milioni di milioni

Insomma, tra corsi sul CLIL e test d’ingresso, pomeriggi a discutere di massimi sistemi e riunioni becere, sono arrivata a metter su tutti i corsi in piattaforma solo oggi pomeriggio. Poi, a dire il vero, mi sono persa a preparare una cosa per i grandi, e dopo cena ero lì che pensavo come abbellire la classe virtuale dei piccoli.  Mentre  stavo decidendo cosa fare di questo filmato, è arrivato il non-più-nano.

– Non riesco a dormire.

– Leggi qualcosa.

– Ho già letto.

E intanto si era già intrufolato tra me e la scrivania, quasi in braccio.

– Vabbe’, resta qui un po’ che ci vediamo insieme ‘sta roba.

– …

– …

– Fico!

– Eh, già.

– Ma io pensavo che la Terra fosse milioni di chilometri!

– Ma no, è  più piccola.

– …

– …

– Ma come hanno fatto?

– Come hanno fatto cosa?

– Come fanno a dire quanto è grande l’Universo se nessuno può andare così lontano?

 

Ecco, sono quindici anni che aspetto che qualcuno a scuola mi faccia questa domanda.

 

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29 risposte a milioni di milioni

  1. ildiariodimurasaki ha detto:

    Non so perché, ma a quella di Lettere la fanno spesso. Cosa potrebbe rispondere, la poveretta? Cosa si risponde, in questi casi? Cosa prescrive, il galateo scientifico, di più esauriente di “So’nasegaio”?

  2. LaVostraProf ha detto:

    Attendo anch’io fiduciosa con Murasaki una risposta da rigirare ai virgulti.
    (ma complimenti al piccolo, figlio di cotanta madre 😉 )

  3. patriziavioli ha detto:

    Son soddisfazioni!!!

  4. ildiariodimurasaki ha detto:

    Sì, sì, complimenti anche da parte mia, si capisce 🙂

  5. ellegio ha detto:

    Ma no, complimenti di che? 🙂

  6. ellegio ha detto:

    Che i virgulti chiedano prima mi solleva, vuol dire che quando arrivano da me, almeno, a qualcuno hanno già chiesto.

  7. anonimosq ha detto:

    Chi insegna geografia, avendo dato l’esame di geografia/cartografia/nonsocomesichiami (mia sorella lo diede ai tempi, spero abbia ancora il fantastico libro con tutto sulle carte geografiche) all’Università dovrebbe un po’ saperlo, oppure sentire il dovere di informarsi.
    Per non dire che all’ultimo anno di Liceo si dovrebbe fare (un tempo si faceva) geografia astronomica, ma sarebbe solo rinfocolare una polemica sui Licei etc.
    Una fisica, con un pelo di interesse all’astrofisica, sarebbe perrfetta quasi quanto un’ astronoma per rispondere al quesito. Ma la risposta la so anch’io che faccio il chimico…

    Anonimo SQ

    • ellegio ha detto:

      Geografia astronomica nel liceo si fa ancora, però in primo. E non voglio commentare questa cosa, dato che non ha alcun senso. Poi, geografia astronomica la insegnano gli insegnanti di sciente, che sono biologi, o cose così.

      • Anonimo SQ ha detto:

        Se è per questo, ne conosci uno che insegni chimica e che sia laureato in chimica ?
        Non ti dico, ma ti immagini, cosa mi tocca vedere quando vado ad aiutare qualche figlio di amici in difficoltà con la chimica alle superiori. Quando va bene, e dico sul serio, gli fanno un po’ di stechiometria.

        Anonimo SQ

  8. ildiariodimurasaki ha detto:

    Noto però che la risposta che sapete tutti nessuno ce l’ha ancora data 🙂
    (ho fatto geografia astronomica al liceo ma nessuno mi ha parlato dell’infinito. Ho fatto geografia all’università, ma mi hanno fatto studiare le cartine topografiche, che con l’infinito non hanno molto a spartire. E no, non mi sono mai posta la domanda. E’ il tipo di domande che non mi ha mai turbato)

