Anna

Vabbe’, dai, faccio una pausa.

Tanti anni fa, primo giorno di servizio nella Grande Scuola.
Arrivo, fresca di concorso e di belle speranze, col mio contratto nuovo sotto il braccio. Nella Grande Scuola c’era quel bel corso sperimentale, una sola sezione purtroppo, ma hai visto mai …
Prima del collegio che inaugura l’anno scolastico, mi presento dal Preside. Tempo cinque minuti e scopro che la cattedra che voglio è mia. Cioè, nessun altro la vuole: troppa fatica. Penso ma guarda tu (no, veramente quando penso da sola riesco ad essere un pochino più espressiva, a volte anche volgare, ma vabbe’). Perfetto, mi dico. Volevo quella, avevo appena scelto la Grande Scuola nonostante fosse all’altro capo della città, e mi costasse  belle ore di pendolarismo sui trenini metropolitani.
Poi c’è il collegio, come da tradizione, e alla fine mi si avvicina lei. Grandi sorrisi di benvenuto, accoglienza calorosa, che bello che finalmente abbiamo una persona contenta di prendersi quel posto, una persona giovane, e scopro che è anche mia collega di corso.
Scopro anche, rapidamente, che a molti degli ingegneri doppio lavoristi della Grande Scuola Anna sta cordialmente sulle balle. Ah, beh, certo. Ai fancazzisti secca vedere che uno lavora, e Anna è brava. Anna si sa muovere, si diverte a insegnare, studia, pesta i piedi per avere tutto il meglio che può per il suo laboratorio, cerca contatti con le aziende  e le imprese della zona. Ho imparato un sacco da lei.
Anna aveva questo modo di lavorare che ho sempre ammirato, disponibile con tutti (anche gli stronzi che quando vedono che le cose funzionano si riavvicinano per cercare di rosicchiare qualcosa) ma capace di farsi carico di grosse quantità di lavoro se gli altri si ritiravano strada facendo. Mi manca anche il suo sguardo laterale, e non solo sulle cose di scuola.
Oh, il figlio piccolo… vuole stare sempre in braccio…
– E ti stupisce? Se tu avessi un anno, dove altro vorresti stare?

Una volta avemmo una discussione.
Come fai a non avercela con tutti quelli che fanno finta di lavorare, con tutti quelli che ti fanno organizzare le cose e poi non vengono?
– Non posso costringere la gente a lavorare bene.  Posso solo continuare a farlo io meglio che posso. Intanto, perché mi gratifica. E poi perché, guarda, prima o poi qualcuno torna sempre.

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10 risposte a Anna

  1. the pellons' ha detto:

    Brava. Ce ne fossero.

  2. ellegio ha detto:

    Ce ne sono. Spesso si fanno i fatti loro, e quindi nessuno le riconosce.

  3. Ilaria ha detto:

    eh sì, bisogna fare proprio così, che guastarsi il fegato non serve, dritti e sorridenti per la propria strada. anche se a volte ci si sente così soli che la tentazione di abbassare standard e aspettative è forte.

    • ellegio ha detto:

      Dici? Non lo so, dipende molto dalle condizioni locali. A volte è davvero frustrante, ma quando mi è capitato ho preferito andarmene.

  4. LaProfe ha detto:

    Salutoni ad Anna, dovunque sia ora 🙂

  5. pensierini ha detto:

    Grazie, che bella persona. Chissà se qualcuno pensa così un po’ anche di me. Magari.

    • ellegio ha detto:

      Come ho scritto, non è che fosse molto amata, anche se non ho mai sentito nessuno che non l’apprezzasse professionalmente.

  6. laGattaGennara ha detto:

    Uh, Anna for preside(nt)

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