volevo andare a Firenze

Poi, venerdì pomeriggio mi sono fermata. Ho smesso di correggere, e cominciato a pensare a cosa far fare ai virgulti durante le due settimane delle vacanze di Natale. Ché io lavorerò, e anche loro un pochetto. Be’, io non ho grandi riflessioni da fare sui compiti delle vacanze, a volte assegno delle cose molto precise – dei libri da leggere, o dei film, su cui poi ci saranno dei lavori da fare, oppure dei problemi specifici, o semplicemente il ripasso totaleglobale per non ricominciare da capo alla ripresa delle lezioni, o un poster, o finire altri lavori che sono rimasti in sospeso. Anche problemi, certo. Insomma, dipende.

Quest’anno ci sono due classi in particolare su cui mi sto dannando. Ho perfino lasciato in sospeso il master, per loro – e sono dispiaciuta per me e per i soldi che ci ho speso, ma loro sono il mio lavoro e vengono prima di tutto.

Una è la nuova prima, poco meno di trenta ragazzini che sto faticosamente introducendo alle meraviglie della matematica. A cui ho insegnato a raccogliere le cartacce da terra quando si fa merenda, a leggere il libro cercando le parole difficili, a distinguere la tesi dalle ipotesi, a prendere di petto i tre e i quattro perché alla fine vinceranno loro, ad alzare la mano quando si vuole parlare, a mantenere i segreti, a fare i compiti a casa senza cane da guardia, a fare la fila per venire alla lavagna quando ci sono le cose difficili, a scrivere questacosaèquellapiùfigachehofattonellamiavita, a intervistare la prof e sottoporla a originali esperimenti scientifici.

La seconda è la quinta, poco più di venti quasiadulti con cui è un braccio di ferro continuo, che non avevano mai avuto né letto finora un libro di matematica, che mentono e imbrogliano e sbuffano, ma presi uno alla volta sono fragili e un po’ spaventati. E hanno di fronte un periodo pesante che non sanno bene come affrontare, e dopo un futuro incerto che visto da qui sembra grigio e confuso.

Che dire, Ministro? Facile strappare l’applauso con lo slogan basta compiti delle vacanze, Io, per quello che mi riguarda, spero che i miei studenti non l’ascoltino, e però un (bel) po’ di amarezza mi resta, se tutti i ministri dell’istruzione in un modo o nell’altro tradiscono la scarsa considerazione per il lavoro che faccio. Quanto a me, che sono genitore oltre che insegnante, mi piacerebbe chiederle se ha mai pensato davvero a quello che vuol dire per una famiglia portare i figli a visitare le città d’arte, andare alle mostre, ai concerti di musica classica e anche contemporanea, e così via. Io non so, a me è capitato solo una volta di visitare degli scavi con un ministro che aveva un bel po’ di attricette al seguito, e non ne ho un bel ricordo. Niente biglietto d’ingresso, per loro, e tappeti rossi. Noi comuni visitatori paganti venimmo messi in un canto in attesa che gli ospiti illustri facessero le loro cose.
Però, ecco, per molte persone  normali i treni costano, e le biglietterie non fanno sconti.

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14 risposte a volevo andare a Firenze

  1. ogginientedinuovo ha detto:

    Sto per piangere. DI gioia perché Insegnanti con la I maiuscola ce ne sono, ok nei blog e sparsi lontani da me, ma CI SONO. E sogno che i miei figli possano trovarne uno come te nella loro carriera scolastica: uno per ciascuno, non chiedo tanto, porcadiquellamiseria. Di dolore per i Ministri che abbiamo, che abbiamo avuto e che, probabilmente, avremo, per la Scuola, per la cultura e l’arte italiane, per tutti i soldi che stiamo spendendo per educare i nostri figli: avete presente quanto costa fare Milano-Roma in treno in 4 e poi pagare ogni singolo museo?

    • ellegio ha detto:

      Io credo che di insegnanti che vale la pena incontrare ce ne siano parecchi. Molti non hanno un blog. Quanto a me, probabilmente non sono niente di speciale, però mi piace e ci provo 🙂
      Per il resto, noi abbiamo due stipendi e viviamo in una grande città piena di mostre ed eventi culturali notevoli. Però siamo cinque. E quante famiglie ci sono che non hanno tutte queste opportunità? Quando i musei aprono gratis, sono sempre pieni.

