Egnatia Odos – 1

Questo ultimo è il primo viaggio lungo che ho fatto con il mio smartcoso personale. Avrei potuto aggiornare il blog regolarmente, in effetti, o quasi, ma ogni volta che un uaifai ci collegava al resto del mondo, incappavo in guerre e distruzioni, e in effetti uno non ha tanta voglia di raccontare cose minime sotto l’elenco dei morti e dei feriti.

Non che adesso sia meglio, eh. Ma un paio di cose belle sono successe lo stesso, quindi.

Il mio primo ricordo infantile è un bagno in un mare nerissimo con i miei cugini in quel di Itea, mentre i miei genitori erano a Creta. Avevo due anni. A Creta ci sono poi andata con A, un’estate che egli pensò bene di cadere dalla moto pochi giorni prima di partire, e ci ritrovammo col suo braccio infetto e purulento a Heraklion. Andò bene, e il viaggio resta nelle cronache familiari come quello in cui utilizzammo il maggior numero di mezzi di trasporto (aereo, corriere, barche, bici, motorini affittati, piedi – compreso il trekking alle gole di Samaria a tempo di record, e una scalata solitaria sull’altopiano di Lassithi, uno dei giorni della mia vita in cui ho più sofferto la sete).

In Grecia sono tornata diverse volte, con i miei genitori soprattutto, poi per diverse ragioni l’avevamo sempre scartata come meta vacanziera. L’idea, questa volta, era di riposarci un po’ al mare, evitando le isole – che uno ci si sente un po’ in prigione – e tornare a Istanbul. Portare la nostra automobile ci avrebbe permesso di risparmiare e spostarci con facilità – ché ormai il mare è una cosa che va bene per i giovani di casa, ma noi dopo un po’ ci rompiamo un tantino le scatole, a dirla tutta.

Vabbe’. Tra l’arrivo a Brindisi e lo sbarco a Igoumenitsa sono passate – tra incazzature sentite e sincere preoccupazioni – ventiquatt’ore. Per una traversata che di norma ne richiede sette-otto, non male. Sulla strada per Kastraki, prima tappa in posizione strategica per la visita alle meteore, il tempo di rendersi conto che ci nidificano le cicogne, ha cominciato a piovere, e si è fracassato il tomtom nuovo (ma n’era mejo la cartina, come abbiamo sempre fatto? E infatti…).

Il giorno dopo è andato meglio.

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17 risposte a Egnatia Odos – 1

  1. the pellons' ha detto:

    Uh. Quanti anni fa alle Meteore: il mio primo viaggio vero, avevo 12 anni. Bello.

    • ellegio ha detto:

      Io, la prima volta che ho visto le Meteore, ero un po’ più grande. Ma non le ricordavo così belle, perché pioveva a catinelle…

  2. anonimosq ha detto:

    Che famiglie fortunate: noi, il massimo è stato un epico viaggio a Tropea a casa del nonno (1967), per il resto montagne in una frazioncina di Agordo (ma anche Baglioni ci andava !), a 100 Km da casa.
    Anonimo SQ

  3. Ornella Antoniutti ha detto:

    Dimenticato il famoso giro Orvieto, Todi , Cascata delle Marmore, Ancona….. Forse era il 1970 ? Comunque concordo, famiglie fortunate.

  4. Anonimo SQ ha detto:

    Effettivamente, l’ avevo scordato : era stato così breve, sorella ! 5 giorni ?

    Anonimo SQ

  5. ellegio ha detto:

    Voi come figli o voi da adulti? Io, quand’ero bambina, un po’ invidiavo quelli che tutte le estati andavano nello stesso posto, con gli stessi amici, nella stessa casa. I nostri viaggi sono stati sempre molto poveri e avventurosi, si partiva in tenda e non si sapeva mai come andava a finire…
    Ora è tutto molto più facile.

