Quelli che

Poche cose mi fanno incazzare, sono una persona pacifica e tollerante. E’ per questo che sento il bisogno di condividere un breve ed assolutamente inutile aggiornamento dell’elenco delle cose che odio:

– quelli che si portano i compiti da correggere alle riunioni. Più di quelli che arrivano in ritardo, o giocano con il coso intelligente: correggere i compiti sottintende che loro sono impegnati in cose serie, e invece se davvero lo fossero farebbero in modo di rendere efficaci le riunioni improduttive, per dire.

– quelli che ad un certo punto ti mollano lì perché hanno i figli da accudire. All’ultima riunione di dipartimento se ne sono andati in tre, con questa scusa. Tutti uomini.

– quelli che il (loro) corso di pilates ha la precedenza, ma se invece del pilates devi andare a prendere i figli a scuola allora sei una povera stronza. Ma saranno fatti miei quello che faccio nel mio tempo libero, o no?

– quelli che se ce l’hanno fatta loro, gli altri sono tutte merdine. Atteggiamento tipico di certe donne in carriera che, con le tasche piene di soldi, e l’unico figlio allegramente accudito da otto baby sitter, ti spiegano che una donna per riuscire deve avere le palle – evidentemente soddisfatte di avercele, loro.  O le disparità di genere non esistono, e allora non c’è nulla di cui bearsi, oppure esistono davvero, e allora andrebbero garantite pari opportunità.

Mah. Così, a occhio, direi che di strada ne dobbiamo fare ancora tanta.  Mi ha fatto un po’ effetto sentirmi chiedere dalla quattordicenne se poteva andare a cena fuori con le amiche l’8 marzo. Anni e anni di battaglie, e poi ti trovi un mucchietto di briciole sotto il tavolo di una pizzeria.

– Ma tu lo sai che cos’è l’8 marzo?

– E’ la festa delle donne, no?

Per fortuna la conversazione è avvenuta davanti a suo padre. Le ha risposto lui, e spero che anche questo lasci una traccia.

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9 risposte a Quelli che

  1. ogginientedinuovo ha detto:

    Eh… Io ero pacifica e tollerante, ora sono solo inca##osa. Pensa le merdine che effetto devastante possono avere su di me, casalinga, molto evidentemente senza traccia di palle 😉
    L’uscita per l’8 marzo è transitoria: a vent’anni l’è belle che passata, non ti preoccupare 🙂

  2. ellegio ha detto:

    Che poi, le palle … se vuol dire solo essere consapevoli delle proprie scelte, è cosa che si dovrebbe richiedere a qualunque adulto. Ma se vuol dire rivendicare l’aggressività nei rapporti con gli altri, perché è un mondo di lupi, signora mia, e vince chi azzanna per primo, ecco: anche no.

    Sull’otto marzo sono talebana. Io all’età di mia figlia scendevo in piazza (e andavo in giro da sola). Mi piacerebbe che anche lei, prima o poi, sperasse di poter cambiare qualcosa. Mi sembra un passo importante nella crescita di una persona.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Esatto, anche no perché ho notato che chi ce le ha sul serio, non lo sbatte mai in faccia a nessuno: di solito essere forti è costato sofferenza e fatica e non si ha voglia di vantarsi di sofferenza e fatica. Queste donne che ce le hanno a parole, ce le hanno come hanno la borsa di LV o le mutande di D&G, possedimenti.
      Credo che tua figlia ci arriverà a pensare di poter cambiare qualcosa, perché mi sembra di capire da quello che leggo qui che siate una famiglia che vive consapevolemente e questo, alla lunga, viene fuori nei figli. Lo spero, più che altro, egoisticamente anche per i miei figli.
      Quello che ci frega, e frega soprattutto le ragazzine, è chiamarla Festa della Donna: l’8 marzo è la Giornata Internazionale della Donna, tutt’un altro paio di maniche…

  3. the pellons' ha detto:

    Quelle lì che dici hanno le palle: delle loro otto babysitter sudamericane o filippine che magari hanno i figli in un altro continente e stringono i denti per mettere insieme due lire per andare a trovarli.

    • ellegio ha detto:

      E poi si lamentano quando la babysitter prende le ferie, e fanno la scena madre: m’ha abbandonata!!!! Sooola, sono sooola! (Ferie, poi. Per avere le ferie bisogna essere in regola…)

  4. ilcomizietto ha detto:

    Sul punto due penso che *tutti* dovrebbero dare la precedenza alla cura dei propri figli. Se lo facessero *tutti*, forse certe riunioni sarebbero più produttive.

    Sul punto 4 io non mi scompongo mai. Se ce la fanno loro ce la può fare chiunque. Il problema semmai è: voglio diventare come loro? La risposta è semplice: no.

  5. laProfe ha detto:

    Da noi non (anda)va via nessuno prima dell’orario. Perché il capo diceva: facciamo una riunione dalla due alle cinque, e dalle due alle cinque era. Se qualcuna aveva il figliolo moribondo o in preda a crisi mistiche, chiedeva prima e lui concedeva.
    Adesso le riunioni si convocano alle due, cominciano alle due e mezza, devon finire alle quattro, alle cinque meno un quarto siamo lì in cinque o sei perché la Capa continua a blaterare, e intanto le altre che devono andare a pilates o ad accudire i figli son scivolate via una a una senza fare una piega.
    E’ un po’ OT, ma io sto cominciando a non sopportare la Capa e i suoi contorni.

    • ellegio ha detto:

      Infatti, hanno aspettato che il Grande Capo andasse via, prima di defilarsi. La Capa logorroica e sbrodolona è una vera iattura, mi dispiace.

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