il giusto?

Io, se c’è qualcosa che detesto, sono quelli che dicono che insegnare è una missione, che uno ci deve essere portato, che ci vuole la vocazione.

E’ una cosa che mi soffoca, perché io sono atea e la fede non ce l’ho, e nelle vocazioni non credo. Credo che ci sia sempre da imparare e che uno debba essere onesto, ma questo è un altro discorso. E non c’entra nulla il fatto che amo la fisica e non ha mai smesso di affascinarmi da quando  a diciott’anni ho salito le scale del palazzone delle segreterie della Sapienza. E non c’entra nulla neanche il fatto che ho sempre avuto buoni rapporti con gli studenti e i colleghi e i dirigenti delle scuole dove ho insegnato. E non c’entra nulla il fatto che questo lavoro per molti aspetti sia creativo e divertente. Non credo di aver segnato la vita di nessuno:  i ragazzi che vogliono imparare sono come spugne e prendono quello che trovano, sono in grado di asciugare piccole pozze d’acqua nascoste negli angoli delle stanze. Io o un altro, non mi illudo. Resta il fatto che quello che valgo davvero lo scopro su un piccolo file che apro tutti i mesi quando mi collego al portale stipendi della pubblica amministrazione.

Valgo sempre un po’ meno.

 

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31 risposte a il giusto?

  1. pensierini ha detto:

    Non dire così, vali molto di più, e lo sai. Quando incontri i tuoi ex alunni che studiano all’Università e ti dicono di essere stati ben preparati, quando vedi le famiglie che, a distanza di anni, ti ringraziano: è *allora* tocchi con mano il tuo vero valore.

  2. ellegio ha detto:

    Ma io non voglio diventare vecchia davanti ai cancelli dell’università aspettando di incontrare qualche ex studente in vena di. Io voglio portare i miei figli al parco la domenica mattina ORA, voglio andare una sera al cinema, e voglio anche smettere di guardare nel portafogli per sapere se mi posso permettere o no di comprare un altro libro.

  3. lanoisette ha detto:

    non parlarmene… io ho fatto richiesta, ormai due anni fa, della ricostruzione di carriera per il computo e l’adeguamento degli scatti di anzianità.
    a novembre ho chiamato la vecchia scuola: pare che la richiesta sia stata accettata, è tutto in regola – dice la segretaria – aspetti che le venga accreditato il tutto in busta. siamo a fine marzo e io non ho ancora visto un centesimo (anzi, come hai notato tu, ne vedo sempre meno).

    • laGattaGennara ha detto:

      uh! io la devo ancora fare e son scema, ché son passati sei anni e tra poco non mi spetterà alcunché di scatto di anzianità.

  4. Anonimo SQ ha detto:

    Diciamo che la busta di questo mese è stata una sorpresa negativa per tutti…

    Anonimo SQ

    PS Si avvicina anche la scadenza delle tasse universitarie, 2° rata…

  5. 'povna ha detto:

    Io credo che ci sia una netta differenza tra vocazione (in cui non credo neanche io) e essere portati. E, davvero, non capisco che cosa ci sia di strano a sostenere che per fare l’insegnante, mestiere delicato e che ha bisogno di capacità di relazione costante, collettiva e individuale, di saper far capire, di sapere organizzare il proprio tempo (perché insegnare non è solo stare in classe) è una cosa che bisogna saper fare. Si può migliorare. Ma sì, si deve essere portati. Eccome.

    • ellegio ha detto:

      Definiscimi *portati* a. Perché a me sembra una forma sottile di ricatto, che sottintende che se sei portato a …, allora ti diverti, e allora hai le tue gratificazioni e te le devi far bastare. E quindi non serve pagarti il giusto. E poi non mi piace pensare che si deve essere portati a … per fare bene le cose. Combatto da sempre con tutti per sostenere per esempio che non si deve essere portati per la matematica per capirla e farla bene, e quando sento parlare di predisposizione mi scatta il riflesso condizionato.
      Io credo che ci siano tanti mestieri che sono delicati per molti aspetti, anche per aspetti che uno non aveva considerato scegliendoli. Ma non solo migliorare si deve, io penso che imparare si può. Lo dico da persona che è diventata adulta (oddio, parola forte: diciamo grande?) con la convinzione di non essere portata per insegnare, e che ha scelto questo mestiere solo in seconda battuta, e che nonostante questo è convinta di farlo dignitosamente. Anzi, più che dignitosamente.

