smartirizziamoci

Ce l’ha Elisa, ce l’ha Lorenzo, ce l’ha Giulia. Ce l’ha anche Marco, ma quello vecchio, e ora sta cercando di rivenderselo (in classe) per comprarsi il 5. Ce l’hanno i gemelli, e pure gli altri gemelli.

– Ma dai, anche Alessio e Roberta? Tutti e due? Cioè, uno per uno?

– Uno per uno.

– Il 5?

– Il 5.

– Ma come fanno? Sono in dieci! Dieci figli e ciascuno con l’i-coso?!?

Insomma, in classe di L, terza media, tredici anni, maschi alti ancora un metro e mezzo quando va bene, una buona metà gira con cosi che costano un mio mezzo stipendio. Anche di più.

– E che ci fanno?

– Be’, ci giocano quando si rompono di ascoltare i prof. Ci fanno le foto.

Da quando il Post ha pubblicato l’elenco di regole per l’uso ho cercato di fare la seria, discuterne con la figlia, svolgere con serenità e autorevolezza il mio ruolo di saggia genitrice. Sempre nell’ipotesi, lontana anni luce, che uno riesca a trovare il coraggio di trovare ragionevole e etico dare a un ragazzino una roba così costosa.

Però.

 

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9 risposte a smartirizziamoci

  1. lanoisette ha detto:

    il video di Balasso è strepitoso.
    ho letto le regole del Post, ma molto interessante mi è parso anche un commento di un certo faithjano che risponde punto per punto, sostanzialmente, che quelle regole, iPhone o no, un ragazzino di 13anni dovrebbe già averle introiettate (non fare altro mentre sei in classe, fai sapere ai genitori dove sei e avvisali, attento agli orari… insomma, il solito “comportati bene”).

    e comunque, una roba così costosa secondo me è poco etica anche per un adulto, non solo per un ragazzino – parola di una che ha cambiato il telefono con 30€ e i punti Vodafone.

    • ellegio ha detto:

      Io ho letto commenti allucinanti in cui si sosteneva che le regole violano il diritto alla privacy dei ragazzini. Sì, certo, hanno diritto alla privacy, ma anche ad avere qualcuno che insegni loro a non fare troppe calzate…

      Sull’eticità, sarei pure d’accordo. La estenderei a tutti gli oggetti di lusso, veramente. Anche un paio di scarpe che costano ottocento euro mi sembrano poco etiche. Detto questo, il mio pc costa assai, ma io preferisco andare in giro con i gli stessi vestiti di sempre e godermelo. Però io lavoro e i soldi me li guadagno…

  2. LaVostraProf ha detto:

    Ma non sarà che sei contraria alla sviluppo tecnologico, eh?
    😉

  3. pensierini ha detto:

    Che ti devo dire, io ho ancora un antidiluviano Nokia (modello 1110i, azzurro, per la precisione), che telefona e messaggia quando e quanto mi serve. Devo ancora capire che se ne faccia la gente degli smartphone, ma sono senz’altro io ad essere antica…

    • ellegio ha detto:

      Il mio Nokia da 30 euro è morto l’anno scorso 🙂 Vabbe’, a me lo smartphone non serve. A scuola non lo posso usare, a casa ho il computer, e quando sono fuori casa voglio guardare quello che succede intorno, prima di fotografarlo.

  4. Mammamsterdam ha detto:

    no, a 13 anni decisamente no e non solo a scuola, in generale. Meglio un po’ pi¨` off line, che per stare appiccicati a un monitor c’ è tempo

    • ellegio ha detto:

      Eh, appunto. Però i figli off line sono un peso, bisogna trovargli qualcosa da fare, oppure lasciarli liberi di muoversi. E molti genitori non vogliono, preferiscono un figlio immerso nell’ultramondo, che fisicamente puoi mettere dove vuoi. Come i bambini, che piazzi davanti alla tv o ai videogiochi, insomma.

  5. 'povna ha detto:

    Boh. Questo è il tipico esempio di genitorialità cui non mi sento in grado di rispondere. Da un lato mi sembra che prendere un I-phone a quell’età sia davvero di una inutilità pazzesca. Ma, in generale, io istintivamente direi che potrebbe in alcuni casi essere inutile il telefono tout court a 13 anni. Ma in altri casi ovviamente anche no. Non sono invece particolarmente contro lo smartphone. Io non ce l’ho, ma perché lo romperei subito. E perché mi piace avere un telefono che fa solo quello. Ma ho un tablet (Android, ovviamente) e lo uso regolarmente, mi ci trovo bene, mi serve e mi piace.
    Non ci faccio le foto, perché non amo fotografare. Ma in assoluto (ma io non sono mai stata una da spazio e immagini). E se vado in un posto da sola, mi porto indietro i ricordi. Se no, le foto degli altri. E’ bello riportare dalle esperienze comuni le immagini degli sguardi altrui. Però le foto mi piacevano, eccome, quando avevo 13 anni. E, con l’accortezza di spiegare molto molto bene dove, come, quando, se con chi condividerle, mi pare, quello del farsi tante foto tra adolescenti, uno di quei piccoli lussi offerti dalla tecnologia moderna a davvero poco prezzo sul quale non vedo niente di male.
    Detto questo, sono consapevole che ogni caso è a sé, tra genitori e figli. Quel contratto probabilmente va bene in quella situazione, in quel contesto, con quegli elementi. Esportarlo è impossibile, così come, allo stesso modo, fuori dagli stereotipi ovvi (è un contratto bizzarro, ed eccessivo, e…) non lo riesco a commentare.

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