Houston

Il primo pomeriggio in tre settimane che tiro il fiato. Cioè, che finito l’orario dico no, grazie – sto male, tossisco, sputacchio, magari è Ebola, chissà – e me ne torno a casa. Sì, vabbè, prima la spesa, ma poi approfitto della casa insolitamente vuota (marito con tutore che porta alcuni figli a suonare, altri che restano a scuola il pomeriggio) e mi metto a leggere. A leggere delizie trigonometriche, prima che pensiate male.

E leggo ricordi di scuola – uno che racconta che il suo prof di matematica era bravissimo, ne aveva un vero terrore – e dalle righe salta su tutta l’ammirazione per questo insegnante, ormai cenere. Dio, se penso la fatica con cui sopravvivo alle lezioni con i casinisti, quasi mi vien da piangere. Quest’anno li trovo proprio impegnativi, un po’ è che sembra che d’estate abbiano dimenticato tutto quello che avevano faticosamente imparato l’anno scorso, un po’ è che le condizioni ambientali sono pessimissime – alle otto di mattina in aula sfioriamo i trenta gradi, non ci sono tende, se teniamo aperta la porta, sbatte ogni due minuti, e poi quelli dei primi banchi stanno lì a fare ciaociao alle bimbe che ondeggiano per il corridoio, insomma un disastro.

Inoltre quest’anno con loro faccio sia matematica che fisica, e mi ritrovo a mettere un sacco di toppe ai buchi dell’anno passato, e ci sono giorni che alla fine li vedo stremati che mi guardano con gli occhioni – prof questa cos’è? mi sembra algebra ma anche geometria e però eravamo partiti da un problema di fisica, allora è tutto mescolato? Eh, sì. E stanno sempre a chiedere, e mi portano come trofei certi grafici sul cartoncino 50 x 70, che poi non so più dove mettere tutta questa roba, e sono in arretrato di una settimana con le correzioni. E a me sembra che stia venendo fuori una buona cosa, ma il rumore, a scuola,  è troppo.

E’ troppo, e  a volte vorrei incutere un po’ di sano terrore per avere più di due nanosecondi di silenzio consecutivi, dato che la novalgina mica me la danno gratis. Non servono le note, non servono nemmeno i votacci – quando arrivano i votacci è tutto un affanno per rimediare. Ma rimediare, per i casinisti, è una cosa che in un modo o nell’altro produce rumore.

L’altro giorno ci sono state le elezioni dei rappresentanti degli studenti, ed è stato eletto CadoDalPero. Che è sveglio e divertente, per carità, ma a volte lo strozzeresti. Tipo quando spieghi con voce pacata il lavoro che stiamo per fare, e lui – al primo banco – ti guarda, annuisce, annota, eppure, ti ci puoi giocare quello che vuoi, sta pensando ad altro. E, appena hai finito – Prof, non ho capito una cosa…
E’ sempre quello che l’anno passato, in prima, mi ha coinvolta in un esilarante gioco di prestigio davanti a tutta la classe, mentre lo stavo interrogando sulle illusioni ottiche. Cioè, uno che ti arriva sotto la spalla. In prima. Io a uno così metto dieci. E incrocio le dita.

– Prof, mi sono informato per quegli scaffali che voleva.

– Prof, le prometto che presto avremo altri cestini.

– Prof, come rappresentante eletto, mi fermerò io a pulire l’aula alla fine delle lezioni.

 

Io spero sempre in un miracolo.

sist

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Houston

  1. tuttotace ha detto:

    Come mi piacciono i racconti di voi Teacher blogger. Spaccati memorabili, sempre.

  2. LaVostraProf ha detto:

    Dimmi che x e y te li sei trovati scritti alla lavagna 🙂

  3. pensierini ha detto:

    Come ti capisco. Minori di tre a volontà. 😉

I commenti sono chiusi.