Un grande dibattito diffuso

Se andate sul sito dedicato alla PiùGrandeConsultazione di tutti i tempi, quella organizzata dal Giovane Divino sulla BuonaScuola, vi potete  dilettare (bontà vostra) nell’analisi delle conclusioni delle decine (che dico: centinaia. Anzi, centinaia di migliaia) di dibattiti che hanno animato le patrie scuole dopo la pubblicazione del piano del governo.

Anche noi abbiamo partecipato.

Dapprima ci fu una circolare, una tra le decine che vengono sventolate da bidel collaboratori solerti che interrompono raffinate dimostrazioni di teoremi di analisi chiedendo firme perpresavisione. La circolare invitava tutte le componenti (le componenti saremmo noi prof, i virgulti, i genitori…)  a partecipare ad un incontro di approfondimento (?) sulla BuonaScuola.

Le componenti, incrociandosi nei corridoi nei giorni successivi, si chiedevano incuriosite
– Ma chi viene?
– Ah, roba del Ministero. Dicono.
– E chi l’ha chiamati?
– Niente, hanno telefonato loro dicendo che volevano venire. Dicono, eh.

Le componenti, sempre più perplesse e insospettite, si consultavano.
– Ma tu che fai? Ci vai?
– Eh. Magari sì. Cioè, penso che, come dire, ci tocca.
– Ah, io no. Io c’ho da fare.
– Eccerto. Io, invece, c’avevo giusto un pomeriggio che avevo già pagato la babysitter per andare dall’estetista ma m’ha dato buca…

Arrivava finalmente il gran giorno. Nell’aula magna deserta, navigavano con aria tra il dubbioso e lo scettico i seguenti personaggi:
– n. 3 genitori, figure istituzionali (vabbè, fate voi. Consiglio di Istituto, robe così)
– n. 5 prof, di cui uno continua a dire che è stato costretto. Funzione strumentale blindata, se il Grande Capo comanda, non può dire di no.
– n. 4 virgulti, tra cui AlunnaPreferita (A proposito, Prof, già che stiamo qui, che mi può spiegare un esercizio che non mi viene?)
– n. 1 comandato al Ministero, incaricato di guidare la discussione (sia mai che qualcuno dica qualcosa che non va) e impegnato a mettere sedie in circolo.

Gli spaesati chiedono a che servono le sedie in circolo, con l’aria di insinuare che tanto siamo quelli che siamo, magari ci sediamo un po’ come viene, no?
No.
Perché no?
Perché dobbiamo fare il fishbowl.
Ah.

E perché dobbiamo fare il fishbowl?
Perché così è più ordinato.
Ah.

Ma siamo tutti già ordinati di nostro, non potrem…
No. Facciamo il fishbowl.
Genitore 1 intanto smanetta sullo smartcoso, che lui c’ha delle cose in ufficio da finire, lavori da fare, intanto decidete voi.
Genitore 2 si allontana, dichiarando che tornerà tra poco.
Comandato guarda l’orologio, e chiede quando verranno gli altri.
I superstiti si guardano tra loro.
Non ci saranno altri. Siamo tutti qui.
Ma per fare il fishbowl bisogna essere in trenta.
Vabbè, magari facciamo a meno del fishbowl?
No, faremo il fishbowl quelli che siamo.
Genitore 3, col piglio tipico dell’uomo del fare, taglia corto. Ok, facciamo questo fishbowl, io mi metto al centro, forza.
E apre il tablet, che lui c’ha tutta la BuonaScuola a portata di mano.
Virgulto 2 dichiara che lei, soprattutto, non vuole i privati nella scuola.
Comandato intima l’alt. Fermi tutti, non così.
Tira fuori da una cartellina dei foglietti con i riassuntini.
Prima, dovete decidere l’argomento della discussione. Abbiamo preparato degli schemi per voi.
Prof. 2 dichiara che lei il piano l’ha già letto, i virgulti si accodano, gli altri prof idem. E se no, che ci siamo venuti a fare?
Sì, ma per il fishbowl serve decidere un argomento, dovete scegliere o l’alternanza scuola-lavoro oppure potete fare l’elenco delle qualità che servono per elevare il BuonProf della BuonaScuola dal grigiume della categoria.
Prof 3 diventa verde. Grigiume de che?
Il grigiume della categoria.
Grigio ci sarai.
No, io sono solo comandato. Ambasciator non porta pena, siamo dalla stessa parte della barricata.
Ma, veramente…
Prima che prof 3 esprima con la ricchezza e il colore che lo contraddistinguono quello che pensa delle barricate e delle parti, genitore 3 richiama all’ordine.
Prof 3 e prof 4, però, concordano che la cosa sembra assai una pagliacciata, fate senza di noi.
La tentazione di abbandonare la seduta per [puntatina al bar, che s’è fatta ‘na certa e non abbiamo neanche pranzato/pacchi di compiti da correggere/torneo di bridge/c’ho il cane da portare a spasso] assale tutti i presenti, nessuno escluso. I sopravvissuti ancora si chiedono chi gliel’ha fatto fare, di rimanere.
Comandato sottolinea che per una volta che siamo chiamati alla GrandeConsultazione, rispondere è d’obbligo.
Prof 1 ci prova: Ma se diciamo tuttotuttotutto quello che pensiamo, qualcuno ci ascolterà?
Comandato alza le braccia. Ambasciator non porta pe…
Virgulto 2 dichiara che lei, soprattutto, non vuole i privati nella scuola. Glielo direte al Giovane Divino?
Comandato la guarda inorridito, come se avesse visto per la prima volta uno scarafaggio che canta.
In questo momento storico le categorie pubblico e privato sono da ridiscutere. E comunque, dovete parlare del grigiume.

