La penultima ruota del carro

Dunque, i TFA sono stati banditi.
Avranno durata annuale e saranno articolati secondo il sistema dei crediti: 60 crediti, di cui un terzo circa di tirocinio da svolgere nelle scuole.
Sono 475 ore di tirocinio in un anno (anno che presumibilmente l’anno prossimo comincerà a novembre, dato che le prime prove sono a luglio – tipo il 30 luglio, di pomeriggio!). Dato che 475 ore di tirocinio sono una marea, si possono presumibilmente fare i soliti sconti (un’ora in classe richiede tot ore di lavoro a casa di preparazione, poi bisogna ripensarci su, poi ci sono le riunioni pomeridiane, etc. etc.) ma tagliando tutto il tagliabile magari si arriva a 180-190 ore di tirocinio effettivo, che gli aspiranti all’abilitazione devono effettuare gomito a gomito con volenterosi insegnanti in servizio. Se tutto va bene, sono circa tre mesi di convivenza, in cui il tirocinante dovrebbe sia osservare passivamente che intervenire attivamente – come docente – nel lavoro in classe.
Io ho accolto (mi dispiace, si dice così!) due tirocinanti della vecchia SSIS, finché c’è stata. Una era una ragazza con cui ho fatto cose divertenti, uno era uno scassapalle che non aveva voglia di far nulla, che mi chiedeva di firmargli ore mai fatte e scrivergli pezzi di relazione. Mica voglio dire niente: capita. I colleghi non te le scegli, alla fine delle fini l’unico che ti scegli veramente è il marito. Ah, no, volevo dire: allora si trattava di poche ore, dell’ordine delle decine mi pare,  ma ho rimosso. E (posso dirlo?) qualche anno fa il carico di lavoro di un insegnante come me era minore. Avevamo meno classi, meno studenti per classe, meno tutto (solo lo stipendio era più alto, come testimoniano i miei vecchi CUD. Misteri).
Boh. Io sono una che se c’è una cosa da fare la fa, di solito, senza starci troppo a pensare,  ma questa francamente non so se la farei. Anche nelle migliori condizioni del mondo – cioè se il destino ti sceglie la persona più simpatica con cui lavorare – non so proprio come potrei trovare il tempo per. Insomma, insegnare mica vuol dire stare a scuola dalle 8:00 alle 14:00. Vuol dire tornare  a casa (anche perché le scuole non sono attrezzate con gli spazi fisici perché gli insegnanti ci lavorino) e rimettersi a tavolino, pomeriggi e sere e domeniche intere. Dove lo troviamo altro tempo? E poi è giusto chiedere un impegno del genere senza che venga minimamente riconosciuto? Non è come dire tanto voi non avete nulla da fare, quindi potete fare pure questo?

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8 risposte a La penultima ruota del carro

  1. lanoisette ha detto:

    tutto vero.
    io, all’epoca, feci circa 150 ore di tirocini in classe. e mi capitarono insegnanti “accoglienti” bravissime e tremende (ne ricordo una per cui la “correzione dei temi” significava mettere il voto alla fine e stop. neanche un segno rosso. “devono capire loro dove sbagliano”, diceva); ricordo che in alcune scuole il “lavoro” dell’insegnante accogliente veniva retribuito col Fondo d’Istituto, perchè veniva inserito come facente parte della Commissione Valutazione.
    Poi, è chiaro che sarebbe giusto e sacrosanto che questo lavoro venisse retribuito seriamente…
    (e pensare di ridurre le ore agli insegnanti alle soglie della pensione ed utilizzarli per formare i giovani, sarebbe un’ipotesi troppo sensata?)

  2. ellegio ha detto:

    Erano 150 ore ma in due anni, non in uno, giusto?
    Ora come ora dubito che ci siano scuole in grado di retribuire alcunché di extra, la riduzione oraria la vedo più sensata. Ma qui mi pare che di fare le cose col buon senso non ci sia aria, l’importante è farle tirando i cordoni della borsa. E tutto questo tenendo conto che a un tirocinante dovrebbe venire a costare migliaia di euro. Ho sentito cifre dai tremila ai quattromila euro. Pazzesco.

  3. LaVostraProf ha detto:

    Anch’io! Ho avuto una tirocinante in gamba, che quando ha dovuto preparare una lezione sugli Stati Uniti si è studiata, letta e stampata di tutto di più, e che adesso che è mia collega dà il voto alla fine del tema senza correggere (anche lei, sì); e una scassapalle che mi chiese, subito, di uscire un quarto d’ora prima per il treno; arrivava un quarto d’ora dopo per salamiseria, si metteva nell’angolo in fondo della classe a preparare gli esami Siss, e tentò di chiedermi di firmarle le ore senza che venisse effettivamente a scuola.
    (sì, tirocinante che leggi, se ti riconosci, sì, sto parlando di te)
    Anche sul carico di lavoro sono d’accordo. Passo pomeriggi a preparare lezioni virtuali, giochi, esercizi, laboratori, a correggere sulla classe virtuale, e restituire di tutto di più, e alla sera sono spremuta come un limone per il tè di un gruppo di 49 soldati inglesi.

  4. 'povna ha detto:

    Anche da noi verranno pagati colo fondo di Istituto. E io penso proprio che, se Barbie o chi per lei mi darà qualcuno, lo farò proprio volentieri (e già mi sono segnata per un’altra serie di lezioni connesse al TFA). Perché l’anno prossimo rientro dal part-time, continuo con l’altro mondo e tutto il resto. E però mi va molto. Vero è che io non ho tre figli a cui pensare, e delle volte le occasioni si devono prendere come sono! 😉

  5. ellegio ha detto:

    Ma io dicevo proprio il tempo per il lavoro, non i figli. Quello che dice la Prof, le lezioni virtuali, il laboratorio, i quizzetti, gli approfondimenti, gli esercizietti del cavolo che tra scrivi, fai il disegnino, carica on line, linka di qua e di là dopo un pomeriggio ti accorgi che ne hai fatti solo due o tre. E quello che ti manda la relazione per mail, quell’altro che lo devi aiutare a fare la tesina, il terzo che gli serve il recupero personalizzato. I genitori che devi convocare una volta, due volte, tre volte. I compiti di recupero e quelli di recupero del recupero.
    E chi li vede mai, i figli…

    • 'povna ha detto:

      Lascia fare, LGO: secondo me non avere una vita di famiglia cambia abbastanza tutto. (Io mangio quando mi pare, faccio le lavatrici quando mi pare, torno a casa quando mi pare, non devo dire a nessuno di fare i compiti, non devo preoccuparmi di minori nella mia abitazione). E’ chiaro che è diverso che io da questo punto di vista sono molto privilegiata! (Sul resto – temo di avere scoperto molti anni fa di essere davvero molto veloce, ma molto molto. Finché dura, fa verdura. E poi faremo quel che c’è!).

  6. 'povna ha detto:

    ps. @ Prof. per la cronaca, gli inglesi non prenderebbero mai il tè col limone! 😉

  7. anonimo SQ ha detto:

    Qualcuno mi ha detto una volta che il tè al limone è una cosa russa. Che sia vero ? Ma dove lo trovavano il limone in russia ?
    Comunque a me col latte non piace proprio…

    Anonimo SQ

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