Giallo

Venerdì scorso io non ho scioperato. Non ero neanche a scuola, però: per tre giorni ho preso il treno per andare non troppo lontano, giusto un paio di paesi più in là della grande città. Una volta era tutta campagna (cit.). A prendere il treno come ho fatto io si capisce subito che è un posto un po’ strano,  perché alla fermata scendono dei tipi attempati in monopattino, gruppi di signori russi che parlano russo fitto fitto, professoresse di matematica che tentano lo stile casual – invano, tradite dal capello perfetto. Da quando insegno nessun preside ha provato a negarmi questi tre giorni di formazione – io sono una che non si assenta mai e questa è l’unica cosa che chiedo. Sono tre giorni organizzati da un ente di ricerca pubblico, uno di quelli prestigiosi, da scoperte da Nobel. Non che in Italia serva a qualcosa. Insomma, quelli sono bravi e fanno ricerca di punta e amministrano bene, e il ministro si congratula e taglia i fondi. E’ così che funziona la meritocrazia da noi: più sei bravo e più ti mostrano il bastone. Si chiama la regola del bastone.

La regola del bastone non funziona sempre. Serve un paese che non crede più a nulla, in cui intere generazioni sono cresciute giocando il gioco dei furbetti – che è quel gioco che più si è bravi a imbrogliare più si vince, e non importa che la posta in palio sia un grosso vantaggio, no, basta la soddisfazione di aver ottenuto senza meritarla anche una cosa piccola piccola, un cornetto al bar, cinque minuti di fila, tre euro di sconto.

Qui da noi la regola del bastone funziona.

Venerdì sera, tornando a casa, tra la telefonata di una collega con cui devo concordare la programmazione di classe per la classe che coordino, la scrittura di una lettera di raccomandazione per uno studente che se ne vuole andare all’estero, e le mail di una mamma col figlio problematico (e questo mi sapete dire se lo devo considerare lavoro o no? mica rientra nelle 18 ore), ho letto lettere al ministro. Lettere diverse nei toni e negli stili, leggendo le quali ho provato rabbia, tristezza, depressione.

Anch’io avrei voluto scrivere la mia lettera al ministro, ma non ci sono riuscita. Non sono capace.

Non sono capace di fingere che ci si stia preoccupando per la scuola mentre si sta parlando d’altro (tagli, ancora tagli, e nessuna scelta vera). E sono stata anche sopraffatta dalle reazioni velenose di quelli che ce l’hanno con gli insegnanti – tutti, praticamente.

Alcune volevano essere provocatorie. Sì, lavoreremo in più ma vogliamo essere pagati.

A me invece vengono le vertigini. Io non voglio lavorare peggio. E non posso lavorare di più, è già troppo. Chiedermi di lavorare altre sei ore, se non sono sei ore di babysitteraggio ma una o due classi in più, vuol dire presupporre che io abbia lo spazio per farlo, e non è così. Non è questione di retribuzione, sono sottopagata anche adesso, è proprio che la giornata è fatta di un numero di  ore finito e non ce ne posso infilare altre, non ci stanno. 

Le uniche voci confortanti in questo bailamme sono state quella della ‘povna e quella di Murasaki.

Nel frattempo sabato e domenica, vabbe’, c’è anche altro nella vita e spesso non sono cose belle. E avevo le lezioni per questa settimana da preparare, avendo passato tre giornate a … divertirmi? dalla mattina alla sera. (Ovvio che mi sono anche divertita, se uno insegna e non si diverte un minimo a fare cose nuove cosa insegna a fare?) Comunque il succo è che la lettera al ministro non l’ho scritta. 

Poi è arrivata una specie di smentita.

Ieri era lunedì e c’era assemblea a scuola. A scuola da noi quando c’ è assemblea ci sono un tot di professori di turno di sorveglianza e gli altri stanno a casa. Un altro giorno di vacanza, quindi. Io non ero di turno. Ragione per cui sono andata a scuola, ho fatto l’appello alle 8:00, sono stata fino alle 9:30 a parlare con colleghi (della programmazione di classe, che è una cosa che va fatta collegialmente, della gestione del laboratorio, idem, e del sito). Alle 11:00, fatta la spesa per le bocche mai sazie del pargolame, ero a casa alla scrivania. Con tre interruzioni, dalle 14:00 alle  15:00 per accogliere la figlia, prepararle il pranzo, romperle un po’ le palle per sapere cosa fa a scuola; dalle 16:30 alle 17:00, per andare a prendere a scuola gli altri due e affidarli al nonno (loro, non mio) che sfidando Cleopatra li accompagnava a suonare, e dalle 19:00 alle 21:00 (bucato-cena-appallottolamento di calzini-robe così), insomma dalle 11:00 fino all’una e mezza di notte ho: corretto le relazioni di lab della prima, cominciato a preparare una verifica per la seconda (non ho finito), messo a posto un po’ di roba per il sito, cercato materiale per i colleghi, scambiato mail con studenti e colleghi, letto tre articoli sulle zanzare. Non so, fate voi il conto, ma le mie giornate sono tutte così.