    • Ornella Antoniutti ha detto:

      Diciamo che i primi anni anche arrivare a Taibon Agordino era un’avventura: treno per Treviso , cambio per Montebelluna , cambio per Sedico – Bribano, pulmann da Sedico a Agordo attraverso la valle del Cordevole . Quando ai primi del Novecento i rari viaggiatori partivano da Agordo per Belluno, prima facevano testamento, un po’ per timore dei briganti, molto perchè era tanto ripida e stretta la gola a metà valle , che molte carrozze finivano nel Cordevole sottostante. La prima volta che la percorremmo, all’inizio degli anni sessanta, non era cambiata di molto. Passammo molte buie gallerie, e alla fine aspettammo almeno un’ora il bus per Taibon. L’ultimo chilometro lo affrontammo a piedi, fino alla frazione di Forno di Val, dove era la casa della mitica signora Emilia. La strada era ancora sterrata e priva di illuminazione. La sera al tramonto le mucche uscivano da sole dalle stalle e andavano ad abbeverarsi alla fontana eretta nel 1920 o giù di là . Poi col calare del buio, inevitabilmente, tutti a nanna. Con doppia coperta, ché a quei tempi, in montagna, anche a luglio le notti erano fredde.

  6. fughetta ha detto:

    traghetto Bari – Igoumenitsa, gita in Grecia di terza liceo. Io e la mia amica Rosa sul ponte a guardare l’alba, mentre le mie compagna di classe dormivano di sotto.
    E niente, son passati un bel po’ di anni, ora che ci penso… (ma che posto, la Grecia!)

    • ellegio ha detto:

      Ehi! E io che in tutto il liceo ho fatto solo una gita a Positano?

      Se potessi tornare al liceo, la vorrei fare in bici, la Grecia 🙂

      • fughetta ha detto:

        eh, ma mi sa che comunque non siamo proprio della stessa generazione! 🙂 Comunque a Positano io non ci sono ancora stata, ecco.
        All’epoca la nostra scuola aveva una buona fama presso gli alberghi e le gite erano sempre filate lisce. Però ricordo proprio in Grecia il giorno della nostra partenza da Tolo l’arrivo caotico e scombinato di un paio di classi (ahimè, italiane). Nel giro di 5 minuti c’era chi si spenzolava dai terrazzi salutando quelli del piano di sotto a gran voce, chi correva su e giù per le scale, gente che piangeva nell’atrio perchè non era stata messa in camera con chi voleva, professoresse che cercavano di consolare, professori che gridavano cose incomprensibili (probabilmente intimavano di fare silenzio per non disturbare i villeggianti) e autisti accaldati che trascinavano valigie imprecando sottovoce. Uno di quei momenti in cui di solito si fa finta di non capire la lingua…
        Noi la facemmo lenta e lunga perchè il prof che la organizzava era dell’idea che la dimensione del viaggio fosse anche nel trascorrere del tempo: non voleva che in un’ora passassimo dalla caciara di un aeroporto all’altro. La lunga discesa per l’Italia, la traversata, i peregrinaggi in corriera con soste a volte in paesini piccoli, le cene in albergo che erano TUTTE uguali. Gli alberi di arance a Sparta. Un anno si beccarono la neve. La bici penso che gli sarebbe piaciuta, come idea!

        • ellegio ha detto:

          No che non siamo della stessa generazione, fortunatamente per te 🙂 Ma questo spenzolarsi, questi schiamazzi, i pianti di protesta… non è cambiato quasi nulla!

  7. melchisedec ha detto:

    Che meraviglia! E che foto!

  8. pensierini ha detto:

    Niente escursione sul Monte Athos, vero? Le Meteore le ho visitate, mi resta la curiosità di quello.

    • ellegio ha detto:

      Per entrare bisogna pensarci mesi prima, e comunque che io sappia possono ancora solo gli uomini. Mio padre e mio fratello un anno ottennero il permesso 🙂

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