  9. Anonimo SQ ha detto:

    Allora, Murasaki, abbozzo la risposta (multipla).
    Posto in chiaro che l’Universo non sembra essere infinito (non è lo spazio della geometria euclidea), come si misurano le distanze dipende appunto dalle distanze in gioco:
    1. se la distanza è piccola (stelle “vicine”) va bene il metodo della parallasse, con base il diametro terrestre, oppure l’orbita terrestre. In sostanza, una roba tipo teodolite e trigonometria per misurare l’altezza delle montagne.
    2. se la distanza è più grande (per dire, stelle nella galassia), si può avere un’idea più o meno precisa dalla misura della luminosità misurata della stella (che dipende dalla distanza) confrontata con la luminosità intrinseca della stella, che può in qualche modo essere stimata dal tipo di stella ovvero dalla sua temperatura superficiale, grosso modo, e dal suo tipo di spettro di emissione.
    E’, come in tutti i casi salvo il primo, una luminosità stimata.
    3. il metodo delle Cefeidi, stelle variabili il cui ciclo di variabilità si è scoperto essere legato da una relazione abbastanza preciso alla luminosità intrinseca: dal confronto con la luminosità misurata si risale alla distanza. Va bene, per esempio, per misurare la distanza delle galassie più vicine, quelle nelle quali si possono distinguere le singole stelle. Fui grazie a queste stelle che si dimostrò negli anni ’30 che Andromeda era una galassia esterna alla Via Lattea.
    4. Il metodo del “red Shift”: tra gli anni ’30 ed i ’40, proprio grazie alle prime misure di distanza delle galassie vicine ci si rese conto (Hubble) che esisteva una relazione abbastanza precisa tra la velocità di allontanamento delle galassie e la loro distanza (maggiore velocità=maggiore distanza).
    5. il rapporto tra velocità e distanza viene “tarato” su “candele standard” che sono in realtà le esplosioni di supernova, ovvero esistono pochi tipi di supernove, che hanno sostanzialmente la stessa luminosità intrinseca tra tipi uguali. Quindi dal confronto tra luminosità intrinseca e misurata etc etc.
    6. per oggetti a distanze realmente “cosmologiche” (miliardi di anni luce) si va, credo, da stime basate sul “red shift” al confronto con la luminosità di quasar di “red shift” analogo. Ma su questo sono scarso di info, correggetemi se sbaglio. Credo che con questo sitema si sia arrivati ad oggetti distanti attorno alla decina di miliardi di anni luce, il che vuol dire quando l’universo era nato relativamente da poco.

    Questo è quello che so. Accetto correzioni e aggiunte !

    Anonimo SQ

  10. ellegio ha detto:

    Se uno ci pensa, la domanda “come faccio a sapere quant’è lontano” comincia prima. I virgulti leggono sul libro che le distanze si misurano col metro, che una volta era una sbarra custodita al Bureau international des poids et mesures a Parigi, ma noi ne avevamo una copia a Torino (cioè, veramente noi che siamo di Roma come facevamo?) e ora è una roba che ha a che vedere con la luce che viaggia nel vuoto. Che già per spiegare che la luce viaggia, e nel vuoto va più veloce, ma non può andare alla velocità che vuole, è un po’ un casino, se ci pensate. Cioè, bisogna dare tutto per buono.
    Ma insomma, posto che le distanze si misurano col metro e che noi sappiamo come procurarci il metro – ché in fondo basta andare dal cinese qui sotto e te ne procuri un tot, tanto se aspetto che il responsabile del laboratorio di scuola faccia l’acquisto posso anche mettermi l’anima in pace (il motivo è che il FIS è ridotto quasi a zero, e uno che fa il responsabile del laboratorio prende sì e no venti euro l’anno, e per questa cifra certo non si scomoda a fare anticamera con ds e dsga per farsi comprare il materiale, quand’anche avessimo i soldi per quello – avremmo i soldi degli studenti, ma s’è deciso di pagarci i corsi di recupero, ma questo è un inciso, e infatti sta tra parentesi), ecco: come faccio a sapere che da qui a, mettiamo, Viterbo, ci sono tot km?
    – Come misuro la distanza tra Roma e Castelgandolfo?
    – Col metro!
    – E tra Roma e Milano?
    – Col metro!
    Ecco, voglio vedere voi col metro a farvi tutta la strada da qui a Milano. Ché non si può neanche prendere l’autostrada, bisogna andare dritti.


    (Ma come si va dritti sulla Terra, che è una palla?)

    A questo punto, qualcuno comincia a odiarmi.

    • pensierini ha detto:

      Io no di certo: continua pure. 🙂

    • Anonimo SQ ha detto:

      LGO, bisognerebbe anche dare qualche info sul concetto di errore, e sulla sua accettabilità, cosa che non è certo di dominio comune, neppure fra chi ‘ste cose dovrebbe conoscerle.
      [Ricordo anche una lunga e feroce discussione col mio capo, che dall’alto della sua conoscenza della teoria degli errori (ulteriore inciso: la distribuzione gaussiana dell’errore induce molti a pensare che qualsiasi fenomeno DEBBA possedere una distribuzione gaussiana) sosteneva che lo sbarramento al 2/3 % dei partiti alle elezioni era insensato perchè comunque rientrava nell’errore statistico delle elezioni stesse, come se ci fossero, alle politiche generali, un milione/milione e mezzo di schede malcontate (“tanto si sa che in seggio, se le conti tre volte, ottieni tre risultati diversi”: non aveva mai fatto lo scrutatore, ovviamente)].
      Fra Roma e Milano se la fai tre volte trovi davvero tre numeri diversi, a seconda delle corsie che tieni. E poi, Milano dove ? e Roma dove ? E come con le altitudini delle città o delle montagne : a me viene sempre da chiedere se le han misurate con l’alta o con la bassa marea o rispetto al medio mare (col GPS fisso si misurano al cm, se si vuole, e si vede la Terra “respirare” ciclicamente).

