Do ut des, agente Starling

Lei ha una strana andatura curva, forse vuole sembrare meno imponente, meno alta, meno bionda, meno bella. Anche se un paio di mesi fa è arrivata a scuola con i capelli completamente e irrimediabilmente viola.

– Iri, in classe ci togliamo il cappello, sai?!

– Prof, non posso.

– Come sarebbe non puoi?

Violissimi, erano. Lunghi tutta la schiena, te li immagini?

Ho dovuto chiamare la mamma, l’ultimo compito l’ha consegnato in bianco. Prima c’eravamo fatte una chiacchierata tra noi, molto operativa – niente confidenze. Ma ti vedo, ragazza, ti ascolto quando riesco, ogni tanto riconosco i sintomi. Non sempre.

– E’ innamorata

mi dice la madre.

– Eh.

– Ma.

– Ma è felice?

– Ecco, io lo so che la scuola è un disastro, e sarò arrabbiata con lei e farò tutto quello che devo, ma sono anche sollevata. Si sentiva così brutta, ancora non aveva avuto nessuno…

 

Ce ne sono diverse, di donne come me, donne le cui figlie vedo tutti i giorni o quasi, anche per anni di seguito, donne che sento che vogliono da me qualcosa, esattamente come capita a me quando sono al loro posto, davanti ai professori delle mie figlie, quelli che le vedono crescere, quelli che le vedono altrove.  Non con tutte, non con tutti, non voglio dimenticare i padri, ma è un po’ che urgono altre domande, che mancano altre risposte.

Queste ragazze. Ci sono quelle descritte dalla Borromeo in quel brutto articolo di qualche  giorno fa. Ci sono, e sono spavalde e molto ignoranti e fragili. Fanno le loro esperienze tristi nei locali, o durante le feste private, e poi nel buio dell’anonimato postano domande spaventate (se io, e poi lui, allora cosa sarà?) cercando conforto. Ci sono anche i maschi così, un linguaggio crudo da adulti, schemi rigidi e antichi per inquadrare ruoli e comportamenti. Vivono nel branco. Finché hanno quattordici anni sembrano solo immaturi, poi guariscono, o incistiscono e diventano definitivamente alieni. Magari si sposano, senza crescere mai, e tornano a cercare le loro donne bambine coi soldi in mano. 

Ma ci sono le altre, e sono la maggioranza, come Iri coi suoi capelli viola, come Cami che si sta innamorando del più stronzo della classe, come Giulia, che ha nascosto il ragazzo nell’armadio (sì, proprio così) e si uozzappavano da una parte all’altra della porta di legno. Quelle come Carla, che da sola ha telefonato alla sua migliore amica per farsi accompagnare dalla ginecologa e farsi prescrivere la pillola del giorno dopo. E per fortuna è andato tutto bene. 

Mi chiedo come le stiamo aiutando, come le stiamo crescendo, come stiamo insegnando loro a non farsi del male. 

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20 risposte a Do ut des, agente Starling

  1. pensierini ha detto:

    Il fatto che tu le osservi con attenzione e affetto è già molto.

    • ellegio ha detto:

      Pens, tu dici? Io non so. Intanto, non provo affetto per tutti. E, ti dirò, finora sono stata sempre disponibile ad ascoltare gli studenti, con alcuni si sono consolidati i rapporti, negli anni, ma mi sento comunque inadeguata, non sono pronta a farmi carico dell’educazione sentimentale (e non solo) delle fanciulle. Ma vedo che nessuno si muove, che non hanno nulla intorno. Il massimo a cui possono aspirare è l’interesse morboso suscitato da articoli come quello che citavo.

  2. Nichirenelena. ha detto:

    A volte, non contano nemmeno tanto gli insegnamenti, nonostante per me l’educazione dei miei genitori sia stata fondamentale. Ma ho capito che ci sono persone, dai dieci ai novantanni, che non si amano, non si apprezzano e non si vogliono bene e che si faranno sempre del male. Come sono io. Nonostante tutte i buoni esempi, le spiegazioni che i miei mi han dato, contavano sempre più quei giudizi constanti sul mio aspetto fisico, sul mio mai andar bene, nche se lo facevano per il mio bene. Ugualmente coi professori, ce ne sono stati alcuni di speciali, che mi hanno capita e apprezzata, altri che mi detestavano. La mia professoressa di italiano del liceo è stata fondamentale per la mia crescita, la apprezzavo anche perché si preoccupava per me, fin troppo. Ho capito che sono io che voglio stare male, a volte, e non importa quali insegnamenti io abbia ricevuto. Forse ho scritto in modo un po’ confuso, quello che volevo dire è che a volte voi adulti vi date troppe colpe. Se i figli, alunni sbagliano è perché spesso lo vogliono fare, nonostante magari abbiano avuto i migliori insegnamenti.

