Sunday morning

Mai andata in discoteca, mai, a parte quel posto lì, che era una discoteca sì ma di sinistra – qualunque cosa volesse dire, e allora ci si faceva caso.  Era di quelle che anche se non balli fa niente, nessuno ti guarda – nessuno ti guarda, tutti pensano ad altro. Certo che, a ripensarci adesso, non era mica uno di quei posti dove manderei serenamente la mia fanciulla quattordicenne, anzi proprio no, ma i miei allora erano presi da altre cose,  e io ero abile ad infilarmi tra le maglie larghe della loro distrazione. Quei giorni lì un po’ li ho rimossi, cosa pensi a fare a quando non avevi nulla da pensare, e credevi che il mondo fosse enorme, e tutto a portato di mano, e le notti erano piene di musica.

Ma la musica mi commuove ancora – continuo a sentirla qui nella pancia.

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9 risposte a Sunday morning

  1. LaProfe ha detto:

    C’è questa impressione strana che, più si invecchia ( 😉 ), più rimbombano nella pelle o nella pancia certi suoni o certe immagini ai quali non avresti mai dato peso, prima.

  2. bianconerogrigio ha detto:

    Conservo ancora le bobine del magnetofono di allora. Sento ancora nella pancia la musica, devo solo riuscire a ritrovare uno strumento per risentirla con le orecchie … 🙂

  3. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 28.10.13 | Lou Reed Edition | alcuni aneddoti dal mio futuro

  4. fughetta ha detto:

    qualche anno fa mi trovai in uno di quei momenti che i bamboccioni della mia generazione si vedono capitare tra capo e collo, ovvero un contratto d’affitto da rescindere (anzi, gia` rescisso) e un appartamento da sgomberare, ancora un mese e mezzo di contratto all’universita` che non avevo intenzione di interrompere (non avevo ancora scoperto di essere choosy, si vede) e poi un contratto in un paese estero, a 1200 km, che non era ancora firmato ma come-se e un esame da passare a tutti i costi. Cercavo alloggio per quattro settimane, prima di partire. Arrivai lunedi` all’universita` con una valigia per mano, senza sapere dove avrei passato la notte. Mi accolsero, con un misto di sorpresa, affetto e curiosita` due chimici al primo anno di laurea magistrale che abitavano in un appartamento luminosissimo e tiepido, ai quali telefonai nel pomeriggio e dissi “se per voi va bene, io stasera sono li`”. Ho un ricordo intenso di quel periodo, delle mille chiacchiere sul futuro, mio, gia` proiettata altrove, e loro ancora alle prese con un sacco di decisioni da prendere. Ricordo le idiosincrasie buffe e tenerissime di Matteo e una conversazione, una sera, su un nostro ex professore di matematica del primo anno, per il quale lui stravedeva. Ridendo gli raccontai che un mio amico fisico aveva nel portafoglio una foto di Lou Reed e di come gli somigliasse (a raccontarlo ora mi sento abbastanza scema, ma abbiate pieta`, avevamo 20 e pochi anni. E poi il prof era identico,) Risate. Risate. Solo un minuto dopo scoprii che Matteo non aveva la piu` pallida idea di chi fose Lou Reed.
    La cosa mi prese talmente alla sprovvista che non trovai di meglio che aprire youtube e fargli sentire qualcosa. Mi sentii improvvisamente molto piu` vecchia, come se gli anni che ci separavano si dilatassero a dismisura. Ecco, per me Lou Reed e` (anche) questo: un ragazz(in)o che ascolta per la prima volta Walk on the wild side di fronte a me, in una umida sera di novembre, su un divano arancione.

  5. ellegio ha detto:

    Belle cose (Me lo ricordo anch’io, quel periodo, o era un’altra casa?). Chissà se Matteo poi ha continuato ad ascoltare Lou Reed, e se ieri gli son tornati in mente quella sera e quel divano.

  6. andavo anch’io in quelle discoteche là. non a 16 anni, perchè le maglie dei miei erano meno larghe (o io meno abile), ma iniziata l’università. e cantavo, poi, nei localini squallidotti, con 4 amici dall’aria molto alternativa. e questa la cantavo io, con la mia “vocina da sedicenne” (me l’han definita così non più di una settimana fa), che almeno gli studi musicali fossero serviti a qualcosa. rimbomba nella pancia, hai ragione, e, quando senti che arriva anche dalla camera dell’anaconda, rimbomba anche un po’ più su, circa in zona cuore. era un grande.

  7. (e anche oggi c’è l’immagine della calle dove vivo io… sarà destino?!)

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