      • 'povna ha detto:

        Sono insegnante, proprio per questo (come te, immagino) incoraggio i miei alunni ad andare al salone dell’università per capire che cosa vorranno fare dopo. Mescolando ciò che amano con ciò che riesce loro meglio (spesso, arrivati alla maggiore età, iniziano a coincidere). E in piccolo lo facciamo anche alle medie (e ci arrabbiamo, da insegnanti, con quei genitori che obbligano i figli a fare un scuola superiore che non è nelle loro corde).
        Tutti possono capire la matematica, ma, scusami, non tutti possono essere non dico André Weil, ma nemmeno Paolo Podio. Tutti possono scrivere correttamente. O persino saper scrivere. Non tutti possono saper scrivere molto bene (non parliamo dell’essere scrittori). Tutti possono leggere. E capire i rudimenti della critica del testo. Non tutti sono portati allo stesso modo per fare critica letteraria. E’ un fatto. Sarei stata un pessimo architetto, non ho il senso dello spazio. E un pessimo medico, svengo se solo penso all’idea di sangue (e, per dare corpo a una immagine che uso spesso, effettivamente mi tremano le mani). E non mi dire che ti abitui. Continuo a pensare che se l’architetto lo fa chi ha senso dello spazio e sa tenere in mano una matita e un medico chi non sviene sia meglio.
        Per insegnare, come molti altri lavori, si deve essere portati. Non è per tutti. E migliorare si può e si deve. E imparare si può e si deve. E se sei bravo succede. Ma, scusami, non vedo proprio perché – visto che fuori c’è la fila – io debba pagare uno stipendio uguale al tuo a gente che al massimo diventerà onesta. Specie noi che crediamo nella scuola pubblica, specie noi che crediamo nell’educazione di stato dovremmo essere particolarmente severi con chi mettiamo in quel delicatissimo ruolo.
        E questo non significa che lo devi scegliere come primo lavoro. Ci puoi arrivare per caso. Ma – per essere bravo – non lo puoi essere per caso (che è cosa diversa, e se vuoi sottile, ma secondo me cruciale).
        Quanto all’inferenza sul ricatto che sarebbe sottinteso, abbi pazienza, ma l’hai fatta tu. Io al limite penso esattamente l’opposto (laica e liberalsocialista, forever).

        • ellegio ha detto:

          Il ricatto non te lo volevo attribuire, parlavo in modo generico di tutti quelli che sostengono che insegnare dev’essere una missione.

        • ellegio ha detto:

          E allora mettiamola così: siamo severi. Siamo severi con tutti, anche con l’idraulico che tenta di sostituirmi tutto il lavandino mentre dovrebbe solo cambiare il rubinetto. Ma diamo a chiunque la possibilità di provare se è in grado di imparare.

          • 'povna ha detto:

            Io non voglio dare la possibilità a tutti di provare a insegnare ai giovani cittadini del mio stato, coi miei soldi (di tassazione legittima) per vedere se sono poco bravi solo dopo che in classe ci sono stati e i danni li hanno fatti. I ragazzi non sono lavandini (concetto che mi pare abbia espresso anche qualche mese fa un alunno di Noisette in un tema). Do la possibilità a tutti di formarsi. E poi seleziono. Si chiamano concorsi apposta.
            Altrimenti arriviamo molto in fretta al fatto che domani vengo io a fare fisica nel tuo liceo solo perché ho letto Gilmore e ho letto le applicazioni letterarie di Boltzmann. E tu vieni da noi a insegnare lettere solo perché tieni un blog. 😉

