temporale e schiarite

Chi vive nella scuola spesso si muove in una bolla dove sembra che il tempo si sia fermato. E invece un sacco di cose cambiano, un po’ alla volta, e a vederla da lontano non la si riconosce più.

Per esempio, l’attenzione alla preparazione dell’Esame di Stato: quando andavo io a scuola non si facevano tutte queste prove e controprove. C’è la prima prova  verso febbraio, una seconda prova verso aprile, e poi le Prove Generali, in costume e con le luci giuste. Tradotto: nel corso del secondo periodo dell’anno scolastico si organizzano delle simulazioni delle prove scritte d’esame, di cui quelle finali durano le canoniche sei ore e sono organizzate proprio come l’esame vero. Del resto, l’ultimo anno non c’è dubbio che sia il più faticoso – per gli studenti, ma anche per gli insegnanti. Che poi è una delle ragioni per cui un po’ di gente cerca di evitare di insegnare nelle quinte: non è solo l’impegno degli esami a giugno, è proprio tutto l’anno che richiede uno sforzo maggiore.

Che poi è anche una delle ragioni per cui apprezzo il clima che si respira in alcuni (parecchi, in realtà) dei consigli di classe della Grande Scuola. Il fatto che mediamente non ci si tira indietro, e se c’è da farsi qualche pomeriggio in più a scuola ci si rimboccano le maniche e si fa. Gratis. Anche a maggio, che è un mese mediamente abbastanza pesante.

E’ così che abbiamo felicemente concluso anche la tornata di simulazioni dei colloqui orali. Che poi sarebbero degli allegri pomeriggi in cui il consiglio di classe quasi al completo (mancano sempre religione e ginnastica, ovviamente) esamina i futuri esaminandi, che – proprio come succede davanti alla commissione vera – sudano, ridono, tentano battute, si divincolano, e, talvolta, se la cavano alla grande.

Si fa per loro, indubbiamente, ma serve anche a noi, in particolare alla tripletta dei membri interni: per quanto conosca i miei polli da tre anni, e per quanto passi più tempo con loro (molto di più!) di quanto non ne passi coi miei figli medesimi, ora so anche come se la cavano con Klee,  Joyce e Leopardi.

 

Gli studenti apprezzano. I genitori ringraziano. Le iscrizioni aumentano.

Ah. Oggi è il primo giorno che sono andata a scuola senza calze. Registriamo pure questa, va’.

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15 risposte a temporale e schiarite

  1. fughetta ha detto:

    ecco, quando l’esame di stato lo feci io di simulazioni orali non si parlò proprio.
    E dopo questo momento amarcord me ne andrò a letto con l’improvvisa consapevolezza della mia vecchiezza! 🙂

  2. Ornella Antoniutti ha detto:

    Non si facevano simulazioni perché si arrivava all’esame di maturità dopo un esame per passare dalla seconda alla terza elementare, un esame per conseguire la licenza di quinta elementare, un esame (magari) di ammissione alla scuola media ( che non era ancora unica ), un esame su tutte le materie alla fine della terza media ( e niente tesine pre – parate) . Insomma l’allenamento c’era, graduale e sufficiente a dare un minimo di sicurezza e fiducia nelle proprie possibilità di superare le prove della vita. Ora invece i ragazzi li stressiamo tutti all’ultimo minuto. Per tutelare l’infanzia felice? Per non discriminare i minori inconsapevoli? Insomma.

    • ellegio ha detto:

      E’ vero, anche se io per esempio ho fatto l’esame di quinta e quello di terza media (non li ricordo come una cosa terribile, tutt’altro), e un esame di maturità che sinceramente era abbastanza più facile di quello attuale: solo due scritti, un orale su due materie…
      Comunque, esami alle elementari se l’ordine di scuderia è di promuovere tutti mi sembrerebbero sinceramente uno spreco.

      • Ornella Antoniutti ha detto:

        Il fatto è che ai miei tempi non c’erano ancora certi ordini di scuderia. E un esame rimane un esame, anche a otto anni.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Senza calze? Qui siamo ancora con il pile … 🙂

  4. LaVostraProf ha detto:

    Sai che la nostra Capa non ci lascia fare le simulazioni al pomeriggio? Così tocca alle colleghe di italiano e matematica quando hanno la compresenza.
    In compenso, zitti zitti a fine marzo abbiamo sospeso tutte le lezioni e nella nostra terza fatto tutte le prove scritte, tre ore, quattro ore, eccetera. E’ stata un’ecatombe, e loro non si sono smossi di un millimetro (continuano a parlare solo di calcio). 😦
    Anche qui senza calze, comunque (sarà per questo che mi è presa la febbre?)

    • ellegio ha detto:

      Il nostro capo, se fai gratis, ti lascia fare tutto. Anzi, è pure venuto ad assistere, spettegolando con gli studenti in fondo all’aula.
      Quanto al non muoversi di un millimetro, i commenti post dei grandi erano tutti sulle strategie per *incartargliela meglio*.

      • LaVostraProf ha detto:

        😀
        I grandi son grandi 🙂
        Il fatto è che i miei di terza non si pongono nemmeno il problema di incartacela meglio, perché il sacchetto è desolatamente vuoto. Ripeto, hanno avuto problemi nei tre anni: l’insegnante di italiano che non riusciva a tenerli in prima e che ha distribuito nove e dieci; in seconda un’insegnante di italiano bravissima ma, secondo loro, cattiva (ha cominciato a distribuire quattro e cinque, giustamente), che però è andata in maternità a febbraio; è tornata l’altra, che li odiava (detto da lei) ma che ha ricominciato con gli otto e i nove; l’insegnante di matematica di seconda che era un marcantonio ma non riusciva a tenerli, quella di terza, bravissima, che fa di solito matematica e geometria laboratoriale ma con questi, nisba, non ottiene niente… Insomma rischiamo di avere metà classe che, sulla carta, non riuscirà a superare nessuno scritto (si parla di quattro netto) e non riusciamo a scuoterli con niente (anche i genitori dicono che siamo cattivi…).
        Questi non ci incartano niente 😦

  5. melchisedec ha detto:

    Al massimo due simulazioni, ma soltanto per gli scritti delle prime tre prove.
    Ci mancherebbe pure la simulazione delle prove orali. Una pistola e mi suicido.

    • ellegio ha detto:

      Perché, ci mancherebbe?

      • melchisedec ha detto:

        Penso che le interrogazioni orali, soprattutto quelle del triennio, siano sufficienti come palestra del colloquio finale. A parte che i ragazzi dovranno vedersela con i commissari esterni. Altre teste, altri mondi.

        • ellegio ha detto:

          L’orale però dovrebbe essere un colloquio multidisciplinare, non una somma di interrogazioni nelle singole materie. E la capacità di cogliere collegamenti e sfruttare spunti va un po’ educata, altrimenti come possiamo pretendere che l’abbiano? Non che una simulazione sia sufficiente, ovviamente.

          • melchisedec ha detto:

            “Dovrebbe”, dici bene, ma nella prassi è raro che accada.
            Per “concludere” il mio pensiero sulle simulazioni aggiungo che, per essere proprio sincero, ho molta paura della concezione dell’insegnamento/apprendimento, che si sta radicando in Italia in questi anni ’00, ossia quella fondata sull’addestramento. Il docente è sempre più un addestratore, una sorta di coach che impiega le sue energie perché l’allievo superi la prova/ostacolo. Fornire strumenti, conoscenze e protocolli sì, ma in una visione più dialettica, processuale. Meno stimolo-risposta.

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