La logica degli insegnanti

Non dovrei essere qui, cioè dovrei essere qui ma dovrei spostare in là la tastiera e prendere la penna rossa. Ma ho appena ricevuto una mail che ho dovuto far leggere anche al marito (Dai, dimmi, sono proprio io che ormai sono fuori dal mondo oppure sono tutti sbroccati?) e devo ritrovare la  concentrazione necessaria.
Perché, insomma, io credo che i concorsi si debbano fare, il discorso sui precari è lungo e faticoso ma anche rinviare sine die e impedire che una persona giovane e preparata possa cominciare a insegnare non va bene, non va per niente bene.
E posso arrivare anche a capire che la gestione di un concorso con 320000 candidati sia una roba da paura, e quindi meglio sfoltire un po’ prima, una preselezione veloce era quello che ci voleva.
Però.
Lasciamo stare i colleghi di lettere che dicono che loro di matematica e di logica non ne vogliono sentir parlare. Voglio dire, se non si vergognano loro, uno che ci può fare. Per dire, io mi vergogno un po’ di non sapere la Divina Commedia a memoria, e infatti non me ne vanto in giro.

Molte domande erano facili, i miei studenti di prima l’anno scorso se la sarebbero cavata alla grande. Molte domande erano formulate male. Molte domande però erano senza senso. Chiedere di contare le lettere in una sequenza a cosa serve? O le domande del tipo mi invento una regola ad minchiam, indovinala un po’, tipo quelle (ma quante erano?!?) in cui bisognava completare una sequenza (N O M O P N: che viene dopo?). Domande a cui si può rispondere mettendosi lì a fare un po’ di ordine, ma: in meno di un minuto?

Boh.

Il fatto è che qui i concorsi funzionano così, che prima uno ti dice tutte le domande e tu ti studi le risposte – anche a memoria, chissene, e non è così complicata, perché le domande sono molto ripetitive. E allora, ok, uno che vuole insegnare magari deve dimostrare di sapersi mettere in gioco, ma qui passa chi ha imparato le risposte o chi ha competenze logico matematiche?

E niente,  mi chiedo se non c’è un modo migliore.

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7 risposte a La logica degli insegnanti

  1. bianconerogrigio ha detto:

    Quando ho vinto la cattedra, solo per la mia classe di concorso eravamo oltre 50.000. Niente quissss, solo scritto, prova tecnico-pratica e orale. Vero che ci hanno messo cinque anni a correggere gli scritti, anche se temo siano andati a naso perché all’orale ci siamo accorti di essere stati ammessi tutti con lo stesso voto …

  2. 'povna ha detto:

    Nella mia esperienza di amici e conoscenti in questi due giorni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, Toscana, Lazio, Sicilia e Sardegna) la risposta è: no, non si imparano a memoria; sì, per i letterati è valsa la pena sapere la logica ed è stato fico; sì, passa chi ha imparato delle competenze, sì, c’è un modo migliore ma questo è assai meno peggio di come lo dipingono, sì, sostanzialmente ho visto passare chi se lo meritava, no, chi non lo meritava non è passato.
    Ovviamente l’esperienza di un 150 conoscenti non fa statistica. Ma forse quella di parecchi che prima di cominciare scrivevano come te, e oggi mi hanno scritto per dirmi: “Sai che avevi ragione, ‘povna, era giusto, e valeva la pena, e ho imparato, e la riproporrei così” può almeno invitare a qualche riflessione.

    ps. la preselezione non viene fatta *solo* per sfoltire. E’ legge della pubblica amministrazione, da un po’.

