perle

Ora che siamo a metà strada, posso dire che ‘sti esami di terza media sono davvero assurdi? A farli bene è un massacro, e allora non resta che seguire l’italica via del mezzo e mezzo, salviamo le apparenze (?). Se ci si riesce.

Scritto di italiano, traccia 3. Relazione su una esperienza didattica significativa.

– Eh, ma questo non so se ti conviene sceglierlo, non l’abbiamo mai fatto. Vabbe’, sì, in fondo, fai come vuoi. Ma non metterci troppe emozioni.

Troppe emozioni? Cioè, quante sono esattamente troppe emozioni? Tre emozioni sono troppe? Ma se una emozione non era tanto emozionante, può andare lo stesso?

Scritto di matematica. A parte che manca la prof di ginnastica, che doveva fare sorveglianza, e quindi metà classe  è chiusa in un antro a scopiazzare allegramente, succede che a un’ora dall’inizio qualcuno si accorge che il testo è sbagliato. E si scatena la bagarre, gente che si incazza, gente che va dai ragazzi a dire che è tutto sbagliato, gente che continua a leggere il giornale. E alla fine metà delle classi della scuola continuano a lavorare col vecchio testo, e le altre devono rifare (senza tempo in più, però).

Scritto di francese. Domande aperte di comprensione del testo, in un’ora. No, aspe’. Domande chiuse di comprensione del testo e grammatica, due ore. No, neanche questo. Domande di grammatica e civiltà (?), ma su una parte del programma non svolta. E meno male che il compito lo preparano i docenti della scuola.

Intanto, la ragazza si aggira come un fantasma nel cuore della notte.

– Non mi ricordo più nemmeno il MCD e il mcm.

La cosa positiva è che giovedì, in un modo o nell’altro, ne siamo fuori.

 

La cosa un po’ meno positiva è che martedì, in un modo o nell’altro, dobbiamo traslocare perché ci spicconano la casa. Aiuto.

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13 risposte a perle

  1. ildiariodimurasaki ha detto:

    Solidarietà: esistono senz’altro cose più stressanti dei traslochi, anche temporanei, ma sul momento a me vengono in mente solo i bombardamenti e la deportazione nel campo di sterminio.
    (Comunque le emozioni vanno benissimo, in una relazione, basta che non ci siano solo quelle, e magari dedicate a qualcosa che con l’attività descritta non c’entra nulla. E poi, se il problema sono le emozioni, basta parlare di un’attività che non ti ha fatto né caldo né freddo… ma nemmeno annoiato troppo, perché anche la noia è un’emozione, seppure un po’ grigia)

  2. lanoisette ha detto:

    stavolta sono in disaccordo con Murasaki. in una relazione, le emozioni NON ci vanno, è proprio questione di tipologia testuale – e ci feci una litigata galattica l’anno di Piccolina (tu ce le metti, le emozioni, nella relazione finale?). io le cassavo spietatamente, a meno che non ci fosse un accenno, morogerato ed appropriato, nella parte finale sulla valutazione dell’esperienza.
    e comunque: se il prof di italiano non ha mai fatto la relazione di esperienze in 3 anni 3 (che è una delle cose più semplici da fare se la inizi in prima, più difficile se la lasci agli sgoccioli della terza), una bella lettera al DS non gliela toglie nessuno. inoltre, se le tracce di TUTTE le prove erano così a membro di segugio, direi che viè toccato in sorte anche un Presidente di commissione davvero pirla.

  3. ildiariodimurasaki ha detto:

    Non credo convenga essere troppo rigidi con i temi alle medie, tanto meno con le relazioni. Il giorno del tema dell’esame, poi, men che meno. Purchè la parte sull’attività sia precisa, le emozioni non vanno male, tanto più se la traccia… le chiede. Non so se ti sei mai trovata il classico terzo tema che che dice “Parla della gita di fine anno, che aspettative avevi, come l’hai vissuta” eccetera. Voglio dire, a volte la relazione parte bastarda sin dal titolo. (credo di essermi inalberata solo una volta, quando, dovendo relazionare sul solito spettacolo teatrale sulla shoah la relazione si basò su quanto era stato divertente fare il tragitto sul pullmino con un’altra classe, con cui si erano scambiati un sacco di numeri di telefono. e dello spettacolo fu detto solo che c’era stato).