    • ellegio ha detto:

      Ciao Elena. E’ vero, come dici, che ci sono persone che si vogliono male, ma io pensavo piuttosto a quelle che sono inesperte perché nessuno si occupa più di loro. Non voglio farmi carico di più colpe di quelle che mi spettano, però vorrei assolvere al meglio il mio compito – per esempio, come genitore, oltre che come insegnante. Vorrei che le ragazze fossero messe nelle condizioni di scegliere (accettando il rischio che scelgano male, pazienza: fa parte del gioco) piuttosto che lasciate a se stesse, perché tanto i ragazzi oggi con internet sanno già tutto

      • Nichirenelena. ha detto:

        Si, certo! Hai perfettamente ragione. I ragazzi oggi sono troppo “avanti” rispetto alla loro età, anche a causa di fattori esterni come internet. Da questo punto di vista, ringrazio i miei che mi hanno insegnato ad avere uno spirito critico, poi c’erano sempre per spiegarmi le cose. Molti genitori non fanno questo, trattano i figli come fossero già degli adulti. Certo è più facile così. Scusa per il commento di prima, ma ultimamente leggo cose scritte da altri e mi tirano fuori di tutto 😀 allora visto che sono impulsiva, commento sulla cresta dell’onda delle emozioni! E traviso :/

        • ellegio ha detto:

          Non ti devi scusare di nulla 🙂 I blog sono fatti per essere commentati, anzi mi fa piacere perché uno ha sempre il dubbio di essere troppo autoreferenziale. Comunque, ho l’impressione che la sicurezza che molti adolescenti ostentano, soprattutto sulle cose di sesso, ma non solo, sia piuttosto fragile.

          • Nichirenelena. ha detto:

            si, di sicuro, più che altro molte ragazze fanno certe cose completamente a caso, solo perché lo fanno le amiche. questo è vero. alle superiori ero considerata la sfigata della classe anche perché non ero ancora andata a letto con nessuno. In molte vanno con ragazzi o uomini senza nemmeno volerlo realmente. questo lo trovo davvero stupido. la mia fortuna è stata quella di sentirmi un’esclusa fin da bambina, così non mi sono mai dovuta sentire in dovere di fare le stesse cose deglia altri per non rimanere “fuori”. QUell’articolo sarà stato schifoso, però su certe cose diceva il vero. Purtroppo. Riguardo al resto, secondo me, i giovani non sono mai stati così insicuri come oggi. L’adolescenza oggi è terribile. Una persona a me molto cara ne è stata l’esempio lampante di questa “terribilità” (esiste questa parola, c’è sul vocabolario!).

  3. melchisedec ha detto:

    Impotenza. Almeno con te si confidano gli alunni. Mi pare di capire.

  4. giorgio giorgi ha detto:

    Tu non vuoi che le ragazze siano lasciate a se stesse, io vorrei che fossero “condotte” a se stesse.
    Anche i ragazzi.
    Vorrei che tutti i genitori, sin da quando i figli nascono, avessero la consapevolezza che sono “altro” da loro e che si chiedessero sempre gioiosamente: ma come è davvero mio figlio? E che da questo continuo interrogarsi si ponessero le basi per un dialogo dove l’ascolto e la fiducia non mancassero mai.
    Dove, come dice Elena, non fossero importanti gli insegnamenti, ma l’esempio e la preoccupazione amorosa per l’altro.

    • ellegio ha detto:

      Sì, anche i ragazzi, certo. E’ che in questo periodo, con le figlie femmine che diventano grandi e il maschio più piccolo che resta bambino, guardo in modo diverso le une e l’altro. Forse sono meglio fuori di casa che dentro. E’ per questo che ho bisogno di credere *anche* negli insegnamenti, oltre che nell’amore che ho per loro. Grazie, Giorgio.

  5. ellegio ha detto:

    Elena, però è anche vero che l’adolescenza è uno dei pochi momenti della vita in cui si possono fare cose grandiose, anche terribili. Non so la terribilità della tua amica di che genere era, quindi non mi azzardo. Ma io ne ho fatte, di cose che non ho raccontato ai miei genitori neanche dopo, di cose che non vorrei che mia figlia facesse. E’ brutto quando queste cose ti cambiano la vita in un modo che non volevi, quando ti costringono a prendere una strada che non era quella che avresti scelto.
    Quello che mi disturba dell’articolo non è sapere che ci sono ragazze così, quello lo so (e ci sono sempre state donne che vanno a letto con chi capita per prestigio, a tutte le età). Mi infastidisce piuttosto il far leva sui bassi istinti dei lettori per dipingere una intera generazione che invece, lo vedo tutti i giorni, è molto più complicata di così, e merita attenzione e rispetto – come tutti noi.

