Ho dei cani alla testa

E’ un periodo un po’ così, sotto pressione come al solito con prospettive di peggioramento. Mi è arrivata una mail ufficiale che dice che mi hanno preso per un altro corso, rispondere in fretta grazie. Mi bloccherebbe gli ultimi due mezzi pomeriggi liberi che mi rimangono, da qui fino a giugno – in tempo per fare gli esami di Stato, giusto giusto – per riprendere poi a fine estate con ritmi incalzanti. Considerato che già sto a scuola tre pomeriggi a settimana fissi, boh, non so. Ovviamente dirò sì, ma aiuto.

Allora mi consolo con le cose decenti che sono successe oggi, ché ne sono successe anche di meno belle.

Ridere fa sempre bene.

Il pavimento a scacchi mette allegria.

Il Sergente girava con una pistola  a tubo, le serviva per fare un esperimento e risultava non pervenuta, allora – lei che può – ha costretto il DSGA ad alzare le chiappe dalla scrivania per andarla a comprare. Così, girava fingendo di minacciare tutti – tranne il bidello pazzo, ché quello appena lo guardi negli occhi comincia a declamare versi, figuriamoci se gli punti contro una pistola a tubo da tre euro e mezzo. Oh, sono cose.

Ho rubato un pennarello azzurro al Cerbero e mi son messa a preparare un giochino per  i Grandi. Mi si avvicina il collega Esperto.
– Che fai?
– Eh.
– Ah! Vedo. Piano cartesiano.
– Ecco… non proprio.
– Fai bene, però. Queste attività, per i  primini, sono tanto utili!
– Sì, però non è per i primini. Sarebbe per i Grandi, veramente.
Strabuzza gli occhi.
– Ok, ok, lascia perdere.
Mi fa pat pat sulla spalla.
– Hai sempre queste idee strane, tu.
Invece, ha avuto un gran successo. E’ finita con dei razzi spaziali che sembravano le carote di Bugs Bunny, ma davvero si può in buona fede escludere che mai ci saranno razzi a forma di carota?

L’Artista è sopravvissuta ad una sesta ora con i Grandi. Cioè: coi grandi e il Nudo a Braccia Aperte di Modigliani. Certe volte la invidio, le invidio i modellini esposti per i corridoi, l’allegria dei colori, il rigore delle linee. Non le invidio i commenti dei virgulti davanti ai nudi, no, quelli no, onestamente. Però lei rideva, e alla fine ridevamo tutti, durante la pausa pranzo consumata sul tavolo della sala insegnanti, un cracker e una mela tra una circolare e una pila di inviti a teatro.

Il Grande Capo mi  ha inchiodata in un angolo, con gli occhi che lampeggiavano stelle stellate, per raccontare delle meraviglie che ha visto al convegno di lusso. Pensi questo, e pensi quest’altro. Il futuro è così vicino, se lo guardi da una poltrona di pelle.

Quasi a passeggio, un pomeriggio qualsiasi.

Abbandonata la scuola al suo destino a metà del pomeriggio, dopo essere riuscita miracolosamente ad ottenere un medico del ssn per i figli – che ormai da un anno e mezzo viaggiano senza pediatra, da quando la Tedesca se n’è andata in pensione – ho acchiappato il Bollicino per la sua prima uscita pubblica dopo dieci giorni di reclusione. Per uno che l’ultima volta che si è ammalato aveva ancora il pannolino, praticamente un evento. Ha parlato ininterrottamente per due ore, anche mentre aspettavamo che il nuovo dottore lo visitasse e gli desse il permesso di tornare  a scuola. Mi ha raccontato due libri che ha letto e tutte le confidenze che ha estorto a mia madre, sua nonna, negli ultimi giorni. E intanto saltava, correva, mi pizzicava il gomito, mi sfidava a ruzzle, si grattava la testa, rideva dei tapini in sala d’aspetto.
– Oh, ci credo che le maestre si lamentano di te! Hanno ragione, sai?
– Andiamo a vedere i pesci?
– Ma sei capace di camminare senza salirmi sui piedi?
– Domani facciamo una partita a calcio?

Insomma, non c’è stato verso.

Il calore del focolare

In tutto questo, quando alle otto di sera siamo rientrati a casa, all’idea della torre di panni da stirare e del frigo vuoto stavo quasi per gettare la spugna.
– Quando sarai grande, e diventerai uno scienziato pazzo come desideri, ricordati del pentolino con la pappa pronta che ti ho chiesto.
– Quello di “Fa’ la pappa, pentolino” ?
– Eh.
– Ma lo sai che lo zio P. ci ha invitato tutti a cena, stasera?

E anche queste, permettetemi, son cose.
Ché non capita spesso, viste le otto ore di fuso che normalmente ci separano. Ma, quando capita, vale davvero la pena.

 

(C’è da dire che ora ho poca voglia di rimettermi a preparare le lezioni per domani, eppur mi tocca. C’è il razzo carota che mi aspetta.)
 

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2 risposte a Ho dei cani alla testa

  1. patriziavioli ha detto:

    La poltrona di lusso aiuta sempre molto!

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