Ma di che si sta parlando?

No, a me non è mai capitato di prendere in mano i libri di religione dei miei figli, perché i miei figli religione a scuola non la fanno. Il fatto è che che la materia si chiama Insegnamento della Religione Cattolica, e le indicazioni sugli obiettivi di apprendimento sono in Gazzetta Ufficiale.  Per questo noi abbiamo scelto di non avvalerci dell’insegnamento.
Poi, io non ho fatto neanche catechismo, e non saprei dire che differenza c’è tra quello che i bambini fanno a scuola e quello che fanno in parrocchia – se in molti mi dicono che è la stessa cosa, non ho problemi a crederlo. In ogni caso, non capisco perché tutti si lamentano che gli insegnanti di religione non dedichino il loro tempo alla storia delle religioni o all’educazione alla multiculturalità.
Sarebbe come se io invece delle equazioni di secondo grado decidessi che è più utile che i ragazzi imparino le strategie per vincere i giochi di ruolo.

Detto questo, durante l’ultimo collegio di fronte alla proposta di vedere se c’erano le risorse per proporre una qualche educazione musicale accanto alle ormai usurate educazione ambientale ed educazione alla salute (la collega dell’anno scorso, quella che ciancicava la ciuinga leggendo harmony durante i consigli di classe, tanto lei era alternativa) come, appunto, alternativa all’IRC, i colleghi di regione si sono inalberati.
Eh, no! Così si discriminerebbero quelli che fanno religione, e non potrebbero fare musica!
Eh, vabbe’. Ma allora ditelo!

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15 risposte a Ma di che si sta parlando?

  1. 'povna ha detto:

    Il problema è che la mamma dei cretini – insegnanti o meno, di religione o meno – è sempre incinta (chissà, forse perché non usa anticoncezionali, perché è contraria – questo però farebbe propendere per una maggioranza assoluta, effettivamente, di insegnanti di religione).
    Da noi Mickey Mouse, lui, si batte da anni per quello che chiedi tu, cercando appunto di spiegare la differenza tra “educazione a qualcosa” e religione, e perché vorrebbe “che i ragazzi e le famiglie scegliessero religione rispetto a una alternativa e non perché non c’è altro. Ma Mickey Mouse, che i contraccettivi li usa, è evidentemente figlio dell’eccezione).

    ps. però, figa la strategia per vincere i giochi di ruolo!

  2. laGattaGennara ha detto:

    io l’ultima frase invece l’avrei conclusa eh, vabbè ma allora vaf qualcosa del genere. Il perché sono pungentina arriva da una mappa delle competenze che ti darà materia al nostro canto. Ne scriverò presto.

  3. laProfe ha detto:

    Mah… Sono un po’ perplessa da tutte le cose che leggo per il web. Per la metà, o più, mi sembrano scritte da persone che hanno fatto l’ora di religione trent’anni fa, che non sanno che cosa si fa oggi a scuola, e che pontificano (nomen omen) su come è o non è l’ora di religione.
    Detto ciò, io ho un collega (prete), che da anni et annorum svolge le sue ore facendo storia delle religioni, ma fa dire una preghiera all’inizio di ogni lezione. Dopo di che, nella nostra scuola, alternativamente a religione, puoi: andare a casa, o entrare dopo; fare alfabetizzazione (se ne hai bisogno), fare un’attività alternativa con un’insegnante (attività che viene valutata in pagella). Siccome, però, l’insegnante di religione è ben conosciuto, e si sa che dà compiti e lezioni da studiare come tutti gli altri, la più parte dei ragazzi italiani (che magari frequenta regolarmente il suo oratorio e le lezioni di catechismo, almeno fino alla cresima) decide di NON avvalersi del suo insegnamento, convinta che, in tal modo, sia comunque una materia in meno da fare.
    Cioè, per chiarire, l’atteggiamento di ragazzi (e genitori) è tale per cui, se anche educazione fisica fosse facoltativa, metà chiederebbe di non farla. Figuriamoci se fosse opzionale grammatica…
    In sostanza, vista da dentro, alla scuola media, salta fuori che il 90% di quelli che chiedono di non fare religione (pur essendo cattolici) se ne stanno fregando di tutte le polemiche teorico-teologiche in corso da anni sull’insegnamento di questa materia.
    (un esempio: nella mia classe c’erano tre stranieri che Non si avvalevano, ovviamente, dell’insegnamento R.C.; quando si è scoperto che l’ora di religione, quest’anno, era stata messa all’ultima della mattinata e questi alternativi, volendo, potevano andare a casa un’ora prima, altri sei hanno fatto richiesta di non avvalersi… Un altro esempio: i miei figli, stavolta alla scuola superiore, si sono trovati un insegnante di religione deficiente -ma proprio tanto-. La prima figlia se lo è sorbito tre anni e poi ha scelto di Non Avvalersi delle sue bellissime deficienze; gli altri, ammaestrati dall’esperienza, hanno scelto di no fin dal primo anno. Se quello avesse insegnato storia, se lo sarebbero tenuto.)

    • ellegio ha detto:

      La scuola è come il campo di calcio, un terreno bellissimo su cui scannarsi. Quasi sempre senza sapere davvero su cosa, come dici tu: ognuno tira in ballo la sua maestra, senza accorgersi che nel frattempo è cambiato tutto (vabbe’, diciamo molto…)

  4. ornella ha detto:

    Lo scandalo maggiore riguardo all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane consiste nel fatto che gli insegnanti di religione, pagati dallo Stato, non sono scelti e incaricati dal Ministero ma dalle Curie. Questo, a ben vedere, dovrebbe garantire la preparazione e l’ortodossia degli insegnamenti religiosi, tanto che ogni anno gli insegnanti di religione sono obbligati a frequentare un corso di aggiornamento. In realtà ciò non avviene perché le Curie non sono esenti da intrallazzi ( ma chi lo direbbe mai !? ) e quindi l’incarico viene affidato con criteri che definire nipotistici è ottimismo. Così si verifica che spesso l’insegnante della materia optional sia “deficiente, ma proprio tanto” , ma siccome è figlia, nipote o cugina di qualche importante laico devoto, rimane là anno dopo anno. I miei nipoti si sono defilati dall’insegnamento dopo che per un anno hanno studiato versetti del Corano e fatto verifiche sugli stessi… se qualcuno mi sa spiegare cosa c’entri l’apprendimento dei versetti del Corano nell’ora di religione cattolica… Gli stessi studenti , interrogati sui Comandamenti, probabilmente non avrebbero saputo dire manco quanti sono .
    Sulle materie alternative stendiamo un velo pietoso. E’ noto che gli alunni alternativi: non si devono divertire, ma devono soffrire acerbamente per il fatto di non aver scelto religione; non devono trarre alcun vantaggio didattico, strumentale o di apprendimento riguardante le altre materie curricolari; devono uscire dall’anno della materia alternativa con il fermo proposito: “Che barba , che noia, il prossimo anno faccio religione , ché almeno faccio qualcosa”.

    • ellegio ha detto:

      La scuola serve a insegnare la sofferenza 😦

      • ornella ha detto:

        Ah ! come è vero ! Pur non avendo frequentato il catechismo hai colto il senso dell’insegnamento della religione cattolica ! La sofferenza avvicina a Dio e quindi tutti devono soffrire: i credenti con fede e rassegnazione, i non credenti perché sulla strada del dolore si incontra la vera fede!
        Spero perdonerete il mio cinico sarcasmo, ma purtroppo più passa il tempo , più mi confermo in questa convinzione. 😉

  5. pensierini ha detto:

    Io la toglierei, l’ora di religione, tout court. Siamo uno Stato laico o no?

  6. Pingback: (non) c’è (più) religione. | minnelisapolis

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