Del rapporto 1-1

E poi volevo dire qualcosa su quella storia del rapporto 1-1. Del fatto che più o meno per ogni ora frontale uno può calcolare a spanne di lavorarne un’altra a casa.
Ho deciso di fare una misura, io che dico sempre che questo lavoro che facciamo è a tempo pieno.  Voglio fare uno sforzo e quantificare un po’.
Quindi lunedì ho aperto un file (spero che il Benza sia lontano, in ogni caso non sono un ingegnere – ripeto: non sono un ingegnere) e ci scrivo cosa faccio e per quanto tempo.
Perché è chiaro che parte della fatica che faccio dipende dal fatto che ho scelto questo lavoro quando ho partorito, e dunque proprio per avere il tempo di essere ragionevolmente vicino ai figli (ma con la consapevolezza che avrei dovuto rinunciare a tutto il resto – serate, notti, week end, vacanze perché il lavoro andava fatto. Dopotutto, vengo da una famiglia di insegnanti e da quando sono in grado di intendere e volere vedo gente immersa nelle carte).
Dunque, prendiamo come esempio questa sventurata classe di primini che mi è toccata in sorte.
Il primo giorno di scuola, dopo il video – giusto per indorare la pillola – ho provato a chiedere cosa si aspettavano di fare quest’anno. Fisica è una materia nuova, e anche di brutta fama… Ok, panico.
Voglio studiare (e vabbe’).
Voglio capire questa nuova materia sconosciuta e appassionarmi ad essa, sia in modo teorico e pratico.
Spero di apprendere i meccanismi della natura al meglio e di poter utilizzare spesso l’apposito laboratorio (eravamo in laboratorio, infatti).
Credo che faremo l’incertezza della misurazione; le varie forme di moto e spero anche qualcosa sulle leggi della dinamica.
Secondo me studieremo varie leggi, come quelle della dinamica, le leggi di Ohm e tante altre.
Spero di riuscire a imparare la fisica.
Imparare i fenomeni naturali.
Mi aspetto di sperimentare in laboratorio le leggi della fisica.
Mi aspetto di fare esperimenti, e di studiare tecniche e formule della fisica moderna.
Mi aspetto di lavorare e provare esperimenti, creare e scoprire nuove formule e nuovi aspetti di questa nuova materia per me ancora sconosciuta.

(sospiro)

Se poi ci mettiamo un libro di testo che a pagina 1 spiega che la fisica ha lo scopo di spiegare i fenomeni naturali, come la corrente elettrica; che è divisa nelle ben note branch(i)e; e che la conoscenza delle leggi fisiche serve a fare le automobili, abbiamo il quadro di partenza.
Quadro che viene arricchito a pagine 2 del libro, dove si propone allo studente di progettare un esperimento proprio come fece Galileo.

Di fronte a questo, che fare?

Fisica al biennio del liceo scientifico si fa due ore a settimana. In 60 ore devi smontare questo castello e rimontarlo, incrociando le dita e sperando che vada tutto bene, ché magari invece di rivenirti su bello dritto con il mastio, le torrette e un bel ponte levatoio comodo per entrare,  esce fuori l’antro della strega nocciola.

Non so, io parlo con tutti i colleghi che incontro ma alla fine ho deciso che il primo anno l’unica cosa che ha senso fare è tanto tanto laboratorio, cominciando da come si usa il metro. E, nel frattempo, piccoli assaggi della Fisica di Feynman, la storia del barometro di Calandra, cose così. Smontare, e rimontare un pezzetto per volta.
Il prezzo da pagare è correggere montagne di relazioni (sì, certo, all’inizio sono robine di una pagina, ma la rate di produzione è comunque alta) e avere orecchie per tutti.
Esempio pratico. Una misura scema fatta col cronometro del cellulare. Tempo di esecuzione 1 ora, tempo di correzione 4/5 ore. Metà classe fa una schifezza. Vogliono rifarla.  Ok, ma allora – dico io – ci mettete qualcosa in più. Cerca il materiale per il di più, e ricorreggi la seconda versione – altre 4/5 ore.  E poi prepara qualcosa da fare per il gruppetto di quelli che scopri che non hanno idea di come si fa un istogramma. Ogni ora di lavoro in classe, a casa mi si moltiplica almeno per 10, altro che per 1.

