distanze

Il teatro al secondo piano è il nome pomposo di un’aula appena un po’ più grande delle altre, con un palcoscenico strettino: c’entrano solo quella ventina e poco più di sedie su cui sono seduti, eccitatissimi, i bambini di seconda.

– Raddrizzatevi, e ricordatevi che tutte queste persone sono qui per voi. Vogliono vedere le vostre facce migliori.

Forse qualcuno si aspettava la solita recita scolastica di fine anno, quel mix infernale di canzoncine, letturine, battutine, sorrisini e lacrimoni di mammà (i papà no, loro sono in fondo e sventolano l’icoso). La Scrittrice spiega pacatamente che no, voi guardate pure il vostro scarrafone, ché in fondo siete qui per quello, io invece sono qui a mostrarvi come abbiamo lavorato insieme. E non fa niente se non lo vedete, o non lo volete guardare, perché il mio compito, il mio scopo, è mostrarlo lo stesso. Nonostante, mi verrebbe da aggiungere.

E mi sorprendo a provare a mettermi nei suoi panni –  vorrei, ma so che è ambizione vana. La Scrittrice il teatro ce l’ha nel sangue, e ne ha anche fatto il suo lavoro, ben oltre le letture e i dettati e le regole della grammatica. La Scrittrice mette in scena se stessa e tutti loro, che leggono, si interrogano, interpretano a turno lo stesso ruolo (basta cambiare un cappello) e riempiono gli spazi. Venticinque bambini per una fiaba con tre personaggi e mezzo? Si può. Sono incantata – il mio, di scarrafone, è diventato un gargoyle, ed è proprio lui, riesce a far sentire la sua presenza anche se è immobile e non dice nulla, ed incredibilmente quello è proprio anche il suo posto in classe, il capobanda delle retrovie, il buffone solido di cui tutti si fidano. Penso che io non riuscirò mai ad ottenere tanto, che ciascuno dei miei studenti si senta apprezzato e valorizzato per quello che è, anche quelli che improvvisamente si mettono a far la lotta sul pavimento, anche quello che si offende e scoppia in lacrime perché qualcuno gli ha rotto la piuma del cappello da pappagallo, e se fossi al posto della Scrittrice lo prenderesti per la collottola e lo accompagneresti fuori, ma lei lo guarda con sguardo adulto e lui capisce – Oddio, ma allora succede davvero!

Ed essere stati lì è stato bello, uno ha la sensazione che ci vorrebbe poco per un mondo normale, dove persone normali lavorano con altre persone e si rispettano, dove si può imparare qualcosa di nuovo – grandi e piccoli – ed è un pensiero prezioso a cui aggrapparsi mentre la nave affonda.
Meglio vederla in questo modo, che impazzire di rabbia.
La distanza tra la piazza e il palazzo si misura anche così.

 

(E no, non ho mai votato né i DS, né il PD, ma non mi sento meglio per questo)

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4 risposte a distanze

  1. LaVostraProf ha detto:

    Sì succedono, le cose belle. E anche quelle brutte, ovvio.
    Credo che il problema grande sia proprio che quelli là chiusi là dentro non si rendono conto più né delle une né delle altre.

  2. Ilaria ha detto:

    “lei lo guarda con sguardo adulto e lui capisce”: è tutto dentro queste parole, il nostro mestiere. io non ci riesco sempre, anzi, ma è solo in uno sguardo così, che si compie le magia.
    sì, basterebbe poco.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    E’ bello essere dove la vita è ancora tutta davanti e gli adulti cercano tutti i modi per aprile il maggior numero strade ai ragazzi. Molti grandi, purtroppo, hanno dimenticato di conservale l’orecchio verde della favola di Rodari 🙂

  4. bianconerogrigio ha detto:

    di strade … mi sono perso un di 🙂

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