La particella di Dio

Nel 1993 Leon M. Lederman, fisico premio Nobel, scrisse un libro di divulgazione dal titolo “The God Particle: If the Universe Is the Answer, What is the Question?” (No, io non l’ho letto, credevo che la risposta fosse 42, pensa te).

Nel libro, che parla di fisica delle particelle, e quindi anche del bosone di Higgs, Lederman dice

(più che Particella di Dio, quindi, dovremmo chiamarla Particella Dio)

Particella Dio, Particella di Dio: per farci un titolo va molto meglio di bosone di Higgs, no? Quando si dice la (s)fortuna di un nome…

Poi, la notizia la sappiamo: il bosone di Higgs, o qualcosa che gli somiglia molto, è stato trovato, ci sono stati brindisi e soddisfazione, e tanta gente ha (ri)cominciato a chiedersi che razza di roba è.

Mio padre, per esempio, mi ha telefonato e mi ha ordinato Ora me lo spieghi. (Ok, magari mi inviti a cena, eh? ché mi ci vuole un po’…)

Molti hanno pensato di rivolgersi agli esperti, e direi che in linea di massima è una buona cosa – se non capisco una roba, chiedo a chi ne sa di più di spiegarmela. L’unico problema è capire chi è esperto e chi no 🙂 perché ci sono diversi livelli di espertitudine. Anzi, direi che questo è il problema dei problemi. Insomma, se ho mal di pancia vado dal medico, e questo è un buon inizio – cioè, è meglio che andare dal commercialista, con tutto il rispetto per i commercialisti, anche se l’origine del mal di pancia è tutta quella roba che devo pagare*. Il fatto è che il medico può essere a) un bravo medico che capisce cosa ho e mi offre la cura giusta; b) un bravo medico che non capisce cosa ho e mi manda da qualcuno che invece lo sa; c) un medico che non capisce cosa ho ma decide che è meglio millantare, per cui mi becco la cura sbagliata. Se di medici ne conosco tanti posso scegliere, se di medici ne conosco uno solo, incrocio le dita.

Tutta questa lunga e fuorviante premessa per dire che è stata intervistata Margherita Hack, è stata citata la Particella di Dio, e lei (ridendo) ha detto che no, il bosone di Higgs è proprio Dio.

Boh, io non ci trovo nulla di strano. Margherita Hack ha sempre professato il suo ateismo, sì. No, non è che si è improvvisamente convertita. Inseriamo quella affermazione nel contesto e torna a posto, dai. Sì, il bosone di Higgs è la particella che serve per dare le masse, e la massa è una delle proprietà fondamentali della materia. Per tante ragioni è una scoperta importante, per tante ragioni le è stato affibbiato un nome inappropriato – ma facile da ricordare -, dell’una cosa e dell’altra potremmo parlare a lungo ma non possiamo farlo in due minuti e mezzo.

Però poi sono saltati su tutti a dire e la Hack, e l’ateismo, e Dio, e cosa c’entra, e dove andremo a finire. Fino a questo:

Oh. Sospiri di sollievo. Gli scienziati sono in fondo quello che abbiamo sempre pensato, una massa di invasati che adorano il DioBosone, o Hadron, e vanno in pellegrinaggio a Ginevra, dove si nascono in caverne buie e ne combinano di tutti i colori. Le scorregge subatomiche fanno paura. (Fanno paura?!?)

Peccato, perché la comunità scientifica sta facendo dei passi nella direzione della comunicazione all’esterno (o li vedo solo io? eddai, i seminari in mondovisione una volta ce li saremmo sognati! tanto per dirne una). Gli stereotipi non fanno bene a nessuno, e soprattutto non fanno bene ai nostri figli, ai quali io insegnerei che fare lo scienziato è un lavoro faticoso ma appassionante. Un lavoro che magari potessero farlo tutti quelli che ci hanno investito anni di studio e di fatica. Inginocchiarsi non è  previsto (o perlomeno non in quel senso lì).

Ok, potevo cavarmela con meno parole. Ma O stava disegnando, e così me la sono presa comoda.

Ha gli occhiali, sì, ma sembra decisamente allegro.

* Così, tanto per dire. Perché poi io sono un dipendente pubblico, ho solo il mio stipendio e dal commercialista non ci devo andare proprio.

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10 risposte a La particella di Dio

  1. 'povna ha detto:

    Gli amici vicini, sono a Ginevra tutti e due, in questo momento. Lui perché è proprio in CMS, lei perché non si vedevano da un po’. E’ buffo ricevere le telecronache da là. Rende tutto molto più ordinario…

  2. laGattaGennara ha detto:

    io rinuncio. a tutto. sai quando ti chiedono rinunci alle lusinghe a satana alle meringhe alle merengue, cose così? io ho rinunciato alla fisica. non ho mai capito perché l’ascensore vista in sezione mentre scende se lanci la palla in ascensore la palla non cade. vabbé, prendo le scale. non odiarmi.

  3. LaVostraProf ha detto:

    Mi dicono che in realtà darebbe la “particella maledetta” (goddam particle), ma che l’editore avesse censurato il titolo. Da lì a God particle, pare che il passo sia stato breve. 🙂

  4. supermambanana ha detto:

    io dico che dovrebbero “count their blessings”, no perche’ se alla mia ricerca qualcuno avesse trovato ‘sto bel nome pure io avrei avuto il collegamento in mondovisione. Ecco. Vedo di metterci un dio da qualche parte pure io, va.

  5. ellegio ha detto:

    ‘povna: credo che sia un bel momento, per chi ci lavora 🙂
    Gatta: perché odiarti? rinunciare è umano (odiare è diabolico 😉 )
    MiaProf: sì, è quello che dice Lederman – poi chissà com’è andata davvero la storia…
    Supermamb: nonostante il nome, lo sforzo c’è stato. C’è gente che ci lavora da vent’anni, c’è gente che lo aspettava da cinquanta 🙂
    Comunque se organizzi io ti mondoguardo 😉

    • 'povna ha detto:

      In realtà, appunto, quello che sconcerta è che chi ci lavora per davvero è molto meno thrilled, e tratta il tutto come (spesso noiosa) ordinaria amministrazione!

  6. Anonimo SQ ha detto:

    E’ una mia impressione da anglofono parziale (roba scientifico/tenica e non molto di più) o quel “goddam” non è poi un frasario molto elegante, diciamo così ? Non è che faccia l’uso per gli anglosassoni simile ad un intercalare blasfemo molto diffuso dalle mie parti del Nord-Est (chi ha fatto il militare ha già capito…), tipo una bestemmia e tre parole nel quale veneti e friulani sono maestri al pari dei toscani ?

    Anonimo SQ

  7. mi affascina. io l’ho letto quel libro là, a fatica, annaspando, perdendomi e ritornandoci, ma l’ho letto. ci vuole un atto di fede – questa è la conclusione cui son giunta in fondo alla corsa.

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