E questo senza contare le ore extra per le riunioni pomeridiane e i colloqui con i genitori, che sembrano un dramma per il professore quadratico medio. Quelle, davvero, non sono nulla. Di  consigli di classe noi ne facciamo 5/6 l’anno per classe, e i genitori sono un’ora a settimana e quei due pomeriggi l’anno.
Anche se.
Anche se poi in ogni classe ci sono sempre: quello che ha deciso di farsi venire le paturnie e non viene più a scuola (il che vuol dire telefonate e mail ai genitori tutti i giorni), quello che sta fuori il semestre o l’anno e i genitori hanno l’incarico di riferire periodicamente come gli vanno le cose, quella che non mangia più…

E a volte la vita è strana, ti puoi ritrovare nella classe dei primini perfino quello che sa cos’è un microscopio a scansione a effetto tunnel, e però si vergogna e quando lo dice si deve nascondere la faccia tra le mani.

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14 risposte a Del rapporto 1-1

  1. 'povna ha detto:

    Mi piace questo dialogo a distanza… E’ vero, spesso le ore a casa non sono 1:1, ma anche di più. E anche io che penso che oggi non ho fatto quasi niente, il mio quasi niente è stato mettere a posto le ultime carte del consiglio di classe (poca roba, allegati al verbale e piantina dei banchi), preparare la bozza di una lettera da mandare a casa ai genitori, rispondere a una mamma per mail, preparare la verifica per gli Anatroccoli per sabato (file diverse, ovviamente), preparare quella L2 per chi non può fare la verifica di tutti e decidere come organizzare la lezione (già preparata un paio di settimane fa) per i Merry Men. Non ci ho perso tanto tempo, anche perché la vita mi ha benedetto con un bioritmo – quello stesso che mi rende insonne – che è davvero molto veloce, ma ovviamente il mio non tanto tempo significa comunque più o meno due ore e mezzo, tre.
    Però, chi mi controlla? Chi impedisce invece ad altri di fare la verifica di italiano tradizionale, tre domande aperte – parlami di pagina 1, parlami di pagina 2, parlami di pagina 3. Chi impedisce di arrivare in classe e leggere il libro? Chi impedisce di arrivare in classe e non fare niente e basta?
    Io, in undici anni che son dentro il mondo della scuola, a insegnare fisica come fate tu o Pensierini ho incontrato solo Snape (aiutato dalla figura dell’insegnante pratico e del tecnico di laboratorio – da noi per esempio fa parte della sua funzione docente che le relazioni le corregga l’ITP – in compenso tanto laboratorio non possiamo farlo, perché 30 sono loro, più i poliziotti sempre a scuola, tutti nel laboratorio non ci starebbero mai), l’anno del prefabbricato.
    La scuola non è un lavoro part-time. Sono d’accordo (ma poi lo sai, perché hai letto in altra sede quel che ne penso). Però lo può diventare facilmente senza controlli. E il problema rimane.

    • ellegio ha detto:

      Ecco, per dire. Nella mia scuola, che è un liceo, l’ITP non esiste. Per il nostro tecnico di laboratorio qualunque cosa è un problema – apparentemente è un ligio osservatore delle norme di sicurezza, in realtà mi sembra che sia solo la scusa per non fare nulla. Morale, io in laboratorio ci sto sempre da sola (ma i miei studenti non sono da polizia). Le relazioni me le correggevo da sola anche quando lavoravo all’ITI – era talmente uno stress convincere l’ITP che eravamo lì per lavorare che ci ho subito rinunciato, ed ero felice quando si dava malato. Ma questo è solo gossip, resta il fatto che sono d’accordo: il problema c’è ed è grosso.
      E un buon indicatore per riconoscere i fancazzisti è proprio la lamentela sulle riunioni il pomeriggio. Quello, lo ripeto, in genere sono il meno.

