il labile walpole [cit]

La classe ombra, sì insomma, la classe virtuale – che da noi viene istituzionalmente ospitata sul sito della scuola, per misteriose ragioni di forza maggiore è stata chiusa. Uno una settimana abbozza, la seconda pure, la terza comincia a venirgli il nervoso. Vabbe’, penso, se dobbiamo lavorare così mi ritrasferisco di nuovo con armi sul libero web e pace. Prima del grande passo ho un abboccamento con le supreme autorità scolastiche e mi garantisco un permesso di accesso riservato ai miei studenti. Solo a loro, segretissimo.

Entro in classe e comincio a dare le istruzioni.
– Allora, questo è l’indirizzo, copiatelo nella barra degli indirizzi…
– Eh?!? Dove, prof?
– Come dove? Apri il browser…
– Prooof!

Argh. Potrei chiudere gli occhi e pensare di avere davanti i miei genitori, appena usciti dalla nuova striscia di Zerocalcare. Ché in effetti, giusto l’altra sera mio padre mi ha telefonato per chiedermi
– Secondo te, perché se accendo il computer lo schermo è tutto rosso?

Però no: questa è la mia classe, loro sono quelli che pythoneggiano, a loro l’ho spiegato io in persona, cos’è un browser.
Ma, già. E’ successo l’anno scorso…

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5 risposte a il labile walpole [cit]

  1. LaProfe ha detto:

    Salvate in una cartella col nome della classe, mi raccomando…
    Eeeh, prof???

    (i nativi digitali, per dire…)

  2. lanoisette ha detto:

    eheheheheheh!

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Segretissimo? Sicura …

  4. melchisedec ha detto:

    Si perdono in un bicchiere d’acqua i ragazzi. Il fatto è che imparano facendo. Appena si tenta di verbalizzare una procedura elementare, fanno i marziani.

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