  2. anonimosq ha detto:

    Il dolore per i ministri è quasi infinito, ma pure inutile, tanto non ci ascolteranno mai, e neppure il buon senso ascolteranno.
    Per quel che riguarda i compiti, basterebbe anche ricordarsi che tra il 23 ed il 7 ci sono almeno: 1 Natale 1 S. Stefano 2 Domeniche 1 S. Silvestro ed 1 Capodanno 1 Epifania, per cui i giorni di vacanza veri e propri son la metà. E anche che, se vacanza dev’essere, non dovrebbe voler dire che bisogna, nei giorni rimanenti, studiare/far compiti per almeno 6 ore/giorno alunno, come si fosse in classe.
    E lo stesso dovrebbe valere anche per le vacanze estive, che non dovrebbero servire a far fare tutto quello che non si è riusciti a fare durante l’anno.
    Parlo con cognizione di causa, con due figli di 22 e 18, che ‘ste cose le abbiamo vissute abbastanza anni. E per tutti gli anni scuola fatti ai tempi in cui di compiti estivi se andava bene si cominciava a parlare, d’estate, ai primi di settembre, avendo lasciata la scuola ai primi di giugno: eppure, mi sembra, ci siamo diplomatio e laureati brillantemente lo stesso.

    Comunque, ora e sempre Buon Natale, LGO !

    Anonimo SQ

  3. LaProfe ha detto:

    @AnonimoSQ: Il fatto è che di compiti delle vacanze parlano i ministri che della scuola ne sanno quanto la Gelmini; che il ragionamento che fai tu (ci sono Natale, Santo Stefano ecc.) lo fanno anche gli insegnanti (di solito); che i miei figli hanno sempre avuto compiti ragionevoli, ma si risolvevano a farli a settembre, con caos e a volte nessuna memoria di quanto fatto a scuola nell’anno precedente; che io di compiti delle vacanze non ne do, mai, se non le normali lezioni da una settimana all’altra (e se di mezzo ci sono due settimane di vacanza, bene, la lezione va a tre settimane dopo);
    ma il fatto è anche che alcuni ragazzi, se non fanno, dimenticano; e altri ragazzi non hanno fatto niente per mesi, e quando si danno i compiti delle vacanze li si sprona a recuperare il dovuto (onde per cui non vale il paragone con ciò che facevamo “noi”: se ci siamo laureati brillantemente, può anche darsi che non avessimo poi tanto bisogno di compiti delle vacanze; e se qualcuno dei nostri compagni di classe ne avesse avuto bisogno come gli alunni di cui parlavo prima, semplicemente non li doveva fare perché veniva bocciato).
    Infine, il fatto è che se avessimo delle famiglie davvero disposte a seguire i figli e ad affiancare gli insegnanti nel loro ruolo educativo, senza pregiudizi (ministeriali o meno), si potrebbe fare quello che faccio io di solito: siccome io NON do compiti delle vacanze, ho la fila di genitori che mi supplicano di darli, perché altrimenti si trovano nelle peste con i loro figlioli ignoranti e fanigottoni; così che io confeziono un librettino di poche pagine con la segnalazione di tutti gli esercizi che potrebbero fare in vacanza (scegliendo quanti farne, da zero a tutti), la segnalazione delle pagine da ripassare (scegliendo ecc.), e poi dico: ora è tutto in mano vostra: visto che criticate tanto gli insegnanti, fate voi, per due mesi.
    Il genitore arriccia il naso, e poi i compiti li fa soltanto il più bravo della classe (che di solito è una femmina e che non avrebbe bisogno di fare niente).

  4. Anonimo SQ ha detto:

    @La Prof

    Cara amica,
    tu racconti la tua esperienza, io la mia. Gli è che son sicuramente tutt’e due vere, ed ho vissuto anni di vacanze da incubo, nelle quali eravamo la favola del campeggio, per il dramma dei compiti delle vacanze da farsi ogni pomeriggio, prima di tornare in spiaggia.
    Credo di avere pesantemente contribuito alla coscienza internazionale che gli italiani siano mediamente indietro, perchè hanno scuole così disfunzionali da obbligare gli studenti a farla pure d’estate.
    Quand’ero giovane (ormai molti anni fa), di compiti per le vacanze se ne facevano punti, si tornava a scuola il primo di ottobre (ma si andava a scuola almeno fino alla metà di giugno) e si rimandavano a settembre con tranquillità quelli che andavano così così per obbligarli al fare compiti durante le vacanze. E si bocciavano senza rimpianti quelli che non lavoravano o non capivano o non si inquadravano, finendo poi a mandarli a 12/13 anni veramente al lavoro (tipo manovale di muratore, callio e bestemmie). Erano anni tristi, ma gli artigiani avevano la coda di apprendisti fuori della porta (proprio magari quelli che a scuola non andavano più), e non c’era bisogno di importare calzolai dal Bangladesh. E il PIL cresceva dell’ 8% all’anno.
    Ora tutti vengono promossi, arrivano all’università senza sapere i logaritmi, nè scrivere decentemente, ma convinti di fare i dottori o gli ingegneri con la villetta da far ammirare in paese (o almeno i loro genitori pensano così, dalle mie parti del glorioso Nord Est).
    Va meglio ? Boh !