Nel pomeriggio mi sono arrivate due mail su questa storia delle 24 ore. Ma non avevamo detto che fino al 2014 etc. etc.? Ho risposto parliamone un po’ meglio, però forse non è il caso di lanciare petizioni per dire solo no 24 ore.

Vabbe’. Il marito stamattina alle sei preparava il caffè, mi sono alzata perché ho altri compiti da correggere e oggi entro tardi, forse ce la faccio a finire prima di andare  a scuola.  Però su repubblica c’è un articolo sulle 24 ore.

A questo punto mi chiedo seriamente cosa c’è sotto.

(Detto questo, mi metto a correggere ‘sti benedetti compiti, altrimenti potevo restare a letto).

(No, scherzo, non potevo restare a letto. Perché se uno va sempre avanti così, l’insonnia è il minimo).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Giallo

  1. Anonimo SQ ha detto:

    Cara LGO, gli è che la regola del bastone funziona in questo paese, ed a tutti i livelli ed in tutti i contesti. Se ti raccontassi cosa sta succedendo nella mia università, sotto la guida di un “grande timoniere” di Economia, contro noi di area scientifica, ci vorrebbero tre blog.
    Il punto è che, quando al governo hai degli economisti (che son stati quelli che per decenni hanno istigato il sistema ad assumere quelle regole che ci hanno portato a questa crisi) al potere, trattano le persone e le vite dei loro dipendenti come degli scatoloni, da assoggettare a teorie astratte sulla gestione del magazzino, tendendo a piegare i fatti alle loro teorie, nascondendo le evidenze contrarie e mettendo in mostra solo quello che fa comodo, salvo poi lasciare ad altri le conseguenze pluridecennali del loro operato.
    Questa è gente che, tra una tirata di sigaretta e l’altra prende decisioni capaci di distruggere quello che è stato costruito in decenni, e che ci vorranno decenni (se mai) a ricostruire. Non c’è molta differenza tra le cose della ricerca o della scuola e la gestione della Fiat di un Romiti o di un Marchionne.
    Poi, sarà un paese intero a finire in cassa integrazione. Ma loro si godranno i lauti premi autoattribuiti, o le posizioni conquistate con l’uso strumentale (a loro) dei beni pubblici.
    In Spagna negli ultimi mesi un milione di persone ha lasciato il paese: dobbiamo riprendere a pensare ad Ellis Island ? magari a 40 o 50 o 60 anni ?
    Ci vorrebbe un ritorno della politica, e rimettere ai ruoli tecnici gli economisti: ma ci sono politici di buon senso e capaci alle viste ?

    Anonimo SQ

    • ellegio ha detto:

      Decidere chi votare sarà infatti un altro bel problema. Quello che fa rabbia è che l’Italia sarebbe piena di gente di buon senso…

      • Anonimo SQ ha detto:

        LGO, ti bacerei per questa tua !!!
        Ma anche temo che non sia vero. Almeno se penso ai miei colleghi, o incapaci di vedere oltre al loro naso, oppure tanto furbi da far strada facendosi fessi gli altri. Ci manca la media.
        Puoi mettere anche me tra i fessi, ovviamente.

        Anonimo SQ

  2. lanoisette ha detto:

    Insonnia?
    io questo weekend sono crollata a letto: il benza pensava fossi svenuta sotto le coperte. poi, dopo essermi ripresa dal collasso, ho passato il sabato e la domenica pomeriggio alla scrivania.

  3. pensierini ha detto:

    Carissima, tu, nel complesso, mettendo dentro tutte le attività, sei al lavoro molte più ore delle ventiquattro/settimana che chiede Profumo, ma molte, molte di più. Per un professore almeno decente, per ogni ora di lezione frontale ce n’è dietro almeno un’altra di preparazione, riunione con colleghi, colloquio con famiglie, senza contare le verifiche scritte da preparare e da correggere, su questo non ci piove. Don Milani scriveva che la professoressa è una casalinga che la mattina va a scuola e molti pensano che sia ancora così. *Però*, per alcuni di noi è davvero così! Dunque, se vogliamo essere un minimo credibili, dobbiamo sollecitare noi per primi che presto si levino dalle balle tutti i prof menefreghisti.

