potrebbe piovere (cit.)

C’era una volta una prima nuova, e questa non è un gran novità. Una prima nuova c’è tutti gli anni, anzi spesso ce n’è più d’una, per cui.

Nella prima nuova c’era una bella ragazzina bruna, e neanche questa è una gran cosa. Voglio dire, è facile essere belli  a quattordici anni, fare bei sorrisi, scambiarsi i segreti con le amiche nuove nuove davanti alla porta del bagno, correre fuori quando suona la campanella. Insomma, queste cose qui.

Poi piano piano ci si conosce meglio, si fanno cose, gli adulti si interrogano nei corridoi. Sarà? Non sarà? Si chiede alla madre, si chiede di nuovo, si programmano le visite, si perde un sacco di tempo, e nel frattempo si fanno tentativi un po’ alla come viene. Stampare fogli colorati  a caratteri più grandi, rileggere ad alta voce, fare schemi. Certo, è strano che si arrivi al liceo senza che nessuno se ne sia accorto, ma così è.

Guardare in faccia la bestia non è bello, ma almeno uno si fa un’idea delle armi con cui combatterla. Ci sono pianti, sguardi spaventati, paure, un sacco di dubbi, ma si va avanti. Si aspettano le carte ufficiali, che non sono ancora arrivate – e forse non ce la faremo prima della fine dell’anno scolastico, ma intanto c’è la diagnosi ufficiosa, e tutti si tranquillizzano.

Cioè, insomma.

La dislessia è un disturbo specifico di apprendimento che viene diagnosticato in presenza di buone capacità cognitive. Di fronte a questo tutti la fanno facile,  e cominciano a sciorinare l’elenco delle misure dispensative e compensative a cui, per legge, un ragazzino dislessico ha diritto. Se devi correre la maratona e parti con una gamba dolorante, come fai ad arrivare? Be’, mi si dice: lascia che vada piano, falle fare meno chilometri, ogni tanto un pezzo in automobile. Arriverà. Fai che non debba scrivere.

Va tutto bene. Va tutto bene? No, non so: cosa va bene?

Per legge i ragazzi con dsa, essendo normodotati, non hanno diritto al sostegno. Hanno diritto a una didattica personalizzata, a un insegnante capace che lavori con loro costruendo un percorso ad hoc, tenendo conto maggiormente dei contenuti che della forma, e valutando con loro e su di loro l’efficacia di tutti gli strumenti che la sua competenza e la sua fantasia gli suggeriscono. Il fatto che questo insegnante, poi, abbia 27 studenti nella stessa classe, non dislessici ma a volte problematici lo stesso, o semplicemente desiderosi di attenzione, e poi abbia altre cinque, o sei classi nella stessa scuola (o in scuole diverse, perché no?) in alcune delle quali ci sono ragazzini altrettanto incasinati, questo è un dettaglio. Il fatto che a volte semplicemente dover cercare la carta colorata su cui stampare, questionare con la bidella che in quel momento non vuole fare le fotocopie e non vuole nemmeno che tu le faccia da sola, ti porti via mezz’ora – e che la giornata sia sempre maledettamente e cocciutamente di ventiquattr’ore, nelle quali oltre al resto, devi pensare come registrare le lezioni, rivedere le registrazioni, caricare i video da qualche parte, controllare che gli schemi siano fatti bene, etc. etc., be’ tutto questo lasciamolo da parte. La legge è fatta in modo che uno possa dire sì vabbe’, quando fai il compito ti tolgo un paio di domande, lascio che ci lavori un po’ di più, e poi ti metto sei qualunque cosa ci sia scritta sopra. Siamo contenti tutti, poi.

Il mio problema è proprio sui contenuti. Quand’è la che maratona di dodici chilometri che corro mettendoci tre giorni smette di essere maratona? Un ragazzino dislessico impegna una marea di risorse in compiti che dovrebbero essere automatici (siamo al liceo) e chiaramente quando arriva alla ciccia spesso è stremato e non riesce a cavarsela. Una cosa è correre una volta col ginocchio dolorante, altro è avercelo dolorante da tutta la vita.  Se la memoria di lavoro e la velocità di esecuzione dei compiti sono deficitarie, la capacità di risolvere problemi che richiedono ragionamenti inversi, o algoritmi complessi è compromessa: ma allora in che modo vanno valutate le competenze  di un ragazzino dislessico? Chi stabilisce cosa deve sapere e cosa deve saper fare? Per il momento, nessuno.

