cambio di stagione

Il dramma è che ci sono mattine in cui ci si dovrebbe infilare le scarpe.
Eh, sì, perché in tutto questo mi sono capitate due cose.
La prima è che il motorino non si muove più.
La seconda è che il marito lavora in un altro posto.
Il fatto del marito ha certe conseguenze di gran peso per lui, tipo che il primo giorno che ha preso servizio – che era anche il primo agosto – è uscito di casa allegramente all’alba e non è più tornato. No, poi è tornato, ma era già il giorno dopo.
Da allora sono passati settanta giorni, se ho fatto bene le addizioni, e non ha mai avuto un giorno di riposo. Anche quando – tipo una volta al mese – potrebbe stare a casa, con una scusa o l’altra lui va.
Constatata la scomparsa del coniuge e preso atto dell’irreversibile danneggiamento del mezzo di locomozione, la nostra (cioè io) ha deciso che essendo impossibile abbandonare la prole per andare a correre al parchetto sotto casa bisognava arrangiarsi con qualche attività fisica casalinga. Fatto sta che si è rotta un piede.

Se sia veramente rotto è un mistero più profondo del Babelfish, tipo che bisognerebbe fare una lastra per capire cosa c’è ma per fare una lastra bisognerebbe mettere il piede sotto una di quelle cose da cui escono i raggi x, cioè trascinarlo fino a quell’ammasso di mattoni che chiamano ospedale e così via. Meglio non pensarci.

Quindi il mio piede sinistro per un mesetto è stato delle dimensioni di un palloncino (di quelli tondi colorati che danno ai bambini alla fine delle feste e sono perfetti per i gavettoni) e io ho cominciato l’anno scolastico zoppicando in modo vistoso. Se n’è accorta anche la bidella truce, per dire.
Mi si consigliava riposo.
– Dovresti stare ferma con la zampa in alto. Non lo sforzare.
Eh.
Pare facile.
Ma intanto quel motorino rotto ho pensato che fosse un segno del destino, che mi indicava gloriosamente come intraprendere la mia personalissima battaglia contro il sindaco e l’aumento del prezzo dei biglietti dell’autobus.  Perché insomma, se per andare a lavorare devo aspettare alla fermata un quarto d’ora, per infilarmi in un trabiccolo puzzolente che arranca in mezzo alle automobili, e arrivare nello stesso posto dove arriverei con una mezz’oretta di passeggiata (ehm, diciamo a passo sostenuto) direi che non c’è storia. A piedi e pedalare, e i palloncini la finissero di rompere.

Morale, il piede mi fa ancora male, dopo un mese e mezzo, ma almeno finché ho potuto girare coi sandali riuscivo a sopportare. Stamattina minacciava il diluvio universale, e mi sono messa un paio di scarpe. Aiuto.

Con le scarpe sono anche andata all’ultima riunione del consiglio di istituto. Ultima perché tra un mese si eleggerà il prossimo, e poi tra un paio di mesi ci sarà magari il nuovo consiglio, quello con i famosi esterni (il salumiere? il direttore della filiale della banca accanto?).
Il consiglio è finito in bellezza, grazie al racconto delle prodezze del sommo amministratore della nostra gloriosa città, che si è fatto scortare verso l’uscita di sicurezza pur di non incontrare una innocua rappresentanza di dirigenti scolastici rei solo di essere inviperiti per la gestione allegra dei bandi di gare per le mense delle scuole del comune.

Vabbe’, anche domani farò questo sforzo e mi metterò le scarpe – tanto i prossimi tre giorni devo prendere il treno.
Ma anche no, magari c’è il sole.

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12 risposte a cambio di stagione

  1. Anonimo SQ ha detto:

    LGO, ma non vorresti mica che la tua città/provincia/regione/patria cadesse in mano alle sinistre, eh?
    Roba che trasformano S. Pietro in discoteca, e Campo dei Miracoli a Pisa in Kolkhoz !
    Dai, cosa c’entrano gli appalti per le mense ? Tanto, col male al piede ti passa la fame, dimagrisci, sforzi meno il piede che guarisce e ti si abbassa pure il colesterolo, con questo Supremo Comandante.

    Anonimo SQ

    • ellegio ha detto:

      Gli appalti delle mense non c’entrano nulla col mio piede. Il colesterolo non so cosa sia 🙂 San Pietro in discoteca sarei contraria, perché le discoteche mi stanno antipatiche, ma quello che sta facendo questa giunta comunale grida vendetta. L’ultima è stat informare il 24 settembre le scuole che hanno la mensa autogestita che entro il 1 ottobre (notare le date) avrebbero dovuto indire una gara europea per il servizio di refezione. Il che implicherà probabilmente a metà dell’anno scolastico un incasinamento (se non una interruzione) del servizio mensa.

  2. 'povna ha detto:

    Come ti capisco. In assoluto, ché passare dai sandali ad altro è un atto di profondissima afflizione. E nello specifico, ché lo scorso agosto un cane mi ha morso il tallone, probabilmente micro-fratturandolo, e il passaggio alla scarpa chiusa, quando sono stata al nord, è stato drammatico.
    Se posso consigliarti, in una cosa tipo le Kickers dovresti trovare un compromesso dignitoso.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Non trascurare il piede … sul serio. Io l’ho trascurato e poi … 🙂

  4. pensierini ha detto:

    Beata te che hai tolto i sandali ad ottobre! Riguardo al piede, non sottovalutare il dolore!

  5. lanoisette ha detto:

    io riesco ancora a mettere le decolletes spuntate, benché in bici alle sette e venti l’alluce scoperto soffra un pochino.
    anche qui nel profondo nord hanno aumentato il biglietto del bus e diminuito il numero di corse, per cui, pur avendo un comodo autobus che mi socdellerebbe a 300m da scuola, ho optato per quasi 10km di bici al giorno – spero che almeno la silhouette ne giovi.

  6. ellegio ha detto:

    Io ne faccio circa cinque a piedi, e se non mi facesse male il piede mi farebbe solo piacere. Diventa un problema quando mi devo spostare con i figli, e quattro fermate di metro (tempo sei minuti) mi costano nove euro (il piccolo ancora non paga). E così che il comune incentiva l’uso del mezzo pubblico….

  7. pensierini ha detto:

    OT: che ne pensate delle 24 ore/settimana? Verrebbero aboliti i supplenti e il giorno libero, intanto per cominciare. Io domani farò lo sciopero!

  8. sent’amme: infila le scarpe e trascinati da un medico!

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