    Buon Natale anche a te !

    Anonimo SQ

  5. ellegio ha detto:

    Io concordo con la Prof, sul fatto che di compiti per le vacanze parlano i ministri che ne sanno assai poco. Aggiungerei che quando ne parlano non ne parlano mai con gli insegnanti. Cosa di cui sono molto seccata, perché si inserisce in un quadro in cui chi insegna nella scuola viene visto come male necessario, e io sono stufa di sentirmi un accessorio scaduto. A me, come insegnante, sembra di comportarmi in modo molto ragionevole. A uno che arriva alla fine del primo trimestre della quinta con un tre e un quattro in pagella ho preparato un programma di recupero (mi sono anche messa a disposizione per domande e chiarimenti, dato che passerò le vacanze al chiodo), ad altri che hanno lavorato decentemente ho consigliato un po’ di materiale per cominciare a pensare alla tesina. Insomma, mi regolo come la Prof, da sempre. Dei miei tre figli, nessuno ha mai avuto troppo da fare. Il piccolo ha quasi finito i suoi compiti, perché è nel suo stile. La media si ridurrà agli ultimi due giorni, perché invece lei è fatta così. Quella grande ha dei libri da leggere, anche se non sono quelli che avrebbe letto spontaneamente, lei è che è una discreta lettrice.
    Già, si boccia di meno. Anche perché se uno viene anche semplicemente rimandato a settembre, gli arrivano fior di richieste di accesso agli atti, e se bocci la denuncia è assicurata. Poi magari ti danno ragione lo stesso, ma intanto hai speso tempo e denaro che nessuno ti restituirà. Il clima è questo.

  6. ogginientedinuovo ha detto:

    I compiti per le vacanze: d’estate stare 3 mesi senza fare niente credo che sia deleterio; a Natale e Pasqua fare qualcosa non uccide. Non tutti gli insegnanti riescono a tarare perfettamente il carico? può darsi, ma comunque mi sembra che negli ultimi anni questa sia la lamentela principe e credo che sia fuori luogo. Anche perché ho sentito lamentarsi della stessa maestra, nella stessa classe, un genitore perché i compiti erano troppi e un altro perché erano pochi…
    Le bocciature: ecco quelle ci vorrebbero. I genitori che da anni ormai ricorrono a denunce dovrebbero solo vergognarsi. Tutti promossi e poi tutti a lamentarsi dei professori: bel sistema per avere figli ignoranti e tutti al liceo e all’università!
    Il Ministro dovrebbe fare una campagna per far rientrare gli studenti nelle scuole e i genitori a casa a dar supporto, non dire ovvietà per chi ha già soldi e cultura e caldeggiare comportamenti quasi impossibili per chi di soldi non ne ha e ha poca cultura.

  7. patriziavioli ha detto:

    Buone vacanze e del ministro non voglio neanche parlare 😦 però la storia della visita con le attricette era molto vivida!
    Di professori ce ne sono di tutti i tipi: bravissimi e anche squallidi peró nella mia esperienza sono peggio i genitori!

    • ellegio ha detto:

      Buone vacanze anche a te!
      Quanto ai genitori, io ormai cerco di evitarli (a scuola del piccolo cominciano ad arrivare lettere anonime, ma ci pensi?!?)

  8. pensierini ha detto:

    E’ stato già detto tutto, scrivo solo per farti gli auguri di liete festività, con tutti i tuoic ari! 🙂

  9. giorgio giorgi ha detto:

    Mi sento sempre arricchito dopo aver letto te e i tuoi commentatori.
    Buone Feste e Buon 2014.
    Giorgio Giorgi

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