Ricordo – o sogno? – un prato di velluto

Gli esami anche quest’anno sono finiti. Il tipo, lì, mi ha tenuto stretta fino alla fine, ma la conclusione è stata quasi imbarazzante. A pacco chiuso, quando la ceralacca cominciava appena a raffreddare, ci siamo salutati.
I commissari esterni sono stati affettuosi, ci siamo baciati scambiandoci auguri.
E allora anche il presidente s’è avvicinato sporgendo il muso, ho dovuto dovuto dovuto accettare un commiato amichevole, ma non ci sono riuscita fino in fondo, e sono rimasta senza parole. Pochi secondi di gelo, che spero tutti abbiano dimenticato in fretta.
Che poi i ragazzi per fortuna non sanno tutto quello che brulica dietro le quinte. Per fortuna.
Trascinata dai ricordi di iomemestessa, ho provato a rimettere insieme quello che resta del mio esame di maturità.
Poco, a dire il vero.
Italiano come prima prova, un lunghissimo tema storico che credo nessuno abbia avuto il coraggio di leggere.
Matematica come seconda, un compito piuttosto facile. Mi avevano messo il banco proprio sotto la cattedra dei commissari, ricordo – questo sì – che non mi hanno perso di vista un solo secondo. Impossibile passare il compito a qualcuno.
Degli orali non ricordo quasi nulla. Avevo avuto l’intuizione per le materie: dato che interrogavano quattro persone al giorno, e a due di queste cambiavano la seconda materia, avevo pensato bene di portare per prima storia, in cui avevo, credo, nove, e scienze, in cui avevo dieci, per seconda. Quindi a me non cambiarono la materia, però mi trovai nei guai lo stesso perché l’avevo studiata sempre poco, e mi toccò fare notte la notte prima per ripassare tutto. Non ricordo neanche cosa mi chiesero, in ogni caso si complimentarono molto.
Per i nostalgici del tempo che fu, niente a che vedere con gli esami che si fanno ora (terza prova scritta, orale su tutte le materie…). Chissà come sarà l’anno prossimo, quando tutto dovrebbe cambiare.
In ogni caso, i miei anni di liceo sono stati belli. Insomma, se bello è non avere nulla da fare, se non coltivare amicizie, leggere fino allo sfinimento, innamorarsi ripetutamente e gravissimamente, e scoprire di essere ricambiata. Di quegli anni lì, è vero, ho conservato solo pochi ricordi e un marito: non ho rivisto più quasi nessuno, ma non ho mai neanche fatto passi per. L’estate della maturità i miei ci trascinarono in una fallimentare vacanza in Bretagna, durante la quale presero la decisione definitiva di separarsi. Pioveva sempre.
Al ritorno accantonai definitivamente l’idea di iscrivermi a Medicina, perché credevo che per una sana vita di coppia fosse necessario che ciascuno avesse i suoi spazi privati – e perché forse non ero così convinta della scelta, diciamolo.
Fisica è venuta fuori un po’ per caso, come tutte le belle avventure.
Ma questa è un’altra storia.

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11 risposte a Ricordo – o sogno? – un prato di velluto

  1. the pellons' ha detto:

    Che bella storia!

  2. bianconerogrigio ha detto:

    Più o meno così. Solo che io non ho rimediato un marito … 🙂

  3. pensierini ha detto:

    Io, di sicuro decenni prima di te, portai all’orale fisica e tedesco, perché tutti volevano italiano o filosofia. Il mio libro di fisica fece ‘crac’ quando lo aprii la prima volta, ad aprile o maggio, per dirti come l’avevo studiata fino ad allora. Era la seconda edizione del PSSC, figurati, mai usato nel triennio dal prof somaro, e fu l’apertura di un mondo. Lessi il Jay Orear e mi innamorai.

  4. iomemestessa ha detto:

    Io in fisica mi fermai alla prima lezione: moto circolare uniforme. E, si, gran bella storia.

  5. Pingback: Notti dopo | Slumberland

  6. roceresale ha detto:

    Comincio a pensare che essere stati benissimo al liceo sia il principio dell’essere disadattata ora.
    Parlo di me, ovvio.
    Fisica che arriva per caso come le cose belle…bello!

  7. patriziavioli ha detto:

    Bella, amaramente bella, la descrizione del viaggio in Bretagna!
    Divertente anche che essere messa sotto alla cattedra all’esame per te significasse non potere “passare” per la maggioranza (me compresa) il verbo utilizzato dopo “non poter” sarebbe stato “copiare”.

    P.S. ho apprezzato e letto con piacere e curiosità la svolta estiva fashion blogger 🙂

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