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Si vede che in Provincia, invece, di soldi per le stampe ne possono spendere quanti ne vogliono. Il questionario per gli studenti arriva su carta lucida, a colori (la fotocopia in bianco  e nero sarebbe illeggibile, dato che i descrittori sono stampati in nero su fondo rosso scuro: opera di qualcuno che ha creduto di pensare all’estetica ma non si è posto il problema della leggibilità).

Arriva gli ultimi giorni di scuola, viene il sospetto di un improvviso sussulto di consapevolezza dei responsabili del progetto (quanti soldi vi danno, signori miei?) che improvvisamente realizzano che le scuole stanno per vuotarsi, e se vogliono dimostrare di aver fatto qualcosa, quest’anno, si devono dare una mossa. Forse è un sospetto ingeneroso, mi rimane il dubbio.

Piomba sulla conclusione dell’anno, indesiderato e incongruo, preceduto da poche righe di presentazione rivolte direttamente agli studenti in un tono fintamente amichevole. La lontananza abissale dagli interlocutori, che sarebbero F, maglia nera dei Beatles e occhialetti rettangolari, e L, che cerca di leggere in manga in bilico nel sottobanco, e gli altri venticinque intorno, si tradisce da quei Tu in lettera maiuscola nella premessa (Ti chiediamo, le Tue risposte saranno tutelate dall’anonimato, grazie per la Tua disponibilità).

E’ anonimo, sì, ma non per me che ho passato un anno con loro e ormai conosco e riconosco  le loro calligrafie (e non solo). Perché mai dovrebbero aver voglia che io sappia che/se una volta si sono ubriacati, o una volta si sono fatti una canna?

Non so, sono io che non capisco?

C’è qualcuno che finanzia uno studio sugli stili di consumo a Roma: i giovani e l’alcol. E prepara un questionario come potrei farlo io, che di mestiere faccio altro, chiedendo quanto spesso giochi col computer, quante volte hai bevuto alcol nell’ultimo mese, cosa direbbero tuo padre e tua madre se ti ubriacassi, e se sei soddisfatto di te stesso.  E poi lo molla lì, nell’atrio della scuola, senza preoccuparsi di come viene presentato, di come viene accolto, di come viene compilato, di come viene raccolto.

E poi pontifica sulla facilità con cui i giovani hanno accesso all’alcol (domanda: quanto sarebbe facile per te assumere alcol? Commento: prof, ma che vuol dire? mi basta aprire il frigo!) o sul rapporto tra il consumo di alcol e l’autostima.

Ma insomma, per quale motivo F., che è sempre quello con la maglia nera dei Beatles e gli occhiali, e L., che è sempre quella dei manga, dovrebbero fidarsi,  e affidarsi con sincerità, a un pezzo di carta a strisce bianche e rosse?

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6 risposte a prosit

  1. ornella ha detto:

    Suggerimento cattivo: far compilare il questionario , in copia , a un unico allievo che abbia una bella scrittura, con tutte le risposte uguali e che , naturalmente, diano un quadro edificante della nostra gioventù. Ci pigliano per il naso ? E noi pigliamoli per …. i capelli. ( cosa credevate che volessi dire ? )

  2. 'povna ha detto:

    ma soprattutto: perché la cazzo di provincia non scrive alcool, come sarebbe corretto e sacrosanto. almeno nei questionari ufficiali sarebbero da evitare, le cialtronate di ortografia…

  3. ildiariodimurasaki ha detto:

    Sottoscrivo tutti i tuoi dubbi, primo fra tutti il perché si sono dati infine una mossa proprio ora.

  4. laGattaGennara ha detto:

    Ho preferito lavorare, su queste questioni, con cooperative e associazioni forti sul territorio. Si comincia a settembre, si lavora con poco e per poco. Non è cosa da poco. Un salutone.

  5. pensierini ha detto:

    Si svegliano con un questionario e stop. Utile. Come no. 😦

  6. patriziavioli ha detto:

    il commento di Ornella è geniale spero che tu segua il suo consiglio.
    P.S. manca solo una settimana + 2 giorni dalle mie tacchette sul muro, lo so che per gli insegnanti è peggio ma un po’ di luce in fondo al tunnel si intravede 🙂

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