Primo: motivare

Da qualche giorno mi frullano per il capino le 95 tesi sulla scuola. D’effetto, eh. Roba che le leggi e condividi, anzi in qualche modo pensi che siano proprio la ricetta giusta per la scuola, e condensare tutto in 95 frasi non è mica roba da niente.
Poi il giorno dopo vai a scuola, come ogni giorno, e pensi boh.
Pensi che una tesi raramente è un punto d’arrivo, più spesso è un punto di partenza, e per arrivare c’è un sacco di strada da fare.
Prendi la motivazione, ad esempio.
Io sono andata a scuola quando la motivazione per studiare non era qualcosa che si pensava di discutere. Studiare serviva innanzitutto a studiare (a imparare a studiare), ad avere strumenti, a dominare la realtà. A sperare un futuro migliore, perché il futuro migliore ce l’avevano quelli che capivano come funziona il mondo, e per capire come funziona il mondo bisognava, appunto, studiare. Poi c’era chi non ci riusciva, quelli che non ce la facevano, e quelli avrebbero avuto una vita degna, ché tutte le vite sono degne, ma un po’ subalterna. Vendere il prosciutto era una cosa che potevi fare senza aver studiato, e tutti sapevano in classe che se Cesare andava male, poteva sempre continuare a vendere prosciutto come suo papà.
Un mondo facile, se vogliamo, dove nessuno si sognava di chiedere a cosa serve la matematica, o la storia. E la scuola era anche un po’ noiosa (mica così tanto, poi).
Be’, le cose poi sono andate diversamente, in tanti abbiamo studiato ma il futuro è stato così così, con le sue belle fregature e tutto il resto.
Ora mi trovo queste belle tesi, che Annamaria Testa non appende alla porta del Ministero, e io non appenderò in classe. No, certo che no. Le tengo per me, almeno per ora.

Ora, io lo dico sinceramente, se c’è una cosa che mi irrita sono quelle tiritere sul fatto che bisogna studiare la matematica o la fisica perché la matematica è dappertutto, anche nei codici a barre della confezione del prosciutto al super! Che non è neanche vero: puoi uscire serenamente da un liceo scientifico col massimo dei voti senza avere la più pallida idea di come sia fatto un codice a barre, quindi di cosa stiamo parlando, esattamente? Per i codici a barre serve imparare la regola di Ruffini?

E la fisica ti insegna tutte le cose tecnologiche, le automobili e il GPS. Ma dai!

Se devo sventolare il vessillo di un obiettivo irraggiungibile (ora, qui, con questa scuola), preferisco essere più onesta e non dire niente. Se proprio mi capita lo studente che fa la battuta tanto a che mi serve nella vita sapere i logaritmi, vabbe’, provo a buttarla sulla sfida intellettuale, o taglio corto. Ma, a dire il vero, m’è capitato pochissime volte nella vita che mi facessero l’odiosa domanda.

Questo per dire che se c’è un Paese che crede nella scuola siamo un pezzo avanti, se non c’è, e la speranza è in un manipolo di docenti che se la giocano ciascuno nell’ambito della sua disciplina, eh, allora (Huston) abbiamo un problema.
Io credo la seconda.
Però. Però c’è il fatto che poi questo lavoro lo dovrò fare fino a settant’anni, e detto tra noi insegnare è un bel lavoro, è un lavoro creativo, che ti tiene il cervello in moto, che ti offre la scusa per continuare a studiare etc. etc. Quindi, anche se sono in fase depressa riguardo alle magnifiche sorti e progressive, quando si tratta del mio orticello è ovvio che domande su come interessare i fanciulli me le faccio. Se loro si interessano, mi diverto anch’io. Se loro imparano, imparo anch’io. Se loro sono curiosi, è uno stimolo fortissimo.

Motivare è un gioco che avviene su due livelli. C’è il qui e ora (questa materia, questa classe, con queste persone qui e non altre, con le loro vite e i loro problemi e i loro desideri) e c’è il migliore dei mondo possibili.
Qui e ora: ci si prova, a volte non ci si riesce.
Il migliore dei mondi possibili: cos’è che è davvero sensato insegnare? Quali conoscenze, strumenti, idee dovrà avere uno che oggi è poco più di un ragazzino? Come sarà il mondo? Che testa ci vorrà per governarlo? Daremo l’addio per sempre al caro vecchio Ruffini?

(Ma continuo domani, lavoro permettendo)

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9 risposte a Primo: motivare

  1. anonimosq ha detto:

    Il tuo è un post sulla scuola, o, meglio, sulla cultura (scientifica, nello specifico), che “pone mano a cielo e terra”. Che senso ha la conoscenza ? E che importanza ha lo studio ?
    Un tempo, effettivamente, era anche la porta per una vita migliore. Io ricordo ancora il drammatico incontro, ero alle medie o forse in prima liceo, con un mio compagno delle elementari: che non aveva potuto fare, per le condizioni dell sua famiglia, ma anche perchè bocciato e ribocciato, neppure la media obbligatoria fino ai 14, e lavorava da manovale di muratore, fumava i mezzi toscani e bestemmiava davanti alle “ombre” nel bar dove si era andati a giocare al calcetto, e mi mostrò i calli ed i tagli sulle mani. Ora, forse, le cose vanno meglio.
    Ma è giusto pensare e ripensare a cosa è meglio fare e far fare. Ecco, per dire sui programmi di matematica, non so se Ruffini sia “fondamentale”. O se lo sono i radicali doppi. Ma, per quello che ho sperimentato nella vita professionale, logaritmi e trigonometria LO SONO. Non è colpa nostra, ma le leggi della fisica e della chimica, purtroppo, si scrivono con esponenziali e logarimi. E seni e coseni.
    Magari le formule di trasformazione dei seni in arcotangente o simili non le ho mai + applicate, come pure non ho mai riincontrato un radicale doppio o avuto bisogno di Tartinville. E di tante altre cose che neppure ricordo +.
    Ma vedermi arrivare all’università ragazzi digiuni di logarimi e/o trigonometria è dura…. ed ancor più dura è trovare insegnanti delle superiori che preferiscono trastullarsi, appunto, su radicali doppi o simili facezie.
    Se, poi, l’intenzione sarà quella di portare a 4 gli anni delle superiori di ogni tipo, si potrà, vivaddio, ragionare su quello che è indispensabile, quello che è utile, e quello che è superfluo ? Io penso che magari, in qualche paese civile vicino a noi, questo lavoro l’han già fatto.
    Basterebbe copiare… proprio come vogliamo NON facciano i ns studenti…
    Propongo come slogan: “Basta all’eccezione italiana!”. Ecco, su questo mi sento più europeo che sull’euro, sicuro.

