dov’è lucy van pelt?

Studente normale, neofidanzato, figlio unico, nome pesante (mica per niente sul faccialibro lo storpia).

Genitori ragionevoli ma ansiosi (ma chi non lo sarebbe scagli un po’ quello che vuole) non  riescono a capacitarsi che il ragazzo rifiuti il dialogo e non venga più a scuola. Cosa faccia invece è un mistero per tutti. Puff, si volatilizza.

Da fuori (anzi, diciamo: dal bar di fronte) sembra che il giovine non sappia come sottrarsi al confronto col padre, ed abbia scelto questa strada per convincere entrambi che, non potendo soddisfare le loro ambizioni, decide di abbandonare la partita.

Qualcuno suggerisce un bel periodo di sano lavoro manuale, niente come un paio di mesi a raccogliere pomodori per ritrovare la voglia di finire almeno il liceo – e pazienza per i voti. Ma il fatto è che non è stagione di pomodori.

 

E poi chissà, magari è solo innamorato.

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33 risposte a dov’è lucy van pelt?

  1. LaVostraProf ha detto:

    Il figliolo ha cercato lavoro quest’estate e non l’ha trovato. Lo ha trovato adesso, otto ore la domenica in un ipermercato. Oggi il suo primo giorno di ferie. Gli diciamo, a tavola: quando si lavora poi stare a casa sembra più bello, no?
    Risposta: quando si lavora, tutto il resto sembra più bello.

    (per dire che magari, otto ore a svuotare i banconi o a contare i centesimi a fine giornata faranno apparire diversa la frequenza scolastica. O forse, più semplicemente, davvero la scuola non è per lui. Siamo rimasti solo noi insegnanti a pensare che l’istruzione serva a qualcosa, forse)

    • ellegio ha detto:

      L’idea era più o meno quella: mostrare che c’è di peggio della scuola. Poi, mentre noi pensiamo all’istruzione, molti pensano solo che costa meno della sala giochi ed è già una ragione sufficiente…

  2. Anonimo SQ ha detto:

    L’ultima che hai detto, prof. Oggi mi sento così, anche grazie all’ascolto del giornalista che a Radio3 legge i giornali e commenta con gli ascoltatori.

    Anonimo SQ

    • ellegio ha detto:

      Cioè? Anche il giornalista è innamorato?

      • Anonimo SQ ha detto:

        Il commento amaro concordava con la frase : “Siamo rimasti solo noi insegnanti a pensare che l’istruzione serva a qualcosa, forse”.
        Il giornalista di Radio3 ha fatto un discorso troppo lungo da riassumere ora: un’altra volta, quando cascherà a fagiolo.

        Anonimo SQ

  3. 'povna ha detto:

    Il lavoro vero e ‘ufficiale’ cioè possibilmente non in nero, cioè come quello che ha trovato il figlio della Prof., spesso aiuta. E non poco. Quanto a finire il liceo, non gli serve a molto, se non continua. Se diploma deve essere, che cambi, vada a un tecnico, dovrebbe essere facile e, se poi smette, è meglio spendibile per il lavoro.
    E poi certo che è innamorato!

    • pensierini ha detto:

      @ ‘povna: non è così facile passare da un liceo ad un tecnico: ci sono da dare gli esami integrativi delle materie di indirizzo e inoltre, se uno non ha voglia di studiare, non ne ha voglia e basta. Perché non smette del tutto? Perché ha un nome “pesante”? Suvvia, siamo nel XXI secolo!

      • ellegio ha detto:

        Proprio perché siamo nel XXI secolo…mettiti nei panni dei genitori. Se avessi un figlio che ti fa capire che la sua massima aspirazione è stare a letto di giorno e la sera uscire con gli amici (o la ragazza, o quello che vuole) gli daresti la tua benedizione?

        • pensierini ha detto:

          Fosse mio figlio, lo manderei a lavorare a calci in culo e non certo a studiare, se non ne ha più voglia. La scuola dell’obbligo termina in seconda superiore. Dopo, è un privilegio, costoso da parte della società, riservato perciò a chi è seriamente motivato.

          • 'povna ha detto:

            Ma infatti, mi rendo conto della difficoltà di un tecnico, ma diciamo che andare a finire gli anni in una scuola che ti dia un diploma spendibile (e dunque ti consenta di ripagare più velocemente la società per il privilegio che ti ha dato) è l’unica variante che contemplo al lavoro immediato a calci in culo!

