1954 Kukarkin (RWF)

Il fascino dei numeri a volte cattura persone insospettabili, innocenti impiegati delle poste che alzano gli occhi verso l’orologio digitale al centro della sala e vedono sempre la stessa ora, le 16:16 – numero diabolico, credo, o con lo zolfo cosa ci vogliamo fare?, tranquilli pensionati che leggono libri che si aprono sempre in corrispondenza delle stesse due pagine, 198 e 480 – la data della battaglia delle Termopili, allegri fanciulli che rimangono folgorati da insospettabili coincidenze – il prodotto tra il mese della tua nascita e il tuo numero di scarpe elevati al mese della tua nascita è uguale all’altezza iniziale in pollici della piramide di Cheope (cit.).

Ok, non sapevo cosa fosse 1954 Kukarkin. Nel 1954 è stato fondato il CERN. E poi? La regola era di non usare Wikipedia, ma  non c’è solo Wikipedia. Prima c’è gugol.

Dunque, gugolando  e sbirciando (senza aprirla!) la voce di Wikipedia, si viene a sapere che 1954 Kukarkin è un asteroide – e a quel punto è fatta, basta passare per il catalogo del JPL.

Gli asteroidi ho l’impressione che la gente li fili poco, voglio dire, con tante cose più interessanti là fuori a chi interessano quattro sassi? A parte Cerere.

Cerere, dal canto suo, ha una storia curiosa, anche sorprendente, e questa storia ha qualcosa a che fare con il fascino dei numeri. Ora, non c’è da stupirsi che i numeri irretiscano anche quelli che li maneggiano per mestiere, ci mancherebbe, anche perché le coincidenze a volte son proprio irresistibili. E’ così che all’inizio del Settecento una osservazione di David Gregory, matematico e fisico scozzese con parrucca boccoluta, sulle dimensioni delle orbite dei pianeti del sistema solare, rimbalzò qui e là per il continente, catturando l’attenzione di J.D. Tietz e J.E. Bode tanto da diventare la legge che porta il loro nome. Il fatto era che, mettendo opportunamente in ordine i pianeti, tra Marte e Giove sembrava mancare qualcosa. Ora, qual è il Dio che lascia buchi nella sua più meravigliosa creatura? Che senso aveva una pista vuota? Forse lasciare spazio per la corsa di un pianeta fantasma?

La cosa divenne ancora più intrigante quando, verso la fine del secolo, Herschel scoprì, per caso, Urano. La quale scoperta intanto gli fruttò un bel vitalizio, e poi aggiunse un elemento che si inseriva bene nella sequenza di Tietz-Bode – non riempiva il buco, era un elemento in più, ma pur sempre buono.

Tra il 1799 e il 1800, dunque, il barone Franz Xaver von Zach, astronomo di corte a Gotha, si diede da fare in giro per l’Europa per organizzare una pattuglia di “poliziotti del cielo”. Ad ognuno dei ventiquattro vigilantes era assegnato un pezzo di cielo da tener d’occhio, alla ricerca di corpi vaganti non ancora conosciuti. Nonostante gli sforzi della pattuglia, il primo asteroide – perché è lì che stiamo andando a parare –  fu scoperto, anche questo, per caso. Uno degli astronomi che von Zach e colleghi avevano deciso di coinvolgere nella ricerca era Giuseppe Piazzi, dalla valtellina a Palermo per amor del cielo, solo che s’erano scordati di farglielo sapere. Piazzi era uno che se andava in giro e incontrava, puta caso, uno che costruiva cerchi altazimutali (vietato consultare wikipedia!) gli rompeva le scatole finché non ne aveva ottenuto uno anche per sé. Col suo strumento, si era messo in testa di compilare il più grande catalogo stellare di tutti i tempi, e fu così che inciampò in un corpo che, per prudenza, spacciò per una cometa.

Solo che (detto in confidenza) “il suo non essere essa accompagnata da alcuna nebulosità e più il suo moto così lento e uniforme, mi ha fatto più volte cadere nell’animo che forse possa essere qualche cosa di meglio di una cometa”. Qualche cosa di meglio…

Non riusciva però a calcolarne l’orbita, ragion per cui ad un certo punto fece un pacco di tutti i suoi dati e li spedì in giro perché qualcuno ci mettesse mano. Caso volle che capitassero in quelle di un giovane di belle speranze e buona volontà.  Un tal Gauss, se il nome vi dice qualcosa.

Piazzi aveva scoperto Cerere.

Poco dopo Olbers scorpì Pallade, e a quel punto Herschel inventò il nome per chiamare i corpicini vaganti. Gli asteroidi erano entrati nella storia dell’astronomia. Nel frattempo, Olbers, a furia di guardare il cielo, cominciava a chiedersi perché fosse buio di notte, ché insomma di stelle ce n’è a volontà.

Centocinquantadue anni dopo, giorno più giorno meno, Asimov ci ambienterà uno dei romanzi che ancora hanno qualche speranza di strappare i ggiovani men-che-decenni dalle grinfie delle uii o delle pleistescion, Lucky Starr e i pirati degli asteroidi. E’ sottinteso che i ggiovani meno fortunati, quelli senza pleistescion, hanno maggiori probabilità di apprezzare le avventure di Lucky. Ma posso assicurare che anche i loro genitori potrebbero trovarne giovamento (tipo, io me lo sono scaricato in lingua originale, così faccio pure pratica, tiè).

