e sono pure incazzature, però

Il diritto di accesso agli atti amministrativi è un diritto riconosciuto al cittadino in funzione dei rapporti con lo Stato e la Pubblica Amministrazione al fine, in particolare di garantire la trasparenza di quest’ultima. (Wikipedia).

Un diritto sacrosanto.

Che nella realtà vuol dire che qualcuno deve fare del lavoro straordinario per preparare tutto il fascicolo da visionare, perché nella scuole i dati di uno sono mescolati a quelli degli altri, e non c’è un periodo in cui l’unica persona che lavora nella segreteria didattica di una scuola frequentata da mille studenti è meno oberata di lavoro, no (e quella persona  non ha neanche un contratto a tempo indeterminato, se vogliamo dirla tutta). Vuol dire che non bastano le dodici ore di correzione dei compiti per tre giorni di fila – e lo stress che comporta (oppure continuiamo a pensare che i professori siano tutti dei pazzi sadici che si sentono appagati solo quando possono mettere votacci col matitone rosso?) no, devi fare anche questa, dopo che per un anno hai rincorso, chiamato, spiegato, parlato, mostrato voti e compiti, dopo che hai passato ore e ore e ore a preparare esercizi in più, personalizzare, inseguire, aspettare.

Quindi, sarà pure un diritto sacrosanto, ma stanotte non ci ho dormito – e francamente, con gli esami di Stato di mezzo e decisioni da prendere che riguardano anche altri ragazzi, mi sono assai rotta le palle di passare così tanto del mio tempo dietro uno solo, e non dei migliori. Mi sembra solo tanto ingiusto, tanto scorretto, tanto cieco, questo atto il cui unico scopo è quello di dare fastidio – una stupida ripicca, perché la decisione che è stata presa è giusta, motivata, e solida.

E comincio a pensare che se il risultato è questo, ha  ragione il mio DS quando dice che le comunicazioni con le famiglie vanno incanalate su binari più rigidi. Telefonate a tutte le ore e mail quando stai comodamente addentando il cornetto la mattina, o in ufficio dietro al giornale, tanto non hai niente di meglio da fare e che ti costa buttare giù due righe per vedere se quella cretina della prof è ancora lì a darsi da fare per il tuo figliolo? Anche no, grazie. Facciamo che se mi devi chiedere l’ennesimo piacere ti alzi, vieni a scuola, e protocolli la tua domandina, ok?

Vabbe’, sono piuttosto seccata,  e avevo molto di meglio da fare.

Però i compiti di matematica anche quest’anno erano facili. Si vede che il PNI è agli sgoccioli…

 

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6 risposte a e sono pure incazzature, però

  1. 'povna ha detto:

    Anche i nostri compiti erano facili. Allora per rendere il tutto più difficile hanno tolto due ore dal tempo della prova. 8-I

  2. bianconerogrigio ha detto:

    Un solo ricorso … al concorso a cattedre dove ero commissario e l’ho vinto io. Quando ci vuole ci vuole. Noi puoi pretendere di copiare sette pagine di prova su otto e pensare di aver ragione se ti annullano il tutto per plagio 🙂 La relazione per l’Avvocatura dello stato comunque mi ha rotto. Tutto e chiaro e lampante, ma devi spiegare che il tizio ha preso la penna e ha copiato da e da, riga per riga. Ma andate a ….

  3. lanoisette ha detto:

    è acpitato anche a me un ricorso, un paio di anni fa: abbiamo tirato fuori tutti i compiti e fotocopiato, così come le comunicazioni sul diario.
    e, sì, son convinta anch’io che certe comunicazioni debbano viaggiare su canali più istituzionali: già se tutti avessimo una mail istituzionale consultabile in modo umano, non sarebbe male (perché @istruzione.it fa proprio schifo…)

    • 'povna ha detto:

      istruzione.it fa schifissimo, però si può ovviare mandando certe comunicazioni con la PEC. Io lo faccio da un po’ (ovviamente non quando mando gli esercizi in più legati alla piattaforma didattica), in generale e non solo a scuola. E’ un’ottima abitudine, vale come ricevuta di ritorno, non è possibile dire di non averla ricevuta ed è ufficiale.

  4. LaVostraProf ha detto:

    Be’, voi vivete in una scuola-famiglia informatizzata, noi no. Alle volte non riusciamo a comunicare nemmeno umanamente, figuriamoci virtualmente.
    Ma sono d’accordo con LGO. Noi abbiamo cominciato ad avere problemi di tutti i tipi quando è arivato il Capo e ha detto ai genitori: “Giuàn, son qua! Venite e moltiplicatevi! Ditemi e sarà fatto!”
    La Maloni, invece della solita ora di udienza, se capita ne fa due o tre la settimana, perché c’è il genitore che lavora il sabato, quello che lavora il mercoledì, quello che lavora il lunedì e quello che “eh, ma io lavoro!” (noi prof, no, evidentemente)
    Il risultato, per lei, è stato lo stesso: due ricorsi negli ultimi quattro anni e i genitori che decidono se, quando e come dare i voti ai figlioli. I ricorsi li ha vinti lei, ma l’anno scorso ha passato luglio tra le scrtoffie a fotocopiare, relazionare, aggiungere, chiarire.
    Saremo una scuola disgraziata, ma da noi l’estrema disponibilità degli insegnanti (che c’è sempre stata, perché poi i casi difficili ci sono sempre e i genitori che non riescono ad essere presenti per motivi seri ci sono sempre), da noi, dicevo, l’estrema disponibiiltà degli insegnanti si è tradotta ormai nella frase:
    “non c’hanno un cazzo da fare, questi qui, e quando fanno sbagliano”.

    (se poi ci aggiungi la stampa che sbatte i bocciati in prima pagina come se, appunto, noi si fosse lì con la mannaia in mano e la bava alla bocca…)

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