il suo pensiero stesso le serviva da specchio

C’era questo giochino-da-social che consisteva nel trovare tre cose belle al giorno (o al mese? boh) e io lo vorrei fare, perché qui invece le cose si fanno vieppiù pesanti, e come mi fece gentilmente capire l’Uomo Mille prima di abbandonarmi per la via, chi passa la vita a lamentarsi alla fine rimane solo. Quella lezione, mi sforzai, e alla fine la capii – prova ne è il fatto che dopo n lustri stiamo ancora insieme (e comunque, sia messo agli atti, a lui ho rotto le palle solo per circa il 7% della nostra vita in comune. Per il restante 93% non ha nulla di cui lamentarsi. Credo).

Il fatto è che poi mi manca il tempo di tirare il fiato, e le cose belle se non te le annoti alla fine te le dimentichi pure.

Dunque, lunedì pioveva – niente a che vedere col resto del mondo, ma insomma bagnarsi alle sette di mattina, fare lezione coi piedi umidicci nei calzoni umidicci, infradiciarsi di nuovo per raggiungere la Studium Urbis, passarci metà del pomeriggio con un pacchetto di cracker rancidi nello stomaco, arrivare a casa affrontando il terzo sgrullone: a quel punto prima di mettermi a correggere gli esercizi dei virgulti  mi sono concessa una cosa su Zerocalcare di  Wired. Che poi, diciamo, non  è chiaro cosa una, tipo, signora (?) di mezz’età con figli adolescenti dovrebbe avere in comune con lui, ma c’è la città di mezzo. Rebibbia. Il quartiere. Il carcere. Ci sono entrata, una volta, una vita fa. Ci sono solo entrata, ma sono cose che non dimentichi. E poi Roma e le case, la gente che viene da fuori.  Insomma, questa la metto tra le cose belle di lunedì.

Ieri pure pioveva, e ho scoperto che il nuoto in pausa pranzo non fa per me. Primo, perché uscire da scuola quando finisco di fare lezione non è possibile. Cronometro alla mano, mi ci sono voluti venticinque minuti – di possounacosaancoraprof, di Grande Capo in vena di sfoghi, di riconsegna di registri e badge che sparisce proprio il giorno che vorresti fare in fretta. Morale, sono arrivata in piscina all’una e quaranta, dovendo essere di nuovo alle tre all’università. Ho pensato furbamente di mangiare mentre mi rivestivo, mentre mi scoppiava la madre di tutti i mal di testa – credo fosse colpa del sonno perduto nelle notti precedenti – ma mi sono arrivati n messaggi della maestra del minore, per una storia di giochi eccessivi e mani doloranti, e mentre cercavo di asciugarmi i capelli mentre rispondevo mi sono caduti i cracker. Pazienza, ho pensato: ma poi mi stavo addormentando tra la SPECT e la PET, insomma. E poi non so, io mi sento addosso la puzza di cloro, nonostante la doccia doppia, e avevo un compagno di classe così al liceo che ancora mi ricordo. Niente, la piscina è meglio in altri momenti, anche se è un mese che per un motivo o per l’altro ho tutti i pomeriggi impegnati. Di ieri archivio un incontro sulle scale del dipartimento con uno dei miei PreferitiSilenti. Ci sono i virgulti con cui leghi, e quelli che ti piacciono ma la cosa rimane sotto traccia, vuoi perché sono timidi, vuoi per altre mille ragioni. Questi sono i PreferitiSilenti, quelli che perdi di vista, soprattutto se cambi scuola. Vabbe’, lui si sta laureando, e io avevo gli occhi da procione per via degli occhialetti da piscina – che dovrei proprio cambiare, ma è stata una bella cosa.

Oggi archivio due cose decenti. La prima è uno dei virgulti nuovi, un tipo cupo e malmostoso che oggi, verso l’una e quaranta, è scoppiato a ridere su una derivata kappesima.  Fa sempre bene se qualcuno ride in classe. Dopo, era tutto una gara a chi trovava la funzione più assurda da derivare, e scusate se è poco.

La seconda è il minore dei minorenni, che oggi cercava poesie da imparare. Dopo un breve patteggiamento, durante il quale ha dichiarato che “c’è anche gente che porta Cappuccetto Rosso”, la scelta è caduta su un classico:

Al suo apparire, di tremanti topi
un fuggiasco squadron con piè leggiero
timoroso occupò tutti  i cunicoli,
ed ei, lungi scagliando il suo berretto
che appartenne a un uscier di Calahorra,
fece tremare il suolo,
promettendo la guerra a sangue e fuoco.

 

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15 risposte a il suo pensiero stesso le serviva da specchio

  1. the pellons' ha detto:

    A me piace molto avere la puzza di cloro addosso. 🙂

  2. ho sentito l’intervista a zero giusto ieri. io credo, con un po’ di retorica, che sia una delle più grandi menti della sua (nostra… 😛 ) generazione.

  3. roceresale ha detto:

    Io invece voglio sapere come si calcolano le percentuali, quelle là del quanto si rompe e quanto non han da lamentarsi. 😉

  4. LaVostraProf ha detto:

    Ho saputo che ZeroC è, anche, un po’ malmostoso. Ma resta il fatto che mi ha firmato un libro con la Cocca disegnata lìperlì, e che quando lo leggo penso: hai ragione!, oh, se hai ragione!, e credo sappia dire cose che vanno dette, e che abbia la capacità di infarcire le sue storie con certi particolari che ti fanno ridere, o pensare, o ricordare, anche se sul momento non c’entrano niente con la storia stessa e magari ti fanno distrarre.
    L’ultimo libro è a volte criptico, ma mi è piaciuto tanto.
    E io, oltre all’età, NON ho in comune nemmeno la città o Rebibbia (ma i cartoni sì, e certe merendine, e il “prendere impegni lontani nel tempo” e, argh, “la fascia oraria delle Bermuda”), e alla fine anche per me è una delle cose belle 🙂

    • ellegio ha detto:

      La Cocca lìperlì te la invidio molto 🙂 Sul resto, sono molto d’accordo, e credo che ci siano delle tavole, o storie intere, che dal momento in cui vengono pubblicate diventano in brevissimo tempo parte del vocabolario condiviso, il che è segno di grande capacità di guardare il mondo.

  5. lanoisette ha detto:

    anche io non ce la faccio ad andare in piscina in pausa pranzo… per me il nuoto è serale.

    • ellegio ha detto:

      Per me, troppo poco tempo a disposizione. Il mio nuoto è pomeridiano, quando trascino la truppa in piscina – come faccio da tempo immemorabile, ormai. Da quando erano nella pancia, insomma. Solo che quest’anno sembra impossibile…

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