  6. ogginientedinuovo ha detto:

    Forse questo senso di impotenza (o forse non è la parola giusta…) e questa necessità di avere aiuto dal di fuori, è stato proprio di tutti i genitori di tutte le epoche perché la differenza generazionale è difficile.
    Anch’io ho delle domande. E una è: perché siamo arrivati al luogo (non fisico) dove ci porta l’articolo di Borromeo? Abbiamo sbagliato tanto? Siamo tanto incapaci?
    Guardo mia figlia quattordicenne. Non so. Ho domande e timori. Ce la faremo?

    • ellegio ha detto:

      Io credo che l’articolo dipinga solo qualche particolare, spacciandolo per generale, ed è per questo soprattutto che lo trovo brutto, falso. Quanto al senso di impotenza, o quello che è, dipenderà dalla differenza generazionale, dipenderà dal senso di responsabilità nei confronti dei figli, boh. Quando avevo quattordici anni, mia madre era una giovane donna in crisi. L’amavo, ero sicura di lei, ma per certi versi mi era completamente aliena. Poi, ce l’abbiamo fatta lo stesso 🙂

  7. giorgio giorgi ha detto:

    Ho letto oggi una pagina di uno stupendo libro che ti consiglio e che mi sembra essere in tema con il tuo post: “L’ambiguità del patire” di Enrico Ferrari, Moretti & Vitali ed.
    A pag. 117 l’autore parla del tempo di oggi degli adolescenti, spesso caratterizzato da noia cronica e da eccitamenti momentanei che la interrompono ma che devono essere ricercati compulsivamente. In particolare, parlando della sessualità degli adolescenti, dice che le esperienze sessuali avvengono molto presto con partner con cui non si è legati affettivamente. L’affetto è l’aspettativa di influire sulla vita dell’altro, attribuendogli uno specifico valore (dal latino ad-ficere, cioè influire su.
    Senza affetto, l’eros è arido, privo di intensità emotiva.
    L’autore ritiene che se in famiglia circolano affetti, ci sono momenti di “quiete aggregante” che secondo lui è l’antidoto alla noia, si impara a privilegiare le persone rispetto alle funzioni da svolgere, per cui gli affetti diventano più importanti del fare finalizzato all’utilità e al rendimento, anche del piacere momentaneo fine a se stesso.
    E anche gli abbracci e il sentire somatico vissuto nelle relazioni coi genitori fin da piccoli, costituiscono quel fondamento e quell’arricchimento sensoriale ed emotivo che garantisce la valorizzazione del senso che hanno le relazioni fisico-affettive con gli altri esseri umani.

  8. lanoisette ha detto:

    Mah, non so, io penso che gli adolescenti siano sempre stati complicati, almeno da quando la società borghese ha inventato l’adolescenza. E le loro complicazioni rispecchiano quelle della società tutta, elevate alla potenza degli ormoni.

  9. ilcomizietto ha detto:

    Per poterl raggiungere i bambini e i ragazzi bisogna ascoltare, oltre le parole, il contenuto emotivo che veicolano con i loro comportamenti. Ascoltare o immaginare o intuire, perché non sempre viene detto il contenuto emotivo. Bisogna mettersi nei loro panni e farsi questa domanda: io che proverei a quell’età in quella situazione? Non è difficilissimo, i figli ci somigliano e ci siamo passati tutti nell’infanzia e nell’adolescenza. Però è impegnativo, perché quello che chiedono potrebbe non farci molto piacere, potremmo essere noi a non essere pronti ad accettare la loro crescita. Oppure potremmo essere obbligati ad assumere un ruolo che non ci piace, eppure è necessario.

    Gli errori. Li farò pure io, ne ho già collezionati una certa quota. Li farà pure lei, la mia figlia preferita, li faranno pure loro, gli altri ragazzi, è inevitabile. Quello che non è inevitabile è perseverare.

    Mia figlia mi giudica e quello che pretendo da lei devo essere io il primo a farlo. Non chiediamo ai nostri figli cose che non siamo in grado di fare noi.

    Per tutto il resto, ho paura, bisogna affidarsi anche al fattore C. (di fortuna.)

    • ellegio ha detto:

      Concordo più o meno su tutto. Anche se poi uno gli errori continua a farli non per volontà perversa, ma per pigrizia, per stanchezza, perché certe cose non le ha capite, o non le ha condivise.
      Il fattore c è fondamentale.

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