    Anonimo SQ

  2. ellegio ha detto:

    Sei il primo che conosco quasi di persona che è sopravvissuto a Tartinville 🙂
    Naturalmente sono d’accordo su esponenziali e logaritmi, però il fatto è che -anche dal liceo scientifico – quelli che si iscrivono ad una facoltà scientifica non sono poi tantissimi, e quindi questo non basta a “motivare” gli altri. Il fatto è che, di riforma in riforma, non si ragiona su quali sono i nuclei fondanti delle discipline, ciò che le caratterizza culturalmente, né tantomeno ciò che è indispensabile che faccia parte del bagaglio del cittadino medio del mondo. Delle persone che abiteranno il mondo facendo altro, e che – pur dedicandosi all’archeologia o alla musica rock – hanno il diritto di non cadere nelle grinfie di Giacobbo.
    Questo per il qui e ora: immagino che saper leggere un grafico, saper valutare l’attendibilità di una fonte, tanto per dirne due, saranno competenze necessarie anche in un futuro non troppo lontano.

    • anonimo SQ ha detto:

      Cara LGO, in realtà, una volta Tartinville, a pensarci bene, mi sarebbe servito: il compiuto della maturità, in quel lontano ’76, si poteva risolvere praticamente solo con quello…

      Il discorso è lungo, e potremmo occupare il blog per giorni.
      Purtroppo, il principale problema sono gli insegnanti, incapaci di ragionare criticamente sui contenuti dei propri corsi, e di confrontarsi coi colleghi.
      Te lo dice uno che ha visto scorrere sotto i propri occhi almeno una mezza dozzina di riforme universitarie sul proprio Corso di Laurea, tra passaggio da 5 a 4 anni, e poi riforma del 3 + 2, poi la riforma della riforma, poi gli interventi della Gelmini e di quello dopo (chi era ?), e contemporaneamente la riorganizzazione di orari e calendari imposta dal mio Magnifico.
      Per dire della tua materia: da due corsi di Fisica annuali con esercizi e Laboratori (per la quinquennale), si è arrivati oggi a due corsi semestrali, di soli 6 crediti ciascuno (cioè 48 ore accademiche di corso, ovvero 36 effettive, a blocchi di 1.5 ore ciascuno) , con un laboratorio (se ricordo bene) e SENZA ESERCIZI. Peccato che i tuoi colleghi continuino a fare lo stesso programma, e a fare esami con i compiti scritti come ai tempi (problemi ed esercizi, tipo Mazzoldi & Saggion, per capirci).
      Secondo te, quali sono gli esami che bloccano i ns studenti triennali dal raggiungere la laurea ?

      Anonimo SQ

      • ellegio ha detto:

        Ma infatti Tartinville è il classico esempio di roba inutile che viene insegnata quasi solo per seguire la tradizione. Io ho fatto la maturità qualche anno dopo, e l’ho scampata.

        Non mi chiedere di commentare qualcosa che non so 🙂 Potrei solo dire che la fisica senza esercizi non ha molto senso, e che io ho sempre fatto fare esercizi e problemi (e laboratorio!!) anche quando allo scientifico tradizionale era materia solo orale 😉 Ma dei tuoi colleghi non so nulla!

      • pensierini ha detto:

        Non ho capito: fanno fisica senza esercizi (agli studenti di Chimica!!!!) e poi li chiedono all’esame??????????

  3. ellegio ha detto:

    E segnalo anch’io, però sulla Finlandia (e i test e il problem soling):
    http://gisrael.blogspot.it/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html

  4. lette pur io, da ex studente e da mamma di studenti. in parte le ho condivise, anch’io, e non solo quelle sulla necessità di interessare e motivare, ma anche quelle sulla necessità di “investire” (mettiamola così) sulla scuola, su di voi. e aspetto di leggere la fine dei tuoi pensieri.

  5. ogginientedinuovo ha detto:

    Sono andata a leggere le 95 tesi: belle, belle, belle! Profana sono e profana rimango per cui posso dirlo che sono belle! “Delle persone che abiteranno il mondo facendo altro, e che – pur dedicandosi all’archeologia o alla musica rock – hanno il diritto di non cadere nelle grinfie di Giacobbo.”, ecco è questo che io vorrei per i miei figli, è esattamente questo: nel giurassico ho frequentato il liceo scientifico e, adesso, pur non essendo sicuramente più in grado di svolgere uno studio di funzione, so che tutti i pomeriggi passati a ragionarci su allora mi sono rimasti e che mi hanno aiutata, nella vita, a ragionare su tutto. Credo.
    Avrei davvero bisogno di vedere che la matematica occupa una posizione centrale nella nostra cultura perché sono convinta che oltreché una materia di studio sia anche un potentissimo mezzo, per tutti.

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