  4. melchisedec ha detto:

    Sotto potrebbe esserci un bel taglio alle 13sime, ciò è possibile; viene sparata una bufala per servire il piatto a dicembre.

  5. 'povna ha detto:

    Concordo con Pensierini, con te, con Murasaki. Sai che non amo le dietrologie, ma anche io penso che questa storia sia stata quanto meno perplimente. Sul resto, che dire?, ti ringrazio, e davvero, del confortante. A parte la facile battuta che – se si giudica da Slumberland – essere confortante significa tacere (;-) ) -, sai che il confronto con te per me è uno dei più importanti – proprio nelle, per, le reciproche differenze, anche, pur nel sostrato comune. E in contesti in cui si ha tanta paura di perdere la bussola, fa piacere pensare di essere riuscita a dire cose che si siano fatte capire.

  6. ildiariodimurasaki ha detto:

    Il silenzio, in certi casi, ha molto di positivo. E vorrei spendere qualche parola anche in favore della gelida collera.
    @Mel, ma non ha senso che taglino solo le tredicesime degli insegnanti. Anzi, soprattutto, non è possibile. Un taglio generalizzato lo puoi giustificare con l’emergenza economica, un taglio a una categoria è illegale e basta, anche in tempi di emergenza economica, e non si può fare. Quel che mi sorprende di più è che i sindacati su questo insistano pochissimo.
    Scusatemi se ripeto sempre le stesse cose, ma sono quelle che mi girano in testa in questi giorni, molto più che la questione dell’orario. Prima che insegnati, siamo cittadini e lavoratori, credo.

  7. laGattaGennara ha detto:

    non sono le 24 il problema, è chiaro che non lo sono. ma paradossalmente, ha fatto venir voglia di parlare ad alcuni docenti (che dovrebbero stare sempre zitti), ha fatto fare qualche autogol (nelle scuole). Di quelli che un buon dirigente conta, altro che se conta.

  8. 'povna ha detto:

    E ovviamente – complici i consigli di classe – mi hai fatto venire voglia di parlare. La mia (triste) cronaca di un pomeriggio teorico di impegno. Che però, come sempre, vale solo per alcuni: http://nemoinslumberland.wordpress.com/2012/10/16/24-ore/

  9. bianconerogrigio ha detto:

    Amavo la scuola e l’ho lasciata, anche se potevo restare ancora. Me ne sono andato perché non riuscivo a sopportare lo stato in cui l’avevano ridotta. Ho cercato di dare al mio paese (nel senso di villaggio) quello che potevo, e in parte ci sono riuscito (nuovo acquedotto, nuova scuola elementare, centro sportivo e soprattutto migliori servizi sociali e risorse agli enti educativi e culturali). Me ne sono andato quando, pur con il bilancio in ordine, mi hanno impedito di proseguire con la scusa del patto di stabilità. Dici che sono un po’ vigliacco? Forse e sento tanta amarezza per quello che le persone per bene fanno nel loro piccolo, ma che “si perde come lacrime nella pioggia” … 😦
    L’ipotesi che ti chiedano dieci per avere cinque non è del tutto da scartare … vecchia tecnica amministrativo-politica … 🙂

  10. annikalorenzi ha detto:

    tagli tagli e poi ancora tagli.

    sulla scuola nessuna struttura didattico pedagogica sta più alla base di qualunque riforma o idea o presunta tale..

    non si sperimenta più, non si innova, non si rinnova, non si studia…

    si taglia.

    e basta.

    questa è la verità che sta dietro alle 24 ore. L’unica.

  11. Anonimo SQ ha detto:

    Vero, Annika.
    Salvo che si non taglia a tutti, non si taglia agli amici ed ai loro amici. Si definiscono strategici quelli che si vogliono (per i motivi + vari) salvare e gli altri se vadano a pigliare. Anche se gli “strategici” son quelli che vanno male, e gli altri vanno bene. Anzi !
    Il nome Alitalia ti dice qualcosa ? E le industrie delle rinnovabili che stavano decollando ? Stesso trattamento, no ? E la ricopertura dei debiti della Regione Sicila, fatta nello stesso CdM ?

    Anonimo SQ

I commenti sono chiusi.