Che è poco, pochissimo, e grazie alla BuonaScuola sarà ancora meno.

 

(*) No, non ce l’ho con loro. Sono furibonda, ma non ce l’ho con loro.

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3 risposte a ancora sulle chiusure lampo

  1. iomemestessa ha detto:

    Non andava a scuola. Stava nel sacco a pelo. Quello in cui è rimasto incastrato. Hai ragione a non avercela con loro. Altrettanto, però, ad essere furibonda

  2. lanoisette ha detto:

    Sottoscrivo.

  3. pensierini ha detto:

    Anch’io. :-<

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