Potrei pure far finta di niente, limitarmi alle *misure dispensative* e farmi meno problemi, ma ho quella spiacevole sensazione che viene quando vedi che quella è solo l’indicazione dell’uscita di sicurezza – non proprio come lavarsene le mani, ma quasi. Sarebbe compito mio capire come aiutarla a inventarsi strategie per ricostruire quello che le manca, ma avrei bisogno di lavorare solo con lei, molte ore, e forse non ne ho neanche le competenze. Dovrei avere un’altra vita, e di vite parallele ormai ne ho abbastanza. Prima o poi, mi servirebbe anche recuperare la mia, in mezzo a tutto questo casino.

Poi, l’altro giorno l’ho chiamata.
– Senti, mi devi un po’ dare una mano. Ho bisogno di sapere come ti trovi con tutto quel materiale che ho preparato.
– Ah, sì. Ecco…Insomma.
– Non mi dire insomma, per piacere. Guarda, siamo solo io  e te. Lo so che non l’hai neanche guardato. Sai, la piattaforma tiene il log degli accessi, e quindi posso verificare quando entrate e cosa fate. Tu, finora, non ci sei mai entrata, semplicemente.

Vabbe’, è Pasqua. Tanto, piove già.

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7 risposte a potrebbe piovere (cit.)

  1. LaVostraProf ha detto:

    Aggiungi che la ragazzina dislessica ha un padre operaio che ci ha messo un anno e mezzo a comprarle un tablet ma lei non vuole usarlo perché nessun altro in classe ce l’ha; aggiungi che hai trovato un carattere adatto a lei (http://opendyslexic.org/), lo hai scaricato e le fai le verifiche con quel carattere lì, ma poi usi quel carattere lì per tutti perché altrimenti lei si sente diversa; aggiungi che le dai le verifiche uguali agli altri se no guai e le dici di tenerle tutto il tempo di cui ha bisogno e lei ti consegna una quarto d’ora prima, appena vede i primi che consegnano; aggiungi che non impara imonti d’Europa e tu non sai se è perché non studia o se bisogna insegnarglieli in un altro modo; aggiungi la circolare sui BES; aggiungi un ragazzino cinese appena arrivato che ti hanno appena messo in classe e una ragazzina egiziana appena arrivata che hanno spostato da un’altra classe perché la sua prof (la Polletta) ha deciso che era meglio così…

    • ellegio ha detto:

      Ehi, grazie per il font! E poi sì: fai le copie a colori per tutti così lei non si sente diversa, poi arrivano ordini dall’alto di farle solo per lei perché non abbiamo tutti questi soldi da sprecare in carta colorata, e poi però bisogna dire che è solo un problema di vista perché se no, di nuovo, si sente diversa, ma diversa in un modo va bene e nell’altro no, e aggiungi il ragazzino peruviano che non sa né leggere né scrivere ma è tanto volenteroso, e il ragazzino locale che non sa né leggere né scrivere e non ha voglia di fare una beata mazza, ma entrambi hanno la mamma in pianta stabile giù nell’atrio che tutti i santi giorni chiede come sta andando…e in quella classe hai solo due ore a settimana…

  2. lanoisette ha detto:

    ahia, come ti capisco.
    comincio col dire che secondo me la legge ha fatto una cazzata, non imponendo il sostegno a questi ragazzi (in una scuola in cui lavoravo eoni fa, quando c’erano ancora un sacco di risorse, si riusciva comunque a dare qualche ora di sostegno anche ai DSA), che soprattutto all’inizio hanno bisogno di essere guidati passo passo.
    sulla diagnosi in tarda età, io ormai non mi pronuncio più, ne ho viste troppe.
    sull’uso di compensativi/dispensativi, ricordati che è innanzitutto lei che deve imparare ad usarli (ad esempio: gli schemi non devono essere una pappa pronta, deve imparare ad usare i software come Cmaps) e se ti rendi conto che non collabora, chiama la famiglia e tutelati, ovvero
    1) fai verbalizzare lo scarso impagno in sede di CdC
    2) su ogni compito segna “svolto con l’ausilio di…”
    perché disponibili sì, coglionazzi no.

    • ellegio ha detto:

      Sono convinta anch’io che la legge è fatta male, un sostegno è necessario, anche perché non tutti hanno famiglie in grado di aiutarli. Ci vuole un sacco di tempo e di fatica, bisogna essere in grado di affrontare tentativi a vuoto, stress…

  3. melchisedec ha detto:

    Mai affrontato casi di dislessia, ma che anche nel mio liceo ci sono dei casi. Comprendo però le tue sagge preoccupazioni.

    • ellegio ha detto:

      Al liceo infatti i casi sono piuttosto rari, e in genere si tratta di ragazzini che hanno già imparato a fare i conti col problema.

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