tuttisanti

Mi sono bloccata così, tra gli esercizi per la prima fila e quelli per la seconda, e non vado più avanti. Qualcosa però mi toccherà fare, per sbloccare. Mi gira anche che ho la lacrima facile e le cosce doloranti – non c’è nessuna relazione, ma c’era una cosa che volevo fare questo lungo ponte ancora estivo, poi ho guardato nel portafogli e … niente. Nel senso che non c’era niente, altroché, e addio piccoli progetti di breve evasione. La domenica va come tutte le domeniche, ci si alza, si va a correre mentre i coinquilini ancora dormono, e dopo, come al solito, si lavora.

Ha ragione la Prof, MiaProf, hai ragione, esiste un limite di tempo e sopportazione e non si può sempre andare a dormire pensando a quello che resta da fare.
Vedo davanti a me le occhiaie della maestra di O. (che quasi non è più un nano: si alza, eh! Si alza, piano piano: due centimetri da agosto) a cui è toccata in sorte una classe faticosa.
Quest’anno sono più libera da impegni familiari, ho la testa per dedicarmi a loro, ma quando torno a casa mi sento svuotata.
Cristo, mi viene da pensare. L’anno scorso le è morto il padre.
Sento le mamme che si complimentano, così ora si può dedicare solo ai nostri figli – come se non l’avesse fatto anche l’anno scorso, con la stessa serietà di sempre. I bambini saranno la sua cura, dicono. Come mi sembra disumana, questa cosa. La presunzione che una trentina di ragazzini come ce ne sono milioni  debbano essere speciali per qualcuno che non è chi li ha messi al mondo. Che possano dare senso a una vita – loro in carne ed essa, non la bambinità che rappresentano. Lo so, che lei si è affezionata e loro anche, lo riconosco dai piccoli gesti e dagli sguardi ironici con cui li accompagna, ma so che a lei servono i suoi libri, il teatro, andare lontano, cucinare il couscous e scegliere il  vino – senza pensare ai bambini ogni momento.

E’ solo l’inizio di novembre, ed è un mese che non sento mio padre.

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15 risposte a tuttisanti

  1. Anonimo SQ ha detto:

    Ahi ! Credo di capire…

    Anonimo SQ

  2. LaProfe ha detto:

    “Svuotamento” è la parola giusta.
    Ma forse è solo che non siamo superuominidonne
    (tre mamme, fuori dalla scuola elementare, commentavano l’assistenza mensa affidata alle maestre: “così almeno lavoreranno un po’ e da mezzogiorno alle due i nostri figli sono coperti”)

    • ellegio ha detto:

      Sulle mamme no comment 😦
      E manco lo so se mi piacerebbe essere wonderwoman, per ora vorrei solo raggiungere il letto in tempi brevi…

  3. melchisedec ha detto:

    Gli studenti, le loro persone, possono avere un effetto terapeutico per l’insegnante, purché la “cura” abbia un termine.

    • ellegio ha detto:

      Ma sì, questo è vero. Ero irritata dalla presunzione di molti genitori che i maestri dei loro figli (maestre, per lo più) debbano mettere l’amore per i bambini davanti a tutto.

  4. bianconerogrigio ha detto:

    L’autunno sembra risucchi tutte le energie, anche quelle emotive. Tornerà la primavera … 🙂

    • ellegio ha detto:

      Argh. E con la primavera la fine dell’anno, gli esami …
      Per ora mi concentro sul Natale.
      Ah, no, che ce l’ho già tutto occupato con gli esami per me…
      Aiuto!

  5. pensierini ha detto:

    Non si può, non si deve, vivere per lavorare. Bisogna assolutamente riuscire a ritagliarsi i propri spazi di vita personale. Almeno, in teoria è così. In pratica, è tutt’un’altra musica. 😦

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