    • lanoisette ha detto:

      mah, forse sarà fissata io, ma su generi letterari e tipologie testuali concedo pochi sconti, soprattutto alle medie – le ibridazioni e i pastiches verranno dopo.
      e sul tema che “chiude un occhio” ai fini della media finale, beh, se da una parte può essere cosa ragionevole, dall’altra ho provato ad inalberarmi seriamente, in sede di commissione, con colleghi di matematica o di lingue che pretendevano da me voti flessibili mentre i loro (perché “oggettivi”, sostenevano) non erano passibili di variazioni. per la serie: se volete mettere becco sulle mie valutazioni, allora facciamo davvero la correzione collegiale e voi state seduti buoni buoni mentre io vi leggo 25 elaborati.
      le arie calavano subito, ti assicuro.

      • ildiariodimurasaki ha detto:

        Confesso di non credere per principio ai generi letterari, e sulle tipologie testuali per lo più sorvolo pudicamente (se ti sei mai letta le caratteristiche che secondo loro hanno “diario” e “lettera” capirai cosa intendo), anche se sono consapevole che tu prendi queste cose più sul serio, o non avresti fatto gli studi che hai fatto. Però il Terzo Tema di Relazione nasce bastardo già di suo perché la creatura deve raccontare”un’esperienza che lo ha particolarmente coinvolto” o “una lezione che lo ha particolarmente appassionato”. Si aggiunga che nella scuola si cerca appunto di COINVOLGERE gli alunni, facendo leva sulle loro esperienze, i loro ricordi etc. e le relazioni servono anche agli insegnanti per scoprire il tipo di riscontro che ha avuto l’attività proposta.

        • lanoisette ha detto:

          Io invece ho una venerazione per i generi letterari (“operatori pragmatici di leggibilità”, secondo Weinrich) e anche sulle tipologie testuali ci sono ottimi studi (Jean-Michel Adam, purtroppo non tradotto in italiano) – il problema è lo schifo che c’è nelle antologie e su cui di solito sorvolo preparando schede ad hoc.
          sicuramente, in una buona relazione si deve valutare anche l’interesse suscitato dall’attività, ma al posto giusto e nel modo giusto, non con un florilegio di “bellissimo/stupendo/noioso” ecc…

          sull’ultimo punto concordo con te (conoscere l’impatto dell’attività x), ma diciamo che quello mi pare obiettivo delle normali relazioni svolte durante l’anno; lo scopo della relazione all’esame è verificare se un alunno sa fare una relazione (e non la confonde, appunto, con una delle varie “scritture dell’io”)

          • ildiariodimurasaki ha detto:

            Sullo schifo che c’è nelle antologie è difficile e forse impossibile trovare parole adeguate. Certamente il florilegio di “bellissimo/stupendo/ noioso” etc. va biasimato e per “emozioni” intendo qualcosa di più argomentato.
            Ma IMHO lo scopo della relazione all’esame, come delle altre due tracce… è raccattare le classiche tre colonne ben scritte e il Signore ci assista tutti, amen, perché spesso il tema deve fare da puntello contro svariate incognite, e non è all’esame che l’insegnante diventa più fiscale, di solito.
            Fermo restando che il dialogo riferito sembra piuttosto… ahem… demenziale, ecco.
            Per tacer del resto.

    • lanoisette ha detto:

      P.S.: io sul classico terzo tema dato ad minchiam (mezzo diario, mezza relazione, così non scontentiamo nessuno), così come sul tema argomentativo sui massimi sistemi, mi sono sempre scannata con i colleghi in sede di stesura delle terne – perché di solito chi vuole il terzo tema ad minchiam non ha fatto lavorare i ragazzi sulla relazione e chi vuole “la pace e la guerra” ha fatto quattro letture sull’antologia e si aspetta la pappardella buonista anziché aver fatto davvero capire cosa significano tesi-antitesi-confutazione-obiezioni.

  4. Aliceland ha detto:

    Sì, comunque questi sono proprio malmessi (dico i prof di questa scuola). E c’è n’eravamo un po’ già accorti, nevvero?
    Intanto la “bambina” la vive male, e questo è imperdonabile!

