prima della prima (ore che non esistono)

C’è un giorno che entro a scuola a metà mattina, e quando tutti escono e la casa si svuota posso lavorare in pace, come se fosse notte.

C’è un giorno che mancherebbe ancora un po’ più di un’ora, e mi restano solo tre compiti e poi potrei riportare almeno questo pacco di verifiche a scuola, ché sono tutti in ansia per il pagellino di metà marzo.  Un’ora, tre compiti, ce la posso fare. Ma il cielo diventa livido, non è più neanche nero, è viola scuro e trema. Uscire subito o mai più: immediatamente,  oppure la grandinata sul motorino. Anche no, esco.

Riesco ad arrivare asciutta, ma la sala insegnanti è iperaffollata, ci sono genitori in fila davanti alla segreteria, perché poi? Spero che non mi blocchi nessuno e cerco un tavolo. Poveri, questi ultimi tre compiti. Anche mezzo tavolo va bene. Un quarto di tavolo, magari uno di quelli in fondo al corridoio, davanti alla porta della mia seconda. Ehi, devono essere soli, senti che casino. Ogni tanto qualche ciuffo di pelo attraversa la porta aperta e plana in mezzo al corridoio. La bidella mi urla da dietro Professore’, falli sta’ zitti. Chiaro, sorella, ci avevo già pensato, sai?!? Mi affaccio alla porta dell’aula. Poveri, non stanno neanche facendo nulla di male. Ci sono Testa Dura e il Bambino con la Valigia alla lavagna che stanno spiegando qualcosa agli altri, qualcosa con tante radici, meglio non guardare. Ma ventisette giovani anime in una stanza qualche po’ di rumore lo fanno. Mi vedono e mi guardano con l’occhio a punto interrogativo, non è chiaro se sono di passaggio o per tutta l’ora.

– Troppo rumore, si sente fino in Presidenza.

– D’accordo prof.

Raggiungo il mio banchetto in fondo al corridoio e comincio a leggere, ma nel giro di pochi secondi di nuovo i decibel superano la soglia. Mi rialzo. Mi riaffaccio. Mi ribecco un d’accordo, prof. Mi risiedo, rileggo tre righe e ricomincio a registrare una preoccupante crescita del livello di rumore dietro di me. Mentre sto per alzarmi un’altra volta, la fucilata alle spalle. Allora, professore’, je dici quarcosa?  Sorella, ora anche basta, facciamo che non ti ho proprio sentita. Raccatto tutta la mia roba e, gelida, e anche un po’ assai nera, marcio dritta in classe – ehi, ora ho tutta la cattedra.

– Ok, il prossimo che fiata prende una nota.

Ma non riesco a concentrarmi, i ragazzini sono troppo tesi.

– Potete leggere però.

Il Malatino alza il libro dal banco e me lo mostra, muto.

Scoppiamo tutti a ridere. Ma piano.

Passo il resto dell’ora a fare lezione. E non ho ancora timbrato.

Quando torno indietro per salire al piano superiore, incrocio la bidella che marcia verso il bagno dei maschi. Devono averlo lasciato come al solito, forse ha individuato il colpevole. Entra come una furia – ma dai, non si può, è il bagno dei ma…Non si capisce mica cosa si stanno dicendo, e poi…

– Ecchettecredi, lo sai quanti ne ho visti in vita mia?

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6 risposte a prima della prima (ore che non esistono)

  1. anonimo SQ ha detto:

    Beh, in caso di bisogno, tipo una lezione su “quello”, avresti pure una consulente, no ?
    Vedila positiva !

    Anonimo SQ

  2. laGattaGennara ha detto:

    Adoro. Le ore prima della prima, quando non sono le mie e quando mi vengon raccontate così bene. Sul fulmen in clausola, poi…

  3. Aliceland ha detto:

    Professore’ je dici quarcosa mi fa schiantare!!!

  4. fantastica! tu e anche la bidella “guardona”! (che bello che tu sia di nuovo qui)

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