Vabbe’, qui se cominciamo con le associazioni di pensiero non la finiamo più, ho scritto troppo e in questo webbeduepuntozero le cose di più di tre righe non si leggono più.

Chi vuole continuare il gioco trova qui il post di iome che m’ha tirato dentro, qui e qui le istruzioni, e può scegliere una delle voci a caso che qui elenco:

HD 93607

Altangerel Perle

Plabennec

Alpinia Officinarum

Buon divertimento.

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16 risposte a 1954 Kukarkin (RWF)

  1. gaberricci ha detto:

    Hai capito in tutto e per tutto lo spirito del gioco:-). E, se vuoi saperlo, a “Piazzi aveva scoperto Cerere” ho sentito un piacevole tremito percorrermi: scopo di questo gioco è suscitare meraviglia, e possiamo solo immaginare la sua, di fronte a quel corpo celeste di cui non riusciva a determinare la natura. Per non parlare di Olbers e del suo paradosso.

    • ellegio ha detto:

      Fare una scoperta, ma anche solo intuire qual è la strada giusta per arrivare a un risultato importante, sono esperienze che segnano. Una volta provate, non si dimenticano, e riuscire a darne un’idea è di grande soddisfazione 🙂 Mi fa piacere di essere riuscita a stare al gioco.

      • gaberricci ha detto:

        Diciamo che il gioco è liquido: ognuno può interpretarlo a modo suo, purché i risultati finali siano:
        1. una perdita di tempo :-);
        2. una sensazione di meraviglia suscitata in chi legge.
        Ti assicuro che il secondo risultato ti è riuscito splendidamente.

        “Piazzi aveva scoperto Cerere” is the way! 🙂

  2. ildiariodimurasaki ha detto:

    Ah, il mio campo e’ tutt’altro e a giocare non ci provo nemmeno (o magari domani sera, chissà). Ma il post era interessantissimo e mi è piaciuto davvero tanto, grazie davvero ^__^

  3. Nuzk ha detto:

    Bello questo post! Avrei continuato a leggere….

  4. iomemestessa ha detto:

    Un post veramente bellissimo. Mi sono incantata a leggerlo. Grazie, ellegio.

  5. pensierini ha detto:

    Secondo me, la scoperta di Nettuno fu ancora più esaltante, perché venne prevista per via teorica prima ancora di essere osservata.
    Feynman la descrive da par suo: « Quando una legge è giusta, essa può essere usata per trovarne un’altra. Se noi abbiamo fiducia in una legge, e qualcosa sembra essere sbagliato, essa può suggerirci un altro fenomeno. […] Giove, Saturno e Urano erano i più grandi pianeti allora conosciuti, e fu calcolata la piccola differenza dell’orbita reale dell’ellisse perfetta di Keplero, causata dall’attrazione degli altri pianeti. Alla fine dei calcoli e delle osservazioni fu notato che Giove e Saturno si muovevano secondo le previsioni, mentre Urano faceva qualcosa di bizzarro. Un’altra occasione in cui le leggi di Newton avrebbero potuto esser colte in fallo; ma coraggio! Due astronomi, Adams e Leverrier, che fecero questi calcoli indipendentemente e quasi esattamente nello stesso tempo, suggerirono che il moto di Urano fosse dovuto a un pianeta non ancora visto, e scrissero lettere ai rispettivi Osservatori dicendo: “Puntate il vostro telescopio, guardate là e troverete un pianeta”. Disse uno degli Osservatori: “Assurdo, questo tipo se ne sta lì con carta e matita e viene a dirci dove trovare un pianeta nuovo”. L’altro Osservatorio era più… beh, l’amministrazione era diversa, e trovarono Nettuno! »
    (Richard Feynman, La legge fisica, 1965)

  6. bianconerogrigio ha detto:

    Ho scelto “Buon divertimento” ma è dura … 🙂 (il tuo post mi ha fatto perdere due ore di sonno perché sono andato a visitare tutti i link e sono corso a vedere se avevo ancora la Trilogia di Asimov in libreria).

    • ellegio ha detto:

      Dici la trilogia di Lucky Starr oppure il ciclo della Fondazione? Ne lessi tanti, di romanzi di Asimov, che alla fine mi venne un po’ a noia, chissà com’è rileggerli ora a distanza di tanto tempo. Buon divertimento, allora 🙂

      • bianconerogrigio ha detto:

        Quelli della Fondazione e poi ho riscoperto, impolverati, tutta una serie di racconti brevi che comprai chissà quando ai tempi dell’avanti e indietro nella maratona per l’università a Milano. Preistoria …

  7. più vi leggo e più penso di aver fatto una gran cosa a cogliere la palla al balzo di gaberricci! bellissimo!
    (la pagina di wikipedia di giuseppe piazzi non ha mai avuto tante visite come in questi giorni, credo) 😛

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