          • ellegio ha detto:

            Fosse mio figlio, mi metterebbe seriamente in crisi. Sarà che invecchio, ma sto diventando molto tollerante con le debolezze altrui. E fare il genitore non è facile, troppe variabili fuori controllo. Questo per dire che non mi stupisce che questi genitori prima di passare ai calci in culo le stiano provando tutte, e non mi sento neanche di metterli alla gogna per questo.

    • ellegio ha detto:

      E’ arrivato quasi alla fine…Per quanto un tecnico sia più facile quando sei a fine corsa devi recuperare tutto quello che non hai fatto, come dice Pensierini, e non credo che sia proponibile…

  4. ildiariodimurasaki ha detto:

    Io non voglio scagliare niente su nessuno, ma sarebbe ora che al liceo (che di per sé è scuola perfettamente inutile, per quanto sciccosa da citare con amici e parenti) si entrasse nell’ordine di idee di mandare solo quelli che dichiarano e mostrano di desiderarlo con tutte le loro forze e che amano studiare – perché senza laurea col diploma liceale non ci fai 1 tubo.
    Dopo di che, visto che al liceo non ci vuol tornare (per adesso) e per l’agricoltura è stagione di riposo (salvo la bacchiatura delle olive, in certe zone e la raccolta dei marroni – che sembrano molto illustrativi del caso) suggerirei di non considerarla una tragedia e dare l’anno per perso – che son cose che succedono. Tra qualche settimana o qualche mese la soluzione salterà fuori, magari individuata dal ragazzo. Quanto al lavoro, alcuni mostrano di gradirlo assai più della scuola, quindi non è detto.
    Che sia innamorato lo diamo per scontato; e caratterisica dell’amore, spesso, è di spingerci a guardare più a fondo in noi stessi,

    • ellegio ha detto:

      Dici che il liceo è solo sciccoseria? Avendo insegnato anche in altre scuole, a me sembra piuttosto il contrario (e oltretutto, o si sceglie una scuola superiore che specializzi molto, oppure lavoro non mi sembra che si trovi così facilmente). Ora che dobbiamo capire cosa vuol fare la figliola più grande, pensavamo di mandarla al liceo…

      • ildiariodimurasaki ha detto:

        Mah, io il liceo l’ho fatto perché i miei non l’avevano potuto fare e volevano il riscatto culturale. Tutto sommato ero abbastanza adatta, e infatti l’ho fatto in cinque anni e a tratti divertendomici, però non sono mai riuscita a convincermi che fosse altro che un grazioso gioco di società. Secondo me è una scuola da somministrare con estrema prudenza. Ma proprio estrema. Lo so che vado in controtendenza, ma ci avrò diritto anch’io alle mie opinioni, no?
        Tra l’altro, siccome ho fatto il liceo, ho un sacco di conpscenti che l’hanno fatto… e i cui figli sono stati spesso convinti che volevano farlo a loro volta. Storie così ne ho viste abbastanza, sempre di straforo perché a quel punto il genitore vive il fallimento del figlio come se fosse suo e comincia a scansare i conoscenti per non aggiornare…

        • ellegio ha detto:

          Io invece volevo fare il tecnico. Un po’ perché mi piaceva dire la prima che mi veniva in mente così, senza pensarci troppo. A tredici anni capita anche questo, eh. I miei (mia madre insegnava in un tecnico) chiesero consiglio ad un amico che insegnava nella scuola che avrei scelto. Lui disse delle cose molto belle sull’istruzione tecnica, poi mi disse che forse al posto mio avrebbe fatto il liceo, e così feci. Poi, al liceo ho studiato pochissimo, il che non mi ha impedito di fare i primi esami di fisica quasi ad occhi chiusi.

    • pensierini ha detto:

      Sono d’accordo con Murasaki su tutta la linea. Al liceo scientifico (sic!), oltre a quelli bravi e motivati, vengono anche alunni di “buona” famiglia (grr….) che non sanno bene cosa fare di se stessi e hanno poche attitudini specifiche. Magari erano anche discreti in matematica e scienze alle medie (diciamolo: non ci vuole molto sforzo), ma li spaventano il greco (e il latino, per le scienze applicate), il disegno a dosi massicce, l’estimo, la scienza delle costruzioni, i laboratori, l’elettronica, la musica e via dicendo.