  6. fughetta ha detto:

    carissima oglaroon, questo post sbuca così in questi giorni in cui sono un po’ tornata a scuola (sempre dalla parte degli studenti, sia chiaro). Avrei troppe cose da dire per un commento, ma penso che uno dei regali più grandi e davvero inestimabili che mi ha fatto il mio Paese è stato l’istruzione che ho ricevuto. Ho avuto dei pessimi insegnanti, ma ne ho avuti anche di ottimi. Ho imparato tantissimo e ho la sensazione che adesso tutte queste ore e ore di versioni e problemi e grammatica dura e pura, e storia e derivate eccetera eccetera torni a galla in posti e modi inaspettati.
    So anche che tutto questo non c’entra niente con lo stipendio, che è scandaloso a prescindere.

    • ellegio ha detto:

      Carissima Fughetta (di sicuro avrai avuto le tue ragioni per chiudere il blog, ma come mi dispiace!), io invece di insegnanti eccezionali ne ho avuti davvero pochi, forse il periodo migliore sono state le elementari. Ma poi ho avuto la possibilità di andare all’università senza spendere una fortuna, e lì ho cominciato a imparare davvero 🙂 E sì, questo è stato un bellissimo regalo, se non fosse che poi il mio Paese ha deciso che non gli servivo più e che mi ero divertita abbastanza…

      • Anonimo SQ ha detto:

        @lgo
        Capisco. In generale, questo paese ha deciso (chi ?) che di noi ricercatori in generale non ha bisogno. Ce lo venne a dire perfino un viceministro, matematico ex-rettore della Normale (!), al Congresso del Centenario della SCI: “non rientra nei piani del governo di sviluppare la ricerca nel vs settore (ma anche la ricerca in generale), salvo quelle nicchie con prospettive ragionevoli, nelle quali siamo già avanti (naturalmente nanotecnologie, biomedica e qualcosa di fisica dei materiali). ERA IL GOVERNO PRODI !!! che fino al giorno prima si era riempita la bocca della necessità di investire su formazione e ricerca. Ti so dire quelli che son venuti poi.
        Sull’essere versati, non sono d’accordo: vi sono molte forme di intelligenza, spesso se ne possiedono solo una o due su sette od otto riconosciute. Mettersi a fare cose per le quali non sei portato per viverci è una follia. Altro è raggiungere un livello minimo. Spesso però, per esperienza diretta, il livello minimo giudicato tale da un professionista della materia è anche troppo alto per molti; alcuni, poi, ritengono loro dovere etico stroncare chi quei livelli non raggiunge, per il bene della società. E’ mia esperienza.

        Anonimo SQ

        • fughetta ha detto:

          Ma il centenario della SCI non era un paio di anni fa? Governo Prodi? Mi sono un po’ persa… Peraltro se davvero disse questo mi viene da pensare che davvero ce lo meritiamo nibiru, eh!

          • Anonimo SQ ha detto:

            Credo fosse l’estate del 2006, a Firenze, venne a parlare Luciano Modica, credo ex rettore della Normale e matematico. Il suo fu un discorso che, da celebrativo dei 100 anni della SCI sembrò trasformarsi in un de profundis. Il collega Armando Zingales, presidente dell’Ordine, non potè fare a meno di richiamare il sottosegretario all’inopportunità di un tale approccio, e di proporlo in quella sede, e affermò con forza l’importanza dei Chimici, non fosse altro per tutto il fondamentale compito di controllo e bonifica dell’ambiente, nonchè almeno di una gestione indipendente dall’estero delle realtà produttive ancora presenti. Pregò altresì il Modica di farsi portavoce nel governo di queste necessità, pena la rinuncia del paese a restare nel novero dei paesi + sviluppati.

            I risultati, ovviamente, sono sotto gli occhi di tutti.