Vabbe’, alla fine s’è fatto ‘sto fishbowl.

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22 risposte a Un grande dibattito diffuso

  1. musicamauro ha detto:

    e ci lasci così, ai bordi dell’acquario, senza conclusione?
    (solidale con virgulto2) 😉

  2. Nuzk ha detto:

    Se i soldi spesi per mandare in giro i comandati li dessero alle scuole, sarebbe un gran bell’atto di intelligenza….ma si sa che questa, in alcuni ambiti, viene distribuita con parsimonia…

  3. Ornella Antoniutti ha detto:

    MY GOD!!!! E non dico altro. Ci devo meditare. Al momento mi pare di aver letto la sceneggiatura di un film demenziale.

    • ellegio ha detto:

      Se non fosse che poi tutto questo verrà spacciato per grande consenso alla BuonaScuola, sarebbe solo da ridere. Invece, purtroppo, mette i brividi.

  4. iomemestessa ha detto:

    Filmare tutto. E caricarlo sul tubo. Io non capisco. I virgulti filamno di tutto e poi ci fan perdere queste perle… In tutto questo, e più seriamente, Virgulto2, domani, sarà ciò che Comandato non sarà mai. Una cittadina. Siatene soddisfatti.

  5. lanoisette ha detto:

    ma che è, sto fishbowl? ‘na roba che centrano i Pink Floyd?

  6. fishbowl, brainstorming, briefing, etc etc. a noi è l’inglese a fotterci, a cominciare dalla pronuncia per finire a tutto ciò che proviamo a fare senza esserne competenti.

  7. pensierini ha detto:

    A noi tocca domani, durante l’assemblea degli studenti, ma senza il ministeriale, spero.

  8. LaVostraProf ha detto:

    Noi avremo una seratina con il nostro ex-Capo che spiega, l’assessore e altri due di cui non ricordo. Pensavo di non andare, ma a questo punto. Magari fanno il fishbowl anche a noi…

    (in classe abbiamo letto della digitalizzazione della scuola italiana, ma attraverso il BYOD. Sapete che cosa è? E’ interessante. i virgulsti si sono stravaccati sul banco dal ridere)

    • ellegio ha detto:

      Prof & Ornella. Si ride abbastanza amaro. La scuola è cambiata moltissimo, di fatto il byod per molte attività è una realtà – mica da oggi. Ma io insegno in una scuola in cui quelli che non hanno mezzi si contano sulle dita di una mano (vabbè, facciamo qualche mano). E non apriamo il file dei professori-2.0. Che sono perennemente alla rincorsa dell’ultima app, e si facessero mai mezza domanda su *cosa* stanno insegnando.

      • LaVostraProf ha detto:

        Io purtroppo sono in una scuola “di eccellenza”, dove tuttavia conto su una mano quelli che hanno (e hanno potuto portare) il tablet a scuola. Tieni conto che anch’io il tablet me lo sono appena comprato perché l’ho trovato (ultimo pezzo) a metà prezzo (meno di 70 euro), mentre cercavo un microfonino per le audiolezioni (3 euro, ma fa cagare); è un tablet della corsa ma basta per ciò che devo fare, e se avessi dovuto prenderlo questo mese (che ho una trattenuta sullo stipendio di più di 300 euro) ci avrei rinunciato e amen. Mica posso pretenderlo dai miei alunni (ne ho in classe ancora cinque i cui genitori non fanno nessun tipo di lavoro).
        Certo che leggere il documento sulla Buona scuola, arrivare al BYOD, e tradurre insieme agli alunni ha fatto sì che prima spalancassero la bocca e gli occhi, poi si guardassero tra loro e poi si mettessero a ridere (della serie: “nessuno può essere così stupido”).
        Loro, per il momento, non ridono ancora amaro, credo, ma certo che io insegno educazione civica, e dovrei passare la fiducia nelle istituzioni.
        Loro di istituzionale vedono me, la preside e il documento sulla Buona scuola.
        E’ una lotta che sembra persa.
        Io continuo, certo, quando sono in aula mi sembra che prima o poi ce la faremo. In altri momenti, invece, sono abbastanza… scazzata.
        Si può dire?

        • ellegio ha detto:

          Be’, sì che si può dire, fuori da scuola. Poi, uno quando la preside entra in aula fa finta di niente, proprio perché finché resta dentro l’aula c’è ancora l’illusione di potercela fare. Ma dura poco.
          Io sono in una scuola dove non credo che ci sarebbero grandi problemi se chiedessi ai ragazzi di portare il loro dispositivo, ma col passare del tempo mi convinco sempre più che invece è bene che ci sia un luogo in cui l’accesso alla rete è limitato e controllato. Ma questo è un altro discorso.

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