      • ellegio ha detto:

        I ragazzi di “buona” famiglia (la fetta che opta per la scuola pubblica, perlomeno) raramente considerano la scuola tecnica un’opzione, per ragioni di prestigio sociale molto prima che per paura di dover studiare, credo. Poi, credo che i licei classici soffrano del problema opposto, e siano pieni di gente che, semplicemente, odiava la matematica alle medie e ha scelto il latino e greco come male minore. Io credo che le scuole siano tutte un po’ piene di ragazzi che non vogliono studiare, anche i tecnici e i professionali lo sono, d’altra parte la scuola svolge questa funzione sociale di offrire un posto dove stare a ragazzi per i quali non è facile trovare un lavoro di qualche tipo. Ma la responsabilità di questa situazione non gliela si può imputare, siamo noi – adulti- che abbiamo organizzato in questo modo il loro mondo.

        • ildiariodimurasaki ha detto:

          Confermo, i licei classici sono pieni di gente (soprattutto ragazze) che odia la matematica. E i ragazzi di buona famiglia non considerano i tecnici come un opzione, confermo anche questo 🙂

      • 'povna ha detto:

        Anche io assolutamente d’accordo con Murasaki. Certo che al liceo ci si va perché fa fighetto (e questo, almeno dai tuoi racconti, sembrerebbe particolarmente vero al tuo liceo). Ed è così che la borghesia intellettuale e/o professionista ha rovinato la migliore scuola tecnica d’Europa, ostinandosi a mandare i suoi rampolli nella scuola che faceva figo, senza pensare che la vita era la loro. Ricordo ancora il figlio di un professore ordinario di Storia dell’Arte che voleva fare il cuoco e… ha fatto l’alberghiero, con grande scandalo di tutti gli amici dei genitori. Genitori illuminati, che hanno lasciato che il figlio scegliesse da solo, e ora felici.

  5. ellegio ha detto:

    Mettiamoci d’accordo su cosa vuol dire fighetto, perché evidentemente non racconto molto bene se ho dato questa impressione della scuola dove lavoro. Ci viene gente un po’ di tutte le estrazioni sociali.
    Il fatto è che le scuole tecniche ormai sono quello che sono, e se io ho avuto amici all’università che venivano dagli istituti tecnici e avevano due cosi grandi così, ora un figlio non ce lo manderei.

    • 'povna ha detto:

      “Fighetto” (almeno nel nord da dove io l’ho mutuato) sta per, direi, inutilmente sussiegoso. E di solito prescinde dall’estrazione sociale: sta a indicare, almeno per come l’ho imparato a usare io, un atteggiamento mentale più che uno di provenienza familiare (anzi: si può essere fighetti anche e soprattutto *senza* avere il nome alle spalle). Infatti ho scritto che “fa fighetto”, non che “è fighetto”. Sul tuo liceo, mi pare che la politica inutilmente (e anti-costituzionalmente – anche se capisco, ricordo che lo spiegasti, le ragioni infrastrutturali) selettiva (e soprattutto la strombazzatura della medesima), e tutta una serie di ammennicoli intorno lo connotino esattamente a quel modo. Un po’ come andare al Parini a Milano (o al Tasso a Roma, almeno un tempo, se ricordo bene il nome). Quelle inutilità lì.
      Sui Tecnici, mah. Dipende dal tecnico, da dove, da quale. E poi chi l’ha detto che l’università è obbligatoria di default solo perché l’avete fatta voi? Evviva, quattro volte evviva, il figlio cuoco dell’Ordinario!

  6. ellegio ha detto:

    ‘povna, non so a chi ti riferisci con quel voi, davvero. Sull’anticostituzionalità se vuoi ti offro dettagli in privato, ma credo tu possa star tranquilla che non è così, altrimenti sarebbe già un caso in pasto alla stampa. Poi, mai ho detto che l’università sia obbligatoria di default. Vorrei che fosse alla portata di tutti, questo sì, e che la scelta non si facesse già a tredici anni nel pacchetto della scuola superiore. Conosco la realtà dei tecnici per ragioni personali e familiari, io stessa ho scelto un tecnico quando ho vinto la cattedra (l’ho scelto, non mi è capitato). So anche che c’è stata una riforma di mezzo, per esempio, e molte cose sono cambiate. So che la realtà delle scuole in Italia è molto eterogenea, quindi non mi stupisce che il dove e il quale siano variabili di peso. E so pure cosa vuol dire scegliere l’alberghiero perché si desidera fare il cuoco, e perfino cosa vuol dire avere un figlio cuoco, credimi. Evviva.