            Anonimo SQ

      • fughetta ha detto:

        Ah, allora c’era qualcuno che lo leggeva, quel blog! 🙂 Mah, mi sa che è venuto il momento di riaprire, sì.
        Anche a me fa rabbia pensare che il mio Paese pensi di avere in fondo sprecato tutta l’istruzione che mi ha dato. Che è stata tanta e mediamente di buona se non ottima qualità. Poi è anche vero che io ho una tendenza a rimuovere molto facilmente le esperienze negative che pure ci sono state e mi hanno fatto soffrire molto.
        In un colloquio post-laurea il mio prof mi disse “ti vedrei molto bene ad insegnare. E c’è sempre bisogno di bravi insegnanti”. Uno dei più grandi complimenti che mi potesse fare, nella sua ottica. Apprezzai enormemente 🙂

  7. 'povna ha detto:

    @AnonimoSQ: hai dato corpo all’altro elemento che nella mia esposizione fiume non ero riuscita a spiegare bene. Altra cosa sono le competenze minime che si richiedono (e dunque giusto ricordare agli alunni che spesso si impuntano che nessuno ostacolo è insormontabile a scuola) per l’istruzione di base; altra cosa è il livello richiesto per andare a insegnare competenze (che è assai più complicato che saperle ‘e basta’).

  8. ellegio ha detto:

    Fare apposta quello che non ci piace non è la stessa cosa che provare una strada senza sapere se avremo le soddisfazioni che ci aspettiamo o no. Avere voglia di fare qualcosa vuol dire essere portati? Appunto perché le intelligenze sono tante, non è ragionevole pensare che uno si possa mettere alla prova senza avere la certezza di avere successo?
    E se la predisposizione è una conditio sine qua no, come ci si accerta che uno la possieda?

    • 'povna ha detto:

      Non è un po’ paradossale chiederlo tra insegnanti? Davvero pensi che tutti i tuoi alunni siano da media del 9?!
      Per esempio (e in ordine sparso): formando veramente prima, selezionando doverosamente con concorsi veri (e non liste di collocamento che non scadono mai, in cui si è precari anche se hai insegnato due ore nel millenovecentosettantotto mentre ti laureavi), distinguendo tra idonei e vincitori di posto (e facendo durare le graduatorie di regolare concorso un tempo che non sia superiore ai tre anni, come in tutto il pubblico), facendo poi una selezione ferrea dopo l’anno di prova con relative e doverose ispezioni. Le quali ispezioni, come tanto per dire nel sistema francese e svizzero, non saranno solo per cacciare, ma anche appunto per fare imparare più e meglio chi lo stato giudica idoneo a rimanere nel sistema (cioè a insegnare ai suoi giovanissimi cittadini).
      Questo per la parte di selezione. Più in generale, oserei dire, con un cambiamento di immaginario che ti faccia (proprio perché paradossalmente come ti dicevo io non penso che non ci si possa arrivare per caso) da un lato iniziare a pensare che insegnare non è un ripiego per avere il posto pubblico, ma qualcosa di importante e serio. Dall’altro ti educhi a costruirti, da subito, non un piano A e un piano B (nelle tue aspettative) ma un piano a1, a2, a3… E a questo punto allora torno a te, e chiedo più soldi. Ma secondo me ci si deve arrivare dal giro lungo come questo.
      Invece da noi si è consumato un patto (anche sindacale, purtroppo, e lo dico da iscritta) che ha barattato la tolleranza dello 0 impegno richiesto (nel senso che puoi fare 0 e non succede niente, e ti pagano uguale) con i pochi soldi. E siamo ancora qua. Eh già. (viva Vasco).

    • Anonimo SQ ha detto:

      Giusto, LGO.
      Ma è proprio la scuola il ristorante nella quale agli alunni vengo proposti tutti i piatti, in modo che si formi anche il loro gusto e capiscano quel che va bene per loro. Gli insegnanti dovrebbero “educare” in senso etimologico, proprio a questo, ed aiutare i ragazzi e le famiglie a trovare la loro strada. Poi, di solito, alle medie si suggerisce il classico al migliore della classe, lo scientifico ai rincalzi, il pedagogico ai meno scarsi, il professionale per tutti. E così sia, che si arrangino.

