coinquilini

In questi giorni di assenza un tipo con le ali si è stabilito in un angolo del terrazzo.

La prima volta, ho sentito un frullar d’ali scomposto, e l’ho visto volarsene via. La seconda, terza volta, e poi la quarta, idem. Dal che argutamente deduco, pur senza essere riuscita a vederlo bene da vicino, che egli ha deciso che quell’angolo gli appartiene. E’ un angolino in ombra, che col caldo di questi giorni deve avergli fatto gola, e per di più sotto un rubinetto che perde un po’, così c’è anche da bere.

Il fatto gli è che egli è un piccione. Io non vorrei dire che non ho nulla contro i piccioni, perché io, in realtà, contro i piccioni ho molto. Il molto forse è eccessivo, sarebbe meglio dire tanto, e il tanto poi si riduce in fondo al fatto che i piccioni scagazzano. Insomma, non ho ancora finito di disfare le valigie – e non si creda che fossero poi tutta ‘sta gran roba – e però nel frattempo mi sto dedicando all’apertura non sistematica di tutti i cassetti di casa (cioè: li ho aperti quasi tutti, e molti li ho svuotati in giro qui e là) e non mi va di pulire gli scagazzamenti dell’ospite.

Si accettano suggerimenti, che non prevedano (perlomeno come prima scelta) spargimenti di sangue piccionico.

 

Nel frattempo mi chiedo come mai mia madre, incaricata temporaneamente di dare acqua alle uniche due piante del terrazzo suddetto, non se ne sia accorta (tutto quel guano sotto il rubinetto al quale – per forza – avrà attinto l’acqua necessaria…). Non so rispondermi. Che le abbia innaffiate regolarmente non c’è dubbio, sono in fiore che è una bellezza. Vabbe’, uno è un oleandro, vecchia volpe che resiste da secoli. L’altro è un plumbachino che avevo dato per spacciato ma si sta notevolmente riprendendo. Gli altri campioni della nostra riserva personale di cose verdi li avevo portati con noi a casa sua (di mia madre) a giugno, quando ci ha ospitati durante i lavori del bagno.
– E questo orrore cosa sarebbe?
– Un potus, mamma.
– Ridotto maluccio.
– Eh, sì. Ma ce l’ho da quando vivevo sola, ci sono affezionata. E poi, sì, con quell’unico rametto non ha un bell’aspetto, ma è molto resistente.

 

Ieri mia madre mi ha convocata all’alba per riprendere le piante.
– Vedrai che meraviglia.
Sono andata, ho constatato di persona i miracoli che è riuscita a dare (oppure, io sono un vero disastro). Il vasetto del potus era in un angolo.
– Quello, lo puoi pure buttare.
Non mi è venuto da dire nulla, ma so che l’ha fatto volontariamente. E’ troppo una da psicopatologiadellavitaquotidiana perché io possa credere a una disgrazia.
Non mi dispiace nemmeno troppo, dato che non è colpa mia, ma sono curiosa come una scimmia.
Perché mi ha ammazzato il potus?

 

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6 risposte a coinquilini

  1. bianconerogrigio ha detto:

    Il plumbago ha sette vite (il mio almeno). Quanto alle mamme che odiano le piante, la mia non sopportava quelle che non producevano fiori e quindi … kaputt. Sicura che il potus non abbia deciso di suicidarsi?

  2. Aliceland ha detto:

    L’unica cosa che mi viene in mente per il piccione è di mettere dei fogli di giornale nei punti di scagazzamento e cambiarli ogni giorno, così non devi lavare il pavimento del balcone.
    Per le piante non ti posso essere di alcun aiuto, riconosco le rose e le margherite, ma non oltre 😉

  3. anonimo SQ ha detto:

    Quei cosi con le punte di plastica per impedirgli di posarsi ? Cordicelle tese con striscioline di alluminio domopak ?
    Anch’io odio i piccioni, ho l’auto verde con le barre sul tetto, si appollaiano e scagazzano sempre !

    Anonimo SQ

  4. ellegio ha detto:

    Grigio: no, impossibile! Mi era così affezionato!

    Aliceland: tipo trasformare il mio terrazzo in un’enorme gabbia per canarini? Argh. Il problema è che i giornali volano, dovrei bloccarli con qualcosa di scagazzabile, e però non vorrei dare l’impressione che approvo e incoraggiare l’ospite 🙂

    SQ: Ma il tipo si mette per terra! Le punte di plastica sono escluse. Le striscioline di alluminio…ci penso. Oppure gli vado a fare bu! a sorpresa, sperando di stressarlo fino a fargli abbandonare il posto…

  5. ildiariodimurasaki ha detto:

    Ho abitato per anni in un condominio impegnato in una aperta quanto vana lotta contro i piccioni, peggiorata dal fatto che un paio di condomine li nutrivano pure, povere creature magroline e deperite (dei tacchini, hai presente?). Le strisce di alluminio e le punte sono utilissime per decorazione, ma non mi risulta abbiano mai portato a vantaggi effettivi. L’unico metodo non sanguinario ed efficace che conosco è… avere uno o più gatti. Aiuta davvero parecchio. No, non è (molto) sanguinario perché i gatti di solito non riescono a prendere piccioni, nonostante il proverbio. Ricordo la mia amata Clorinda che rientrò dal tetto un giorno con un sontuoso cadavere di piccione, ma dava l’aria di non essere freschissimo. Anche se ammetto di non averlo esaminato con molta attenzione.
    (Dimenticavo: le punte ripensandoci possono risultare utili nei sottotetti, purché disposte con ESTREMA diligenza. Se appena lasci qualche centimetro libero…)

    • ellegio ha detto:

      La mia adorata Camilla, pur non essendo un’aquila, spesso mi rendeva omaggio con cadaveri sanguinolenti di cose pennute (io ero lì, i libri sparpagliati sul tavolo, quaderni e fotocopie, e lei con un balzo solo mi spiattellava ‘ste robe – uso ancora un bellissimo testo di meccanica quantistica che ha una pagina insanguinata 😦 ). Ma non ricordo piccioni, no. E ora di animali in casa non ne entrano più, siamo già abbastanza incasinati così.

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