chez nous

L’esito del Lungo Fine Settimana di Massacro è un virus tenace e abbastanza stronzo, che ha stroncato l’Uomo di Casa (che è stato una giornata intera infagottato sul letto senza muoversi né parlare – non so se qualcuno ha presente La Stanza n. 13 –  evento che si verifica una volta ogni dieci anni, e che si ripeterà probabilmente solo in coincidenza del passaggio del prossimo asteroide, 2029 – se saremo ancora qui, voglio dire), e poi ha deciso di migrare verso il cuscino a fianco. Io ero lì.
In stato troppo comatoso per correggere qualcosa dalla pila perenne sul tavolo, ho proposto ai figli di vedere Sanremo. Credo di non averne mai visto più di dieci minuti di seguito in tutta la mia vita, anzi ormai sono anni che non vedo proprio nulla, in tv. Ma mi sono fatta prendere dagli scrupoli. Non è che questi mi crescono senza sapere ciò di cui parlano tutti, mi sono detta? Ahinoi, li sto tagliando fuori, ne faccio degli emarginati. E poi, confesso, mi erano arrivati dei segnali. La canzone di Silvestri, quella tradotta da Renatone: be’, forse è la prima volta che una canzone viene offerta anche a chi non può sentire, dai, è un’idea. I due fidanzati muti, anche quelli: magari è il segno che piano piano la pancia di questo paese si prepara ad essere meno bigotta di quello che crediamo. Ché poi, credo, lo sappiamo già. Ce l’abbiamo tutti vecchie nonne e zii col bastone che ne hanno viste di cotte e crude, figuriamoci se si scandalizzano per due donne o due uomini che si scambiano tenerezze (stendiamo un velo pietoso su un Crozza che non fa che ripetersi, e non ha l’umiltà sufficiente da capire che una cosa è la tv e altra un teatro vero, una cosa è un pubblico compiacente e altra è il pubblico di Sanremo. E, soprattutto, che una cosa sono cinque minuti e altra quaranta, o quello che è. E bisognerebbe anche rinnovare un po’ il repertorio).
Comunque, pensavo, magari qualcosa sta cambiando, proviamo a dare un’occhiata.

La figlia grande si è rifiutata. Noi abbiamo visto tutta la lunga parte di autocelebrazione, e forse c’è bastata. Be’, c’erano gli Almamegretta con James Senese, e poi Bollani, ma per il resto…Per “Almeno tu nell’universo” ci vuole la voce di Mia Martini, non ci sono cose. E Gazzè con la zeppola che canta “Ma che freddo fa” non si può sentire. Fazio non mi sta troppo simpatico, la Littizzetto è sempre uguale. E a cinquant’anni forse anche basta sdraiarsi sul pavimento a gnenare. A parte che il “walter” a Rocco Siffredi (non me l’aspettavo, giuro. Cioè, non mi aspettavo Siffredi a Sanremo. Che è, sono io puritana? Ma se i figli mi chiedono quello chi è, cosa devo rispondere? Un famoso attore porno?) insomma, il “walter” a Siffredi fa il paio con le battute di Marcorè alla Carfagna. E poi, il tracollo. La statua a Mike Bongiorno, l’omaggio a Pippo Baudo. Dovranno a loro la carriera, sarà una cosa obbligata, ma è proprio questo. Insomma, a piccole dosi qualcosa si può vedere, ma l’effetto d’insieme è troppo.

E qui la pianto, perché altrimenti continuo con la storia dei vestiti. Cioè, i vestiti. C’è gente che sta con l’occhio appizzato a dire guarda quello che gusto orrrribile, guarda quella che s’è messa addosso, e le scarpe di una, e la gonna dell’altra. No, io non lo capisco. Ma prima di cominciare a straparlare di quelli che davvero prendono sul serio i centimetri di tacco, il numero di fiocchetti e i metri di tulle, la smetto. Perché per me, sotto sotto, è una roba molto seria – inutile stare lì a straparlare di donne e diritti, se poi le donne non sanno far altro.

Ok, adesso posso stare tranquilla i prossimi quarant’anni.

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24 risposte a chez nous

  1. 'povna ha detto:

    Non sono d’accordo. Nel merito, certo. Ma ancora di più nel metodo. Ma lo sai.

  2. ellegio ha detto:

    Proprio con nulla?