    • 'povna ha detto:

      Sai che sono tranquilla, se no non avrei messo la parentesi. Diciamo che, forse indebitamente, noi nella piccola città abbiamo il liceo scientifico fighetto che dice quelle cose che tu racconti dice la tua scuola (voi vuol dire voi prof. di quella scuola, referenziale, né più, né meno – finché ci stai siete “voi”): selezione dura, ci sono altri licei, le piattoforme online e tutta la mercanzia. E, onestamente, non mi piace. Non mi piacerebbe insegnarci, non è piaciuto andarci a figli degli amici, non piace starci a colleghi/amici che pure ci sono andati per scelta attirati dai ricchi premi e cotillons (e ora non riescono ad andare via perché la piccola città è appunto piccola, e già che ce ne sono quattro o cinque, ma non c’è tutta ‘sta abbondanza di licei).
      Il mio parallelo sia basa sul fatto che i presidi che si sono succeduti nel tempo (tranne l’ultimo, che era in gamba, e infatti è scappato dopo un anno chiedendo trasferimento alla scuola che aveva avuto in reggenza – un tecnico, guarda caso) dicevano nei dibattiti pubblici (dove mi sono scontrata con loro più che spesso) le cose che io ho letto che tu racconti che dicono della vostra scuola. Quindi ci sta che mi stra-sbagli.
      Però continuo a pensare che i Tecnici non muoiano solo per la riforma, ma anche perché hanno perso, come gli insegnanti, credibilità sociale (altrimenti non si spiegherebbe perché lo stesso indirizzo è feccia in metropoli e buono in provincia). E questa credibilità secondo me gliela fanno perdere anche le classi colte e/o agiate che danno a prescindere per scontato il liceo.
      Ma il mio discorso non vuole toccare il caso di tua figlia, che sono sicura che farà il liceo sponte sua e sarà una liceale provetta, ma una riflessione più generale, che facevamo anche in questi giorni tra colleghi, su noi insegnanti che ci arrabbiamo con i genitori che mandano il figlio per forza al liceo e poi facciamo, talvolta, senza volerlo, uguale uguale. Tutto qui.

      • ellegio ha detto:

        Mescoli aspetti diversi, secondo me. La selezione dura (che non è selezione, è dichiarazione d’intenti, ed è diverso: la selezione è quella che c’è in tutte le scuole) e la piattaforma (che è una cosa che mi porto dietro, appunto, dal tecnico, e che usiamo in pochi) che è solo uno strumento. E ricchi premi e cotillons non ce ne sono: la gente che vuole lavorare poco scappa perché c’è meno spazio che altrove. Sulla credibilità sociale secondo me hai ragione, ma se poi uno deve demonizzare la scelta di fare il liceo (e non parlo di mia figlia) o considerarla da fighetti a prescindere, ci vedo uno snobismo di riflesso che non mi appartiene.

        • 'povna ha detto:

          Assolutamente d’accordo sullo snobismo di ritorno, ma io non ho detto che la scelta del liceo è fighetta a prescindere. Ho detto che certe scelte di liceo (come quella del tuo alunno, da cui siamo partiti) sono fighette. E che per di più farle in certi licei di attitudine fighetta (la quale attitudine comporta un sacco di aspetti diversi, che sono diversi ma fanno parte del “selettivo”, che è parola che ha un doppio significato, in entrata e in uscita. Lo hai scritto tu: “La mia *clientela* è selezionata non solo dal tipo di scuola, ma anche da una politica di orientamento molto selettiva (della serie: se non vi va di studiare ci sono tanti altri licei, la città è grande)”) rende molto difficile fare altro da quello, perché al “fare il liceo” si aggiunge il “fare quel liceo”.