      Anonimo SQ

      • ellegio ha detto:

        Quella è una cosa che si dovrebbe fare, io perlomeno ci passo buona parte del primo anno, facendo misurare questo e quello. Sperando che qualcosa resti …

        Questa del GPS me la segno, grazie 🙂

        • Anonimo SQ ha detto:

          Me la raccontava anni fa uno del CNR Grandi Masse. In sostanza, notavano una regolare oscillazione delle misure di geolocalizzazione, se ben ricordo si alzava e si abbassava regolarmente di una decina di centimetri un sensore “ancorato”. Non seguiva perfettamente il ciclo delle maree, più probabilmente era una frequenza generata dall’effetto di marea della Luna, ma anche con una componente propria di risonanza della crosta, almeno in quel sito. Curioso, no ?

          Anonimo SQ

          • ellegio ha detto:

            Dove lo registravano?

            Chissà se uno può recuperare online le misure e magari confrontarle con quelle analoghe fatte a casa. Magari con una app per smartphone.

  11. LaVostraProf ha detto:

    E aggiungiamo che alla scuola media geografia (fisica, politica, economica, astronomica) la insegna quella di lettere…
    (ma grazie per le spiegazioni, ora le rileggo con calma, soprattutto il punto “l’universo non è infinito”, perché mi viene da chiedere: e dove finisce cosa c’è?)

    • ellegio ha detto:

      Be’, quello che noi possiamo fare è “guardare” fino a 14 (13,7) miliardi di anni luce, perché la velocità della luce non è infinita. In realtà non è neanche questa la distanza giusta, perché c’è di mezzo la relatività e il fatto che l’universo si espande. Ma il concetto è che c’è un limite oltre il quale non andiamo. Possiamo (non io, ovviamente) formulare teorie, e anche sbizzarrirci.

      • LaVostraProf ha detto:

        Questo lo capisco di più. C’è un limite PER NOI, non per l’Universo, quindi?

        • Anonimo SQ ha detto:

          Cara prof, ti ricordi quando il prof. di filosofia parlando di Kant ci diceva che lo spazio ed il tempo sono condizioni a priori della conoscenza ?
          Beh, pare proprio che la presenza della materia sia una condizione a priori della esistenza dello spazio e del tempo: fuori di dove c’è materia non ci sono nè spazio nè tempo, per cui il problema di dove finisce l’universo si elimina da sé.
          A parte, poi, che magari è vera la teoria del multiverso …
          Comunque, sul sito della NASA (o su EarthSky.com ?) oggi ho trovato la statistica: praticamente la materia ordinaria (atomi etc) è solo meno del 5% dell’Universo, il restante è materia oscura ed energia oscura (cosa questa sia mi è oscuro) per cui le cose son molto diverse da come appaiono ai nostri sensi, per quanto espansi dagli strumenti tecnologici.
          Insomma, quando Shakespeare scriveva ” Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” (Amleto) c’azzeccava più di noi…

          Anonimo SQ

          • LaVostraProf ha detto:

            Io e la filosofia (complici i miei professori di liceo) siamo due cose divergenti dalla faccenda di Achille e la tartaruga.
            Mi piace la storia dell’energia oscura e mi andrò a rileggere Shakespeare (vedi che a volte ‘sti letterati…)

          • ellegio ha detto:

            Spero di semplificare senza dire troppe fesserie. Diciamo che strutture tipo le galassie sono tenute insieme dall’attrazione gravitazionale, un po’ come nel sistema solare i pianeti sono legati al Sole. Solo che i conti non tornano, per esempio nelle galassie le stelle ruotano attorno al centro con una velocità maggiore di quella che si può calcolare stimando la massa della galassia. Conclusione: c’è della roba che si comporta come massa (cioè interagisce gravitazionalmente) ma non riusciamo a “vedere”. A questa roba è stato dato il nome di materia oscura. Anche l’energia oscura è il nome dato a qualcosa che finora non si spiega, che è legato al fatto che l’universo si espande più di quello che dovrebbe. La sua velocità di espansione sta aumentando, e non diminuendo come uno si aspetterebbe per via dell’attrazione gravitazionale. Quindi ci dev’essere qualche forma di energia, che non conosciamo, che fa questo lavoro di accelerare. Energia oscura.
            Shakespeare era un grandissimo.

  12. ogginientedinuovo ha detto:

    Ho preparato té e biscotti, dato che l’ultima parola che ho capito è “metro”. Volete?
    Siete grandi! Mai capito ‘na mazza, io.

  13. Ornella Antoniutti ha detto:

    Questo è senz’altro un blog interessantissimo! Ma già si sapeva. Ho condiviso il video sulla mia pagina di FB , così me lo riguardo con calma .

  14. Ornella Antoniutti ha detto:

    Guarda, carissima , da quando ho iniziato la “navigazione” , blog ne ho visitati tanti, post letti moltissimi. Tra i preferiti da visitare più o meno quotidianamente ( anche se non sempre intervengo a commentare) ne ho conservati tre, e tu sei uno di questi.

    Un abbraccione.

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