    • 'povna ha detto:

      Condivido che non mi è piaciuta la riedizione di Almeno tu nell’universo (ma a me Chiara piace poco). E, sì, molto il giudizio su Crozza (di “bagno di umiltà” ho parlato anche io in altra pubblica sede). Però (lo sai, ne parlammo due anni fa) io considero Sanremo, metodologicamente, in altro modo. E non credo che la militanza si faccia astenendosi dal guardare le scarpe (anzi), ma banalmente imparando (e qui parla la letterata) a pensare ai registri delle cose. In questa prospettiva è chiaro che sei serio quando parli dei centimetri, perché lo sei all’interno di un ben preciso registro. E la ricchezza dei registri è ricchezza assoluta, per me. Posso essere molto seria e bacchettona (vedi il post che ho fatto oggi), ma anche assolutamente scema (non è un caso che io Fazio lo ami alla follia e Lucianina, che io non trovo sempre uguale, sia giudicata dalla maggioranza dei miei amici e conoscenti il mio alter ego). E lo rivendico (bum! 😉 ). D’altra parte, io ho avuto una educazione razional-atea-politica-mazzinian-comunista, certo. Ma anche e prima di tutto laica. Nella quale mi hanno insegnato prima “Fai ciò che devi, accada ciò che può”, ma poi subito dopo, a correttivo: “la gente è tonda, si fa quel che si può”. E ho avuto mondi e amici che non si integravano né tuttora si integrano e per me sono essenziali tutti, anche se ciò significa passare (di registro in registro!) dai pomeriggio fashion ai dibattiti nelle sedi di partito.
      Secondo me questo è stato un festival che coi registri ha giocato moltissimo, e sostanzialmente sempre bene. Ed è per questo che l’ho trovato nelle mie corde schizoidi. Ed è nella prospettiva (metodologica) dei registri che io non condanno né le scarpe e i vestiti, né Baudo e Bongiorno. Perché (come ho scritto da me a proposito del festival) secondo me i prodotti televisivi di Fazio sono mosaici, e vivono molto più che nelle tessere nell’insieme.
      Ciò detto, e proprio per i motivi che ho detto, non mi pare grave il fatto di non condividere. Se mai mi dispiace, egoisticamente, perché lo trovo divertente, e mi piacerebbe sempre condividere il divertimento con le persone che stimo.

      • ellegio ha detto:

        Spero anch’io di riuscire ad essere molto scema, almeno quanto sono bacchettona. Mi piacerebbe essere laica, credo di esserlo per formazione oltre che per educazione, ma la cartina di tornasole sono i rapporti con gli altri. Eppure ci sono limiti che non riesco a superare. Non posso ballare per i diritti delle donne insieme a una fascista, tanto per dirne una (che non c’entra col festival, ma mi ha disturbato molto in questi giorni). Mi verrebbe da dire che sì, la ricchezza dei registri è un valore assoluto, ma mi chiedo se lo è per tutti quelli che hanno visto il festival, e soprattutto se lo è per il pubblico a cui tradizionalmente è dedicato. Oppure se, tutto sommato, a quel pubblico non è stato offerto sempre il solito, trito, registro. Io mi posso divertire, una serata, ma alla mia vicina del piano di sotto, settant’anni passati (solo) a vedere questa tv, cosa offre di diverso? Quale registro nuovo? In questo senso, Baudo e Bongiorno mi sembra siano un modo di tranquillizzare, nulla cambierà, stiamo sereni.
        Sui tacchi e sui vestiti, il discorso è lungo. E’ chiaro che salire sui tacchi non c’entra con la facoltà di parlare di diritti. Però non si può neanche prescindere per sempre dalla violenza che il culto dell’immagine esercita su tutti noi, e in particolare su quelli che sono più deboli, anche solo perché sono più giovani. Quelle quindicenni dell’altra sera in piscina sono cresciute così, per loro la cura dell’aspetto, l’approvazione da parte del branco sono un valore assoluto. Io sui tacchi non ci sono mai salita, forse ho avuto paura di quello che sarebbe potuto succedere e non ho voluto mettermi in gioco, ma ora mi chiedo se non è il caso di fare, chi può, tutti un passo indietro. Devo discutere tutti i giorni con mia figlia che vuole uscire truccata per andare a scuola – altrimenti la prendono in giro, dice – e mi piacerebbe tanto avere il sostegno anche degli altri genitori dei suoi compagni, e dei suoi professori. Ma sembra che non sia possibile. Su questo sto diventando talebana, però mi chiedo dove è finito il mio diritto di vestirmi come mi piace, invecchiare con decenza, e il diritto di mia figlia di crescere senza sentirsi un mostro se non ha gli occhi cerchiati di nero.