      Anonimo SQ

  9. Anonimo SQ ha detto:

    Eh già, ‘povna. Proprio così. hai assolutamente ragione.
    Il guaio è che questo patto scellerato si è trasmesso anche agli alunni.
    I miei figli l’hanno capito subito, dopo poche settimane della scuola elementare : fare o non fare è uguale (tanto nessuno ti fa pagare la differenza), fare bene o fare male è uguale (il che è forse peggio). Fino a che non cambia questo, nella scuola dell’obbligo, e smette di essere la scuola dell’obbligo di promuovere, non insegneremo mai ai ns giovani il valore dell’impegno e della serietà. Che è ben + di un’equazione o di una regola.

    Anonimo SQ

    PS Ohi, lungi da me essere un mastrocoliano o simili, intendiamoci . Da ognuno quello che può, voglio dire, poco o tanto che sia, ma non un pelo di meno.

  10. ellegio ha detto:

    Ma io, appunto, ci sono arrivata facendo un giro lunghissimo. Che comprende laurea col massimo dei voti, dottorato, scuola di specializzazione, concorso pubblico vinto, n corsi di formazione, assenze zero, e un carico di lavoro che tra un po’ mi ricoverano. E dico che anche solo per questo continuare a essere bastonata e vedere il mio stipendio che diminuisce mi fa passare la voglia.

  11. 'povna ha detto:

    Ma infatti avevo capito che si discuteva in generale (e dunque di giro lunghissimo argomentativo, non personale), non dei casi singoli (ché se no fa molto alcoolisti anonimi: “Mi chiamo ‘povna, sono diventata insegnante perché a Hogwarts ti formattano così, ora voglio disintossicarmi, prometto, soltanto tre doodle al mese”).

  12. ellegio ha detto:

    Però secondo me con la selezione in ingresso e l’anno di prova rigoroso etc. non è detto che si riesca a discriminare tra chi è portato e chi no. Tra chi ha voglia e chi non vuole? 🙂

    • 'povna ha detto:

      Quello è un altro punto ancora, e sono d’accordo che chi non ha voglia gentilmente a casa.
      Sul resto, no, non sono d’accordo. Io non voglio fare il chirurgo. E esigo che la comunità si metta in condizione di proteggersi da me se per qualche caso di follia avessi una tale auto-percezione di me da permettermi di pensare di poterlo fare.
      Sarà che sono, come sai, una napoleonica figlia dello stato dall’età di quindici anni, ma io ho fiducia nei concorsi fatti bene.
      E poi, siamo seri, dai: se escludiamo la ‘missione’ (e la escludiamo), e diciamo che si può imparare (e lo diciamo), alla fine i casi da escludere di chi non è portato non sono così tanti, e si vedono tutti (mancanza di autorevolezza, disinteresse per i ragazzi, nessuna propensione alla gestione del tempo; stavo per aggiungere assoluta prevalenza assiologica del privato sul pubblico, ma sospetto che questo vada coi lavativi) con un processo di conferma meno ridicolo degli attuali anni di prova. Ecco, se vuoi posso dirti che invece di ‘essere portati’ non si può ‘non essere portati’ (che sembra solo una litote, ma invece no).

      • ellegio ha detto:

        Allora mettiamola così: meccanismi per liberarsi dei lavativi, e di quelli che non sono in grado di gestire tempo o rapporti. E processi di conferma seri. Tutta roba che si può verificare, senza invocare l’essere portati.
        (poi alla fine credo che io e te concordiamo molto più di quanto sembra, e su molte cose)

        • 'povna ha detto:

          Assolutamente d’accordo, specie sulla parentesi !!! :-)(ché secondo me io chiamo essere portati quello che tu chiami in altro modo, ma il concetto di base è che chiunque non può fare qualunque mestiere. Sempre. A maggior ragione quando ti paga lo Stato e ci sono di mezzo i ragazzini).

  13. stefano ha detto:

    @