          • ellegio ha detto:

            No, è Murasaki che ha detto che il liceo è perfettamente inutile, per quanto sciccoso (non fighetto, ok) affermazione che tutto sommato mi sembra eccessiva.
            La storia del ragazzino comunque è più complicata di così, perché lui è arrivato quasi senza problemi a metà percorso (in un altro liceo, che ha lasciato per motivi altri dal rendimento scolastico) ed il suo problema è piuttosto che sta realizzando che non può/non vuole competere col padre, o essere all’altezza delle sue aspettative, che riguardano un ambito disciplinare molto particolare.

  7. laGattaGennara ha detto:

    Io in questi giorni mi accodo. Mi accoderei a quello che è andato a fare il cuoco.

  8. Anonimo SQ ha detto:

    Bello il vivacissimo dialogo tra ‘povna ed lgo !
    Posso umilmente inserire una domanda, perchè non ho capito una cosa: a parte il casus belli del ragazzino, mi pare che alla fine la discussione tra Licei e Tecnici stia pendendo rapidamente e violentemente a favore degli istituti tecnici, e lo stesso sta accadendo nel paese, come indicano i dati delle iscrizioni di quest’anno, sia alle superiori, sia, in senso più lato, alle facoltà universitarie.
    Ma questo viene dopo che si è operata fortemente e scientemente la Liceizzazione della scuola superiore (da parte dei governi di destra !), con la drastica riduzione delle ore di laboratorio/officina nei tecnici, ed il ridimensionamento delle materie sperimentali (i.e. fisica e chimica).
    Ma a che gioco stiamo giocando ? Ma che c… abbiamo in mente per il futuro del ns paese ? Pensiamo che sarà meglio avere ingegneri, periti, tecnici e scienziati o invece linguisti, giuristi e contabili/economisti ? (a giudicare da quello che avviene nella mia università, si considerano strategiche le seconde che ho detto).
    Io credo seriamente che tra 30 anni (ma io non ci sarò più) scopriremo dolorosamente vera la indicazione di quel signore tedesco, anzi austriaco, ex-imbianchino, che prevedeva per gli italiani due soli lavori: camerieri per gli uomini, e puttane per le donne, al servizio dei germanici trionfatori.

    Anonimo SQ

  9. ellegio ha detto:

    Con la ‘povna c’è sempre qualcosa da guadagnare 🙂
    Boh, secondo me le variazioni percentuali nelle iscrizioni alle superiori sono ancora troppo basse per parlare di inversione di tendenza. Poi, se devo dire quello che penso, non stiamo giocando proprio nessun gioco. Magari ci fosse una direzione politica dietro, io vedo solo manovre per tagliare e nessuna prospettiva, né a breve né a lunga scadenza.

  10. 'povna ha detto:

    Ora commento come da Mel: Bum! Sui dati, anche io aspetterei. Nella nostra regione per esempio crisissima dei Tecnici, invece…

  11. Anonimo SQ ha detto:

    Nella mia Regione, invece, pare che, complice la crisi economica, le famiglie si stiano riorientando verso la formazione tecnica e professionale, ovvero l’alternativa a “mandar a bottega” i figli perché imparino “un mistier”. Scelta secondo me di solido buonsenso, dimostrandosi molto + intelligenti (nel senso di “leggere tra le righe”) dei nostri dirigenti politici.
    Ovviamente la Regione, di concerto, pensa di tagliare drammaticamente i fondi per l’istruzione professionale, in questa crisi, appunto’ per dare un contributo costruttivo.
    D’altra parte, come dare torto a questi alti dirigenti di scuola Bocconiana, Luissiana se non Harvardiana o Londinese, ai quali per 20 anni è stato spiegato per bene nei Master e nei dottorati come i soldi si facciano con i soldi, ovvero con la finanza, e non con il lavoro ? E quando mai han respirato l’aria di una fabbrica o di un’officina ? Se di “fighetti” vogliamo parlare, quando cominceremo a parlare di questi “fighetti”, sempre pronti a parlare a convegni e talk-show e che sono al timone della nostra società ?

    Anonimo SQ

  12. vnnvvvn ha detto:

    Non entro nello specifico del dibattito ma anche da queste parti siamo in dase di valutazione scelte.
    Mia nipote ha fatto uno schema delle materie che studia mettendo accanto la percentuale di gradimento, poi mi ha chiesto di stamparle le schede di tutti i licei e dell’alberghiero. Nel suo futuro si vede o pasticcera o manager di gruppi musicali (in quel caso opterebbe per il linguistico)

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