        • 'povna ha detto:

          Cercherò di essere breve, perché credo che abbia davvero riassunto tutto Noise. Nel brevissimo: sì, credo che i registri siano passati, almeno nei commenti che vedo. Anche al di là di quanto ci si renda conto, che è poi la bravura di Fazio (Baudo e Bongiorno: perché non rassicurare, che male c’è?! L’importante è il mosaico, non la tessera. E’ quando la rassicurazione è tutto, che si fa rischio, non quando è dettaglio tra mille colori).
          Credo che la frase che spieghi la nostra differenza nelle nostre somiglianze sia però quella sulla danza: io posso ballare per i diritti delle donne insieme a chiunque balli per quei diritti, e se un fascista si convincerà di quei diritti, mi sentirò contenta perché le ragioni di una cosa che credo grande sono andate oltre me.
          Infine, sulla figlia, non ne ho, è difficile. Però è buffo perché giusto ieri ero a scrivere Elsewhere (in definitiva scadenza, che fatica!) con Viola, a casa dell’Amica Collega. Lei è come te, su trucchi, tacchi, etc. E sua figlia invece chiede le cose della tua. Lei gliele lascia fare, con juicio, e proprio nel renderle una cosa leggera (“scema”, nel senso che ho usato prima), le desemantizza, che è poi credo il modo migliore di togliere valore a quei messaggi, perché la violenza del culto dell’immagine la danno i divieti o i giudizi di “violenza” quanto l’indiscriminato laissez faire. Insomma, per dirla con una provocazione un po’ cattiva (ma che si ricorda bene di che cosa diceva una ragazzina adolescente che conosco ai vari adulti, per compiacere il loro sistema di riferimento – del resto, i registri li amava anche allora): da 1 a 10, quanto sei sicura che tua figlia non dica A TE “altrimenti mi prendono in giro” perché si vergogna di dire alla madre che, banalmente, truccarsi le piace; ma non può dirlo con leggerezza perché è diventato simbolo di riferimento morale?!

          • ellegio ha detto:

            Be’, senz’altro sei un’osservatrice più attenta di me e spero che tu abbia ragione – su quello che passa o no dalla tv, o da sanremo in particolare. Sul condividere le battaglie con tutti invece ho grandi problemi, forse ci vorrebbe coerenza – forse non puoi 364 giorni l’anno darti da fare per togliere alle donne servizi, e quindi anche diritti, e il 365esimo scendere in piazza e farti riprendere mentre balli e intervistare mentre parli di violenza. Le ragioni di una cosa grande valgono quanto il lavoro costante contro quella causa?
            Sulla figlia ho grandi problemi anch’io, e non ti nascondo che il commento mi ha un po’ ferita. La prima reazione è stata quella di chiedersi cosa ti fa pensare che io sia così tremenda da impedire a mia figlia di dirmi cosa le piace, da imporle di nascondersi dietro una bugia. Così rigida da aver frapposto i miei riferimenti morali tra di noi. O così ingenua da non pensare che possa mentirmi, e per motivi diversi. La seconda è stata quella di chiedersi cosa può sapere di me una persona che legge quello che maldestramente scrivo qui.
            Ok, mi sembra evidente che la faccenda per me è davvero difficile, ed è anche difficile andare oltre in pubblico senza dire più di quello che vorrei. Oppure è solo che per domani devo lavorare ancora troppo per liquidare la faccenda con poche frasi. Ci tornerò (forse).

  3. lanoisette ha detto:

    io non vedo Sanremo semplicemente perché non mi piace.
    e rivendico con forza che si possa parlare di diritti anche dall’alto di un tacco 12.