    • ellegio ha detto:

      p.s. Pensierini la conosco, ma per Snape come si fa? 🙂

      • pensierini ha detto:

        Io lavoro molte ore in meno di te, soprattutto perché ho il part time a 12 ore per via di mia madre invalida, inoltre non ho il biennio che è particolarmente impegnativo e infine perché ho due classi residue PNI che vanno via lisce come l’olio, essendo piccole e motivate. Per le due terze “riformate Gelmini”, invece, il mio impegno è molto maggiore del solito: intanto sono classi molto numerose (30 e 31 ragazzi rispettivamente, provenienti da due frammenti di seconda ciascuna) e questo vuol dire già molto, se non altro come numero di verifiche scritte da correggere e livelli di partenza da omogeneizzare, poi abbiamo la LIM e mi sento in dovere di usarla, quindi vai con animazioni, presentazioni adattate e scansioni di esercizi da altri libri.

      • 'povna ha detto:

        Assolutamente d’accordo sulle riunioni in pomeriggio: non sono certo quelle, almeno alle superiori, la questione, e sicuramente servono a fare una prima scrematura per riconoscere chi ha voglia di fare e chi no. Sull’ITP, credo vada a fortuna, come con tutti i colleghi, ma ancora una volta ricordo che sono disciplinati dal nostro contratto, e dunque, alè, almeno nella tua esperienza abbiamo incontrato di nuovo qualcuno che non ha sparso sulla categoria una buona nomea. Posso garantirti che però un buon ITP fa la sua bella differenza: Mafalda (che insegna Pozioni, però ha il laboratorio pure lei) ha fatto le carte false per riuscire a far tornare il collega Pluto: bravo, simpatico, intelligente e lavoratore. E ti assicuro che lui la sua parte di lavoro, relazioni comprese, la fa, e bene!

        ps. “ma per Snape come si fa? “: eh, cara… è una domanda che io mi faccio dal giorno che ho saputo che non saremmo stati più colleghi, oramai sei anni fa. E, ancora oggi, non mi sono riuscita a dare una risposta e ne sento la mancanza quanto allora…

        • ellegio ha detto:

          Ah, sul buon ITP concordo. I primi anni lavoravo con una persona molto brava da cui ho imparato un sacco. Come, del resto, dalla mia collega di Pozioni di allora, che ora è andata in pensione ma era un’altra persona speciale.

  2. lanoisette ha detto:

    Posso darti un consiglio spassionato, da collega? secondo me, pe rle relazioni di laboratorio di I e II potresti chiedere una mano alla collega di lettere: spesso, soprattutto in prima, è difficile farli iniziare a scrivere con tipologie testuali che non siano le solite e che permettano di mettere in campo, molto semplicemente, la capacità di scrivere un testo ordinato, logico, coerente e coeso. In questo modo la relazione ha una doppia valutazione e loro magari si impegnano di più per scrivere in italiano decente.
    te lo dico perché, milioni di anni fa, io facevo così con una collega di matematica e scienze. IN PRIMA MEDIA. e funzionava.

    • ellegio ha detto:

      La cosa mi lascia un po’ perplessa, perché il lavoro che devono fare loro è finalizzato ad imparare a scrivere dati ed elaborare misure, più che a “raccontare” quello che fanno in laboratorio. Insomma, sono relazioni tecniche, in cui l’ordine e la coerenza sono di mia pertinenza – io impartisco le direttive, e le relazioni hanno una struttura definita. La collega di italiano si limiterebbe a correggere gli errori di ortografia, ma quello già lo faccio io – suscitando reazioni di stupore 🙂
      Poi nel caso specifico non credo che la collega di italiano abbia voglia di lavorare con me. Ha una bambina piccola. Abbiamo già un problema di orario da gestire (io ho matematica solo in quinta e sesta ora, e lei fa italiano sempre alle prime ore perché ha chiesto di uscire sempre presto. Le ho chiesto se una volta sola a settimana potevamo scambiare una sua prima ora con una mia quinta ma mi ha detto di no. Tieni conto che io non ho chiesto nulla, zero desiderata).