    • ellegio ha detto:

      Ma quella non è logica, sono due o tre schemetti di risposta che si ripetono ad libitum. Da qui a dire che chi ha superato il concorso ha acquisito competenze logiche credo che ci sia un bel salto, secondo me chi lo ha superato o le aveva già oppure ha imparato un paio di trucchi. Come per l’informatica o la lingua, testimonianze dirette di chi l’ha passato (poche, non ho una statistica alta come la tua) mi confermano che chi non sapeva bene la lingua ha imparato qualche costruzione, e la lingua non la sa nemmeno ora. O quelle di informatica: in ambiente Windows, di che colore è l’icona associata a una cartella?!?!? Ma che razza di domanda è? Lavoro sulle macchine da vent’anni, ho perfino fatto l’informatico di mestiere, in un’altra vita, ma mica saprei rispondere. Ma, dato che i test di preselezione devono essere pubblicati prima e la gente può imparare le risposte, mettiamoci anche domande assurde, tanto…E questo è il primo punto: so che è legge, ma continuo a pensare che una preselezione su un campione di domande note abbia un baco all’origine.
      Io, prima che cominciasse, non ho detto nulla, e, ripeto, credo che i concorsi vadano fatti. Alla fine, credo che questo test abbia selezionato la capacità e la voglia delle persone di mettersi in gioco, che sono qualità che uno che vuole insegnare deve certamente avere. Bene, bello. Ma continuare a perpetuare la lunga serie di test fatti male a chi giova? E poi a me tocca spiegare agli studenti che lasciassero pure perdere quella roba lì, che ci imparano assai poco e quel poco magari è pure sbagliato. Solo che viene dal ministero e serve a selezionare gli insegnanti.

      • 'povna ha detto:

        LGO, tu sei scienziata di formazione, e quelle cose ti sembrano ovvie. Per chi non lo è, lo sono meno, e mi sembra onestamente giusto riconoscere a chi si sente di avere imparato delle cose non tarpare le ali dicendo: ma la roba vera è altra. La roba vera è sempre altra. Lo potrei dire anche io con le cose di comprensione linguistica. Ma non lo dico. Non perché non sia vero, ma perché non è il punto, a mio avviso. Sul dare il serbatoio prima, sono d’accordo, l’ho scritto in momenti non sospetti oltre un anno fa. Ma chi aveva voglia di mettersi in gioco non si è esercitato solo sul serbatoio dato, anzi. E se ha imparato, o rispolverato, un po’ di lessico e un modo di ragionare mi pare una buona cosa.
        Sulla lingua, non so che dirti: sicuramente avrai ragione tu. La mia collega di inglese, Patty Albione, che ha aiutato alcune amiche a prepararsi diceva esattamente il contrario, e cioè che chi faceva quei test, imparare o memoria o meno, alla fine di cose ne ha imparate. Anche se pure la sua esperienza non fa statistica, e forse la sua posizione sarà più semplicistica della tua. Però quel mestiere, insegnare la lingua, lo fa da vent’anni, forse qualcosa pure lei ne saprà…
        Per il resto, io NON dico affatto ai miei studenti di NON fare quei test, anzi. E cerco di demifisticare la vague anti-Invalsi come merito tutto le volte che posso. La critico come metodo dei pallini. E infatti – inter alia – la procedura asettica, informatica e velocissima di questa preselezione mi pare non l’ultimo degli ottimi risultati acquisiti.

  3. laGattaGennara ha detto:

    e alla fine, quizzino dopo quizzino, la penso proprio così. La motivazione alla scuola, per la scuola passa proprio dal sapersi mettere in gioco. A meno che non vogliamo educare i nostri ragazzi all’esatto opposto, cioè a dire io so fare questo e tutto mi è dovuto. Giammai.

  4. 'povna ha detto:

    ps. dimenticavo, sul minutaggio: lo dissi già ai tempi del concorso a preside e lo ridico adesso sulla base delle opinioni dei colleghi: il tempo era assolutamente abbondante, con agio e avanzo. roba che chi ci ha pensato tanto e magari ne ha sbagliata qualcuna forse forse è arrivato alla mezz’ora.

    pps. (prevedibilmente) ci ho fatto un post: http://nemoinslumberland.wordpress.com/2012/12/19/100-per-100-ovvero-il-dito-e-la-luna/

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