  5. LaVostraProf ha detto:

    Mah, benché io sia la prima a pasticher con i generi letterari quando scrivo, quando insegno, soprattutto alle medie, spiego ai ragazzi che, una volta capito come si usano i colori o come si usa la frizione dell’automobile, potranno (futuro) anche mescolarli o andare come dei pazzi sul circuito di formula Uno. Ma prima, appunto, che ci siano i fondamentali, saldi e sicuri. Dico loro che, dopo aver imparato a dare una mano di bianco sui muri, potranno anche dipingerci su la Cappella Sistina. Poi, di suo, la relazione è un testo che può venire molto bene, se fatto bene (l’altr’anno hanno rifatto quattro volte una relazione di educazione tecnica sulla visista a una cartiera, ma alla fine abbiamo raccolto cose degnissime, complete di grafici, fotografie e così via).
    Di solito la relazione si lasciava, come tipo di testo, in seconda e terza (anche in vista dell’esame), ma da un bel po’ di anni io mi metto d’accordo con le colleghe e, già subito dalla prima, dopo un esperimento di scienze o dopo aver piallato e inchiodato il baule delle esperienze di classe, la relazione la imparano a fare nelle mie ore.
    Quanto al resto, sia la relazione mai fatta (?), sia l’insegnante di sorveglianza che manca (??), sia il compito di matematica sbagliato (???), sia la prova di francese campata per aria, con orari ad minchiam, e così via… non ho più abbastanza punti interrogativi.
    Ma ho due domande:
    – che caspita di insegnanti ha avuto tua figlia?
    – dove caspiterina è il presidente di commissione?

    (solidarietà per il trasloco)

  6. Upupa ha detto:

    …e vogliamo parlare della prova Invalsi????????????????????? E dell’inserire i dati al PC????????????????????????

  7. ellegio ha detto:

    Quando i virgulti arrivano a me, e faccio fare le prime relazioni di laboratorio, ce n’è ancora una bella fetta che si perde in assurde descrizioni di come sia stato divertente salire per le scale dal primo al terzo piano, e che casino quella volta che le chiavi del laboratorio non si trovavano, ti ricordi?!? E alla fine ci vanno giù duro con quanto mi è piaciuto misurare lo spessore del libro con i calibro oddiomio che magnifica esperienza.
    Detto questo, io dei programmi di italiano delle medie ancora non ho capito nulla, so solo che dobbiamo essere stati parecchio sfigati, perché in genere in ogni consiglio di classe c’è qualcuno che butteresti a mare e qualcuno che ringrazi il cielo per avertelo fatto incontrare, ma in questo caso il meglio è …boh. In particolare, italiano è uno stra-boh, ma di sicuro hanno scritto pochissimo. L’ultima perla oggi, pomeriggio prima dell’orale, che arriva la richiesta di stampare tutte le poesie e i brani che hanno in programma. Perché? Perché la prof durante l’hanno ha chiesto di fare annotazioni a penna sul libro (altrimenti *sarebbero andate perdute*) e però all’esame leggere dal libro con le note non si può. Ma, tipo, portare lei un’antologia pulita no, eh? Mi ripeto che manca un giorno, e mi riservo un bel colloquio con la Dirigente Scolastica dopo, vada come vada.

    Ah. La presidenta di commissione è la dirigente della scuola che sta a duecento metri di distanza. Pare il gioco delle tre carte.

    Upupa, benvenuta. Sulle prove Invalsi il discorso è lungo. A me non dispiacciono, però si tratta anche qui di decidere cosa dobbiamo fare e cosa si vuole da noi. Lavorare per competenze è una cosa seria, l’obiettivo è condivisibile ma la strada è ancora lunga. Sull’inserimento dei dati al PC durante gli esami le mie esperienze in commissione di maturità finora non sono negative. Per gli Invalsi, lavorando alle superiori me li sono portati a casa e ho fatto da me (certo, se qualcuno si fosse degnato di avvisarmi che dovevo farlo, senza scaricarmi il faldone alla sera dicendo che la mattina dopo doveva essere fatto il lavoro, e certo, se l’invalsi si decidesse a usare qualcosa di più umano che un file excel pieno di macro … )

  8. pensa te: ne siamo usciti lo stesso giorno pure noi…

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