      • LaVostraProf ha detto:

        E’ che, di solito, in italiano, imposti come si fa una relazione. E il “racconto” è l’ultima cosa che si chiede di fare.
        Cioè, per dire, anche noi insegnanti di italiano sappamo che una relazione di labortorio è diversa da una relazione su un libro letto. :-PPPP
        (e confermo Noise: di solito la relazione si fa in seconda media, ma vista la necessità delle colleghe di scienze e matematica, ormai io la anticipo in prima: insegno i rudimenti, le scansioni di una relazione, le parti necessarie e quelle no, e poi loro le fanno in sceinze e tecnica. Perché non dovrebbe funzionare anche da voi? anche a distanza? Ma soprattutto, perché arrivano alla scuola superiore che non sanno ancora fare una relazione?)

      • 'povna ha detto:

        Se posso intervenire, io sono una di quelle che ha fatto, da studentessa, le relazioni a metà tra lettere e scienze alle medie. L’anno scorso poi, nell’ambito di un progetto ambientale tra Pozioni e lettere che prevedeva una parte di laboratorio, con Mafalda abbiamo provato a fare questa cosa per le relazioni. Concordo con LGO: non funziona, a parte proprio forse qualche esercitazione di scrittura casalinga (per noi lettere) che va comunque molto rifatta per loro (scienze). E – per quello che ho visto, considerando gli eoni di distanza tra le mie medie e le scuole ora – la differenza è proprio che la relazione tecnica di un laboratorio delle superiori è, per l’appunto, più tecnica. Molto più tecnica. Quindi, una volta esaurito il giro di relazioni preliminari (due, al massimo) in cui volendo l’insegnante di italiano dà come compito a casa la relazione di laboratorio, poi le consegne e anche le richieste divergono troppo. E il concetto di relazione di laboratorio che insegniamo noi agli scienziati non basta, quello che loro ci potrebbero dare a noi non serve per una vera valutazione che non sia la mera grammatica (che a quel punto però ha lo svantaggio di non essere stata costruita con esercizi, anche di scrittura e di sintassi, ad hoc; nei fatti aiuta soprattutto la paratassi).

        • ellegio ha detto:

          Sì (grazie ‘povna) confermo che le richieste divergono troppo.
          E, MiaProf, probabilmente arrivano alle superiori che non sanno farle perché non le hanno mai fatte.
          Io, per esempio, sono alla disperazione. Mia figlia non solo non ha mai fatto una relazione di scienze (quello che le viene richiesto è di copiare gli schemi che stanno sul libro) ma non ha mai fatto nulla di nulla di italiano. Due *temi* il primo anno, due il secondo. STOP. Nient’altro. Neanche nulla a casa, perché tanto nulla le verrebbe corretto.
          Però la signora che deve chiamare professoressa si cambia lo smalto due volte al giorno, e ora darsi lo smalto è diventata l’occupazione principale in classe.
          Non so, esiste il napalm doppio? O triplo?

  3. ildiariodimurasaki ha detto:

    Commento primo: mi fa piacere scoprire che le scempiaggini non le riservano tutte ai libri di storia e geografia e alle antologie, ma si tengono da parte qualcosina anche per le altre materie. Ammetto però che mi farebbe ancor più piacere che se le tenessero per sé e gratificassero i loro potenziali utenti con dei discorsi sensati e pertinenti.
    Commento secondo: alle medie la relazione a italiano dovrebbe essere importante, anche perché è una delle tracce per l’esame, ma spesso non viene fatta proprio, per quel che ho visto. Io mi distinguo dalla massa (?) perché la curo un po’, e la chiedo per molte uscite di altre materie, comprese quelle di argomento scientifico (per esempio quando vanno all’Open Lab, dove fanno appunto esperimenti). Le prime sono drammatiche, ma dopo la prima pioggia di quattro spesso entrano nell’ordine di idee di farmi un resoconto comprensibile e sensato. All’insegnante di scienze non credo serva, ma a loro sì.

  4. laGattaGennara ha detto:

    io voglio provare a fare quel file, se mi riesce, non sono un ingegnere, mi verrà male ma voglio quantificare così il lavoro a casa. Poi a chi vado a dirlo? ricevo sempre in cambio il solito “su quello ti capisco”. Mah.

  5. il Mio Grande arriva allo scientifico, l’anno prossimo. non è che chiederesti un trasferimento qui da noi? (tu. e la ‘povna e la prof, quantomeno, che quell’altra col tassista chissà che casino farebbe quiggiù)

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