#nonditeloaigrandi

Da quando lavoro, a parte le gravidanze (provvidenzialmente capitate d’estate, quando come tutti sanno la scuola è chiusa, tre mesi di ferie e così via – e poi, a dirla tutta, quando è nata GG io sono rimasta a scuola fino al 15 maggio, e lei ha pensato bene di  nascere l’8 giugno, per dire, manco il tempo di respirare) credo di essere stata a casa malata tipo due giorni. In quattordici anni.  Vabbe’, non mi ammalo, meglio così. Mia mamma era uguale.

Tranne una volta, io ero piccola ma lo ricordo bene.
Non mi ricordo cosa avesse, forse solo l’influenza, ma insomma stava a letto ed evidentemente non era moribonda, perché un po’ si annoiava. Forse più di un po’, perché  finiti i libri che aveva sotto mano aveva attaccato i miei. I miei, poi. I miei in realtà erano i suoi, giravano talmente tanti libri per casa che fino all’adolescenza non me ne hanno regalato quasi nessuno, e a quel punto avevo cominciato a leggere tutto da un pezzo. Vabbe’, era per dire che quel famoso pomeriggio che mi è rimasto impresso nella memoria, visto che appunto si annoiava e bla bla bla, si era fatta dare da me Pattini d’argento, che avevo appena ricevuto in prestito dalla mia amica del cuore. Era un libro che non mi attirava, io leggevo queste cose di avventura per ragazzi, Salgari, Nancy Drew – almeno fino alle elementari, Pattini d’argento non mi diceva niente. Insomma, lo diedi a lei e lei me lo restituì dopo un paio d’ore. L’aveva finito.
Oh, era una sfida! Come aveva fatto a finirlo? Lo divorai anch’io, tentando di batterla sulla velocità di lettura. Non mi ricordo nient’altro, però, e non l’ho più toccato.

 

Libri che ho letto e riletto, e molto amato, invece ce ne sono diversi. Mi piaceva tornarci per rivivere i particolari, cosa che poi non ho più fatto, per paura di non riuscire più a provare le emozioni della prima volta. Tipo La campana di vetro (che no, non ho letto alle elementari), la seconda volta non era più lo stesso. Mi piaceva anche provare qualche brivido, e i brividi allora si annidavano nei posti più impensati.

Vabbe’. La faccio breve, ché per domani la lista di cose da fare è lunga assai: ecco i tre più belli fino a dieci anni:

Fiabe francesi alla Corte del Re Sole (Egle o Sgorbietto, madonna che impressione)

Lucky Starr e le Lune di Giove (il mio primo libro di fantascienza, l’unica di quelle passioni lì che ancora resiste, e vorrà dire qualcosa. Indimenticabile la rana-V)

L’albero del riccio (e non saprei cos’altro aggiungere, la mia infanzia è tutta qui)

 

E dopo…dopo è un’altra storia.

 

(#nonditeloaigrandi)

 

 

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9 risposte a #nonditeloaigrandi

  1. patriziavioli ha detto:

    Nancy Drew piaceva tanto anche a me!

  2. lanoisette ha detto:

    Io provo sempre una enorme invidia per coloro che sono cresciuti in una casa piena di libri.
    Per quanto mia madre (che in casa aveva qualche libro di giardinaggio e yoga, e giusto l’Ulisse di Joyce perché faceva figo, e dai nonni aveva lasciato Cuore ed un paio di Giana Anguissola che devo aver riletto mille volte) abbia sempre cercato di assecondare la mia precocissima passione per la lettura comprandomi libri anche quando in casa i soldi erano proprio pochini e lei e mio padre evitavano perfino di bere il caffé al bar, e mi portava in bilioteca (lasciandomici, sola, per ore, sotto la sorveglianza della signora bibliotecaria Annalisa) a forse sette anni, penso sempre che se avessi avuto tanti libri a disposizione, o qualcuno che mi guidasse nella scelta, non avrei perso tanto tempo e tante occasioni in quell’età cruciale che sono i 13-17 anni, quando i libri per ragazzi avevano perso per me qualunque appeal ma non avevo sufficienti strumneti per affrontare, da sola, “cosa da grandi”.

    • ellegio ha detto:

      Guarda, i miei non avevano davvero una lira. Quando sono nata io mia madre non si era ancora laureata (fece l’ultimo esame con Sapegno con la pancia di otto mesi o giù di lì), anche mio padre studiava. Poi ha lavorato solo lei, per anni. Mai visti al bar a prendere il caffè. Neanche adesso, se è per questo 🙂 Il fatto è che lei è una lettrice compulsiva, i miei nonni di libri ne avevano, e anche mio padre dava il suo bel contributo.
      Eppure, tante occasioni le ho sprecate anch’io proprio per questo. Mi ha dato da leggere Proust in prima media, quando dovevo fare un tema sui nonni ed ero a corto di idee. Ho letto Dostoevskij in terza media. Arrivati a quel punto, non mi ricordo che mi abbia mai consigliato di leggere altro, né vietato del resto. Al liceo ho letto, oltre ai gialli, la fantascienza, quello che capitava, quasi tutto Dickens, tutto Balzac e tutto Zola nel giro di un paio d’anni. Il risultato è che non ci sono più tornata, li ho archiviati e abbandonati. Magari, ad aspettare un po’, avrei letto con maggiore consapevolezza. O magari no, quando si dice perle ai porci…

      • lanoisette ha detto:

        lgo, scusa, ma io non stavo parlando di soldi, quanto di opportunità culturali.
        i miei nonni avevano la sesta elementare (tre su quattro, la più “ricca”, la nonna paterna, aveva la terza media), entrambi i miei genitori sono i primi diplomati della loro famiglia (per mia madre, tra l’altro, dovette muoversi la maestra elementare perché non fosse iscritta all’avviamento professionale, come volevano i suoi genitori), io sono la prima laureata sia del ramo paterno che del ramo materno.
        tu avevi in casa Dickens, Balzac e Zola, io ho dovuto imparare da sola chi fossero.
        credo – con tutto il rispetto – che un po’ di differenza rispetto ad entrambi i genitori laureati e madre lettrice compulsiva ci sia…

        • ellegio ha detto:

          Forse ho frainteso quell’accenno alla mancanza di soldi per i libri. Comunque, il senso della mia replica era chi ha pane non ha denti etc. Io avevo la casa piena di libri, tre dei miei nonni erano laureati – con gran fatica e da zero, ma sempre laureati. Le mie nonne insegnavano entrambe. Però forse ho sprecato tutte queste opportunità, ecco. Arrivata all’adolescenza, mi sarebbe piaciuto avere un telescopio, e mi rompeva le scatole fare le versioni di latino, anche se continuavo a leggere quello che capitava, da Gončarov ad Angela Carter…

  3. ildiariodimurasaki ha detto:

    Anch’io leggevo Nancy Drew, e pure gli Hardy Boys (con molto meno entusiasmo, però) e i miei preferiti erano i Tre Investigatori.
    E grazie al tuo post mi sono unita anch’io alla carovana ^__^

  4. ildiariodimurasaki ha detto:

    Certo che la ringrazio ^__^

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