On air

BES. Impara anche questo, dai, che ogni anno a scuola si imparano nomi nuovi.

Un BES è un ragazzino, una ragazzina, un adolescente brufoloso, una sedicenne coi capelli lunghi e lisci, insomma, qualcuno che ha un bisogno speciale. Cos’è un bisogno speciale nessuno te lo spiega per bene – il fatto è che è meglio metter tutto nello stesso calderone indistinto, tanto per quello che serve è inutile andare troppo per il sottile. Un bisogno speciale è una richiesta di attenzioni in più, per un deficit, un periodo di malattia, un divorzio dei genitori, un anno di studio all’estero, una dislessia non diagnosticata, un diavolo per capello.

Quello che serve (ma va’, dai, chi l’avrebbe immaginato) è scrivere da qualche parte che la scuola se ne fa carico, e studia modi e tempi per aiutare tutti. Giusto, per carità, ma io son sempre una e loro sempre ventotto per classe. In ogni classe. Le parole d’ordine sono includere e personalizzare, almeno finché qualcuno non mi esclude e mi besso anch’io, nel senso che a furia di preparare ogni pomeriggio – tutti i pomeriggi –
– gli esercizi per il non bes, ma dsa, che non può leggere;
– gli ingrandimenti per il non bes, ma ipovedente, che anche lui non legge bene;
– il potenziamento per i normodotati poco studianti, che se non fanno i compiti normalmente non si vede per qualche cavolo di motivo ne dovrebbero fare ancora di più quando le cose cominciano ad andare a male;
– il materiale per la classe virtuale, altrimenti che ce l’hai a fare;
– gli schemi e i riassunti per il bes-bes, che sta in ospedale ma fino a quando non si sa;
insomma, a furia di, tra un po’ non saprò più a che santo votarmi.

Nel frattempo, ho scoperto che le colleghe letterate, furbe quelle, vanno a sentire seminari.
– Cioè, scusa, presenti un progetto per andare al seminario? E per giunta  tu, da sola, senza studenti?
– Eh, se non come faccio a rendermi conto se è adatto a loro?
– E noi ti paghiamo?
– …
– Ah, be’, certo.
E ce n’hanno uno, di progetto,  anche per fare la programmazione per competenze, che io mi son fatta tutta da sola – salvo poi dover ignorare le proteste del dipartimento.  Progetto che viene ripresentato ogni anno (Ma non l’avevate già fatta l’anno passato? Eh, ma solo per le terze. Caspita, duecento ore di lavoro?!? Sarà ‘na meraviglia). Mi sento un po’ scema. Senza parlare delle funzioni strumentali, che prendono  (parecchie) centiaia di euro per  fingere di rifare vecchi lavori già fatti. Urca.

Per le scale, incontro l’Isolato. Che poi, vabbe’, è lui che vuole stare per i cazzi suoi, diciamolo. Bravo come sono bravi tutti quelli che vengono dall’università speciale, e altrettanto incapace di sentirsi uomo tra gli uomini, ché loro sono sempre una spanna sopra gli altri. Ma se tratti tutti da merdine, magari qualcuno ogni tanto si risente. Anche le merdine, in fondo, hanno un loro orgoglio merdinico. L’Isolato ormai parla quasi solo con me. Condividiamo, in un paio di classi, la cura di qualche adolescente bisognoso.
– Io da domani faccio lezione in diretta, ci stai anche tu?
– Ma sì, dai!
E così, siamo sparsi per l’etere. Già mi aspetto genitori affamati venire ai colloqui con l’ipad, e mostrarmi me medesima sul tubo mentre racconto che  le palline, lanciate da qui a là per la classe, paraboleggiano. Finger crossed, un po’ ci vuole.

Gli altri, ovviamente, nicchiano.
Latino: – Io? No, io no. Io quando faccio lezione spiego.
– Eh, sì, mica come me che lancio solo palline…
– No, magari ci penso bene, a casa, e gli mando delle fotocopie.
Arte: – Verrei male.
– Cioè? Dici che dovevo andare dal parrucchiere anch’io, prima?
Italiano: – E se via cavo mi si distorcono le voci?
– Oddio, BimboMalato sopravviverà…

Well, I’ve been waiting for this moment for all my life, oh Lord

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9 risposte a On air

  1. pensierini ha detto:

    L’ “orgoglio merdinico” è stupendo! Non ti facevo così feroce. 😀

    • ellegio ha detto:

      Non sono feroce 🙂 Umiliando le persone non le si aiuta a tirar fuori il meglio. Se poi avere dagli altri il meglio non è un obbiettivo contemplato, io sono per ignorare.

      • pensierini ha detto:

        Hai scritto: ‘Bravo come sono bravi tutti quelli che vengono dall’università speciale, e altrettanto incapace di sentirsi uomo tra gli uomini, ché loro sono sempre una spanna sopra gli altri.’ Non mi sento affatto di condividere questa generalizzazione; ho avuto diversi alunni che hanno frequentato con profitto la Scuola (maiuscolo) ‘speciale’ a cui credo che tu alluda e anche altre simili, anche se meno gloriose: bene, sono tra le persone più modeste e aperte al dialogo che io conosca!

        • ellegio ha detto:

          Mi prendo la bacchettata per la generalizzazione indebita, dato che conosco un numero finito di persone (normalisti, se davvero alludevo a loro/ingegneri/single/mamme con prole/ex democristiani/padroni di cani/renziani/ etc. etc.) e non intendevo farne statistica.
          Il punto era un altro: se vuoi costruire una squadra, sul posto di lavoro, col materiale umano deciso dalla sorte, qual è la strategia migliore? Ribadire al tua superiorità o usare la tua intelligenza per aiutare gli altri a dare il meglio?

  2. e invece io sono grata a voi proffi che fate le cose anche via web, che mettete gli esercizi per casa, che scrivete i voti in tempo reale, che fate millemila programmi di potenziamento di questo quello e quell’altro. mi piacete e – sappiatelo – piacete un sacco di più anche alla dement generation (i nostri figli, LGO, i nostri figli), perchè parlate un linguaggio che li attira molto di più. oh.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Piacete, sappiatelo, piacete e molto 🙂

  4. LaProfe ha detto:

    Io però sono d’accordo con LGO: esiste un limite di tempo e di sopportazione fisica per cui quello che (secondo me indebitamente) ci stanno chiedendo sta minando la possibilità di insegnare veramente.
    Ops. Ho generalizzato anch’io, perciò rettifico: io, tra l’ipovedente, Cin ciu e, Lin le le, Ahmed, Mashud, Mamoud, Lucchetta, Sbadiglia, ‘Nzò, e così via, io non ce la faccio a star dietro a tutto e, tra le altre cose, non riesco più a fare una lezione per i BEN [*]. E anche per i BES, in questo periodo, se fossi coscienziosa, dovrei mettermi lì e scrivere i Piani educativi, invece di star lì e scrivere lezioni semplificate in sette versione diverse. Per una classe. Poi c’è la Terza D(isperati), ma stasera non mi sento di aggiungere carne al fuoco.
    Perché altrimenti rivendicherei anche il mio diritto a non vivere esclusivamente per lavorare per la scuola, ma anche per leggere, stare in famiglia, riaggiustare la mater, e riuscire a cagare in pace, magari senza il pensiero delle programmazioni da consegnare insieme a sette o otto PDP.

    [*] Sì, lo ammetto, nella mia classe ho anche quattro o cinque Bisogni Educativi Normali.

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