  4. 'povna ha detto:

    Ellegio, nessuna volontà di ferirti, e visto che questo è stato, me ne scuso. Evidentemente non sono riuscita a spiegarmi, perché il parallelo che facevo era apposta per quello CON ME. Penso che mamma ‘povna sia stata un’ottimissima madre, e le sono grata per molte cose. Lo stesso dicasi per Mr. Mifflin. Ciò nonostante, io stessa SO di avere usato quelle formule con loro quando ero adolescente, perché li stimavo così tanto che non volevo dire (loro, e a me stessa) che alcune cose che loro non amavano a me piacevano, e le volevo fare non per i compagni, ma PER ME. E non pensavo fossero tremendi, semplicemente, imparavo a distaccarmi. Poi, quando sono andata all’università, ho imparato a dire loro: su questo la penso diverso, è normale, credo. Ciò detto, e ribadendo le scuse, l’esempio su tua figlia lo hai messo in campo tu, a proposito dei tacchi. E io, che non ho figli, ti posso rispondere in tre modi: 1) Mi arrendo, non ho figli; 2) esperienza di amici; 3) esperienza mia da figlia. E’ chiaro che io non so niente di tua figlia, ma, come ripeto, si stava parlando di un ordine generale,; tu lo hai portato sul personale tuo, io ho provato a risponderti sul personale mio (e l’ho anche detto, per quanto evidentemente maldestramente), tutto qui.
    Comunque non c’è bisogno di dire altro, sono io che d’ora in poi mi asterrò dal commentare.

    • ellegio ha detto:

      Capirsi, senza un bicchiere davanti, non è sempre scontato. Mi scuso anch’io, se ti ho messa in condizione di credere che non mi interessino i tuoi commenti. Credo di avere una sola buona qualità (forse l’unica a cui tengo) ed è quella di provare sempre a riflettere su me stessa, e per farlo il punto di vista altrui mi è prezioso.

  5. laProfe ha detto:

    Io porto i mocassini. Ieri ho provato un paio di scarpe di Figliola Grande (ma, secondo lei, troppo piccola di statura, quindi con tacchi adeguati) e, giuro, avevo appena smesso di infilarle che già mi ero slogata i due alluci.

    • ellegio ha detto:

      Io sono arrivata allo scambio dei vestiti, ma quello delle scarpe finora avviene in una sola direzione. Predilige certe cose con borchie e teschi a cui rinuncio con grande piacere 🙂

  6. bianconerogrigio ha detto:

    Hai scelto i due mestieri più difficili … quelli di mamma e di prof 🙂

  7. musicamauro ha detto:

    non so parlare di tacchi (ma quando i diritti andavano conquistati nessuna sfilava coi tacchi. Dubito servano a difenderli). Purtroppo, invece, Sanremo sta alla canzone come Grillo alla politica (o se preferite: Ingroia. E’ lo stesso).
    Sui figli ciascuno fa come può, tanto si è sconfitti comunque.

  8. ornella ha detto:

    Noi siamo quelli che hanno portato le espadrillas. E quanto a crescere ed educare i figli… io ho già qualche problema con la gatta, figurati con pargoli adolescenti. Credo che dove non arriva l’educazione/istruzione spesso giunge l’esperienza a rimettere le cose a posto. Però ci vuole una buona dose di fortuna .
    Solidarietà e abbracci a tutti i genitori…

  9. patriziavioli ha detto:

    Sanremo lo trovo orrendo, avvilente, patetico! L’ultima volta che l’ho visto 16 anni fa ero incinta e dovevo stare ferma in casa altrimenti scodellavo troppo presto. Quindi mi ero messa in una sedia comoda e per un po’ l’avevo sopportato. Odio la TV e non la guardo mai.
    Sono contenta di condividere questo con te.
    Però anch’io mi sono chiesta se emargino le mie figlie: un po’ di tempo fa Anita mi ha detto che le sue compagne commentavano sempre XFactor e solo lei e un’altra non lo guardavano.
    Fortunatamente l’altra è una piuttosto fica e quindi non ha fatto la figura della sfigatona.
    Però il problema di essere fuori dal coro per le mie figlie lo sento molto, specialmente per Anita che è la più timida.
    Però questo è il mondo che ci circonda: commentare Sanremo, ridere del semidio Crozza, della Litizzetto e le sue battute vaginali.

    • laProfe ha detto:

      Mi hai fatto venire in mente quando le compagne di classe di mia figlia in quinta elementare guardavano beverlikills 90eccetera e lei era l’unica che non poteva guardarlo (sesso, droga e rock&roll a dieci anni? Giammai!). Me lo dice ancora adesso, ogni tanto. E ride. E mette i tacchi e si trucca che manco Kelly avrebbe osato 😉

    • ellegio ha detto:

      Sto disperatamente cercando di ricordare quali erano i miei modelli quando avevo quegli anni lì, ma non mi viene in mente niente. Mi piacerebbe offrire un’alternativa alla zoccolaggine dominante, qualcosa che non sono io insomma, ma, boh, mi sembra che stiamo messi male.

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