una domenica da prof

Mi sono svegliata alle 6 che già mi mancava il tempo.

Ho finito di correggere i test della prima, preparato il report, creato il corso sulla piattaforma di e-learning perché è  una classe nuova, caricati i video che abbiamo visto la scorsa settimana se qualcuno se li vuole rivedere, caricate le soluzioni del test e l’istogramma delle risposte. Creati gli account per gli studenti, preparato il materiale per il recupero e le lettere per i genitori.

Caricata una lavatrice.

Riempito un paio di schede di progetti e mandate ai colleghi.

Risposto a un paio di mail di colleghi (altri) su argomenti diversi.

Cercato le schede di laboratorio che avevo seppellito da qualche parte e non trovo – non so se è più facile ripescare la versione cartacea nel casino dello studio oppure ripescare i file nel casino del vecchio pc. In attesa di diventare più ordinata, le ho riscritte ex novo.

Steso il bucato, caricata un’altra lavatrice, preparato il pranzo.

Scritte le deleghe per mia madre perché possa riprendere i nipoti all’uscita di scuola.

Madato un altro paio di mail per sapere se certi progetti che mi stanno a cuore quest’anno potranno partire. Speriamo.

Buttata giù la bozza per il laboratorio del biennio, preparata la presentazione per il corso di domani pomeriggio – e sto ancora qui.

Steso un altro bucato, giusto per riprendere fiato un po’.

Devo finire la presentazione, correggere la verifica della seconda (scrivere in bella copia le risposte, caricarle sul sito), preparare la verifica per la quinta, organizzare il materiale per il laboratorio della quarta – e mi devo sbrigare perché devono lavorare all’aperto finché ancora  c’è il sole.

E siamo solo all’inizio.

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14 risposte a una domenica da prof

  1. 'povna ha detto:

    Molte lavatrici e verifiche corrette anche io (per le lezioni vivo di rendita da questa estate ancora per un po’ – il vantaggio di sapere che classi avrai con anticipo!). Ma soprattutto io ho sonno, sonno, sonno. Sono una dei pochi colleghi disposti a fare tutte le ultime ore del mondo. E per ora (causa orario provvisorio inevitabile) ho solo prime ore. Con la mia insonnia, il treno delle 6.54 cinque volte a settimana mi uccide.

  2. laGattaGennara ha detto:

    ad entrambe un saluto domenicale dal tavolo dei lavori. e nessuna lavatrice possibile: grigio umido non avrebbe alcunché asciughé.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    Calma e gesso … 🙂 e le schede di matematica per OO quando le prepari?

  4. Anonimo SQ ha detto:

    E non hai neppure stirato !!!
    Vergogna !! Crucifige !!

    Anonimo SQ

    PS Mia moglie ha passato tre ore stamattina stirare un divano di roba, mentre facevo le pulizie, stendevo etc… se almeno fosse freddo e brutto, peserebbe meno… poi, pomeriggio con i genitori da assistere (io di quàò, lei di là). Non è facilissimo per nessuno. Ma siamo ancora vivi.

  5. ildiariodimurasaki ha detto:

    Mi fate sentire una signora: io ho solo corretto una rismetta di testi della prima, spulciato i primi quattro capitoli del libro di geografia, letto con gli occhi in mano (il DVD è scomodissimo, il libro non mi è ancora arrivato) il primo capitolo del libro di storia e selezionato quattro immaginette per la nascita della stampa. E mi sentivo anche virtuosissima!

  6. pensierini ha detto:

    Povera stella. Io invece ho oziato un po’ in campagna dal suocero e poi sono andata a fare la spesa settimanale. Escluso un paio di mail, niente lavoro…

  7. ti capisco. domenica molto simile, con, in più il riordino post festam e la scrittura dei compiti del Mio Grande che si è rotto un braccio (il destro, ovviamente).
    scappiamo?

  8. laProfe ha detto:

    C’è qualcosa che non va. Sono nella stessa situazione, e anch’io non ho nemmeno stirato.

  9. ellegio ha detto:

    Penso anch’io che ci sia qualcosa che non va. Perché ormai questa è la vita che faccio da alcuni anni : in apnea da settembre a luglio, senza sere libere né domeniche né altro.
    Oggi una collega mi guarda e fa:
    – Vabbe’, tu fai tante cose, ma io non ho tempo.

    Nel dubbio, non ho risposto.
    (Sì, probabilmente voleva sottintendere che io mi ci diverto anche, e probabilmente è vero. Ma ogni tanto mi sento un po’ fessa)

  10. pensierini ha detto:

    P.S. Però, un po’ di anni fa, anch’io ne ho passate parecchie, di domeniche, a lavorare. E anche tutte le mattine [a partire dalle 3 (hai letto bene: le tre)], per preparare lezioni e correggere compiti. Diciamo che il part time e l’insegnamento di Fisica sola mi ha aiutato molto. Posso assicurare tutti che la cattedra completa di Mat&Fis in un liceo scientifico, sperimentazione PNI, per di più in una scuola rinomata per essere severa, è un vero massacro, la morte sociale.

    • ellegio ha detto:

      Concordo, purtroppo :-/

    • 'povna ha detto:

      Hai ragione, Pens, e non stento a crederlo, anzi. Nello stesso tempo però probabilmente nella scuola rinomata non hai la polizia nei corridoi, non vieni minacciato col coltello, puoi preparare persone per studi futuri con soddisfazione, non hai fenomeni di violenza reale, incontri quotidiani con i servizi sociali, tentativi di suicidio costanti, cronaca locale più o meno nera perenne, abbandoni. Per chi ha potuto (io per esempio sono fortunata, ho potuto), sono scelte. Che si fanno, credo, seguendo i nostri istinti migliori, a ragion veduta.

      • pensierini ha detto:

        Certamente. Sempre per restare nella storia personale e nelle mie scelte, ho insegnato per i primi dieci anni di ruolo in un Istituto d’Arte e lì la situazione si avvicinava, per certi versi, a quella che descrivi tu, forse un po’ meno violenta perché erano anni diversi e la scuola era ancora un posto un po’ riparato dalle intemperie della vita. Ho avuto anch’io i miei casi delicati, ad esempio ricordo nettamente un ragazzo che era stato testimone della morte della madre, per overdose. Dopo dieci anni di servizio, però, ho scelto (appunto) di trasferirmi nel liceo dove sono tuttora, soprattutto per potermi confrontare con situazioni più stimolanti dal punto di vista culturale e un po’ meno impegnative dal punto di vista sociale.

        • 'povna ha detto:

          Che è quello che penso di fare io, magari, a fine carriera, o ancora tra un po’! Ma infatti tengo a precisare (ho scritto ieri sera dopo l’ennesima serata a cena, discussioni sull’universo e vino con l’Ozio, che ha settanta anni ma ci dà le paste a tutti) che non volevo essere polemica, tutt’altro! Io mi sono scelta la mia scuola perché mi piaceva la sfida di portare le mie materie in luoghi dove fossero un po’ dimenticate (e infatti a pensarci bene di italiano probabilmente il carico di lavoro è maggiore che in un liceo, per il numero di lavoro di base che devi fare proprio sulla lingua). E ne sono contenta, anche se la parte sociale spesso, come da racconti di blog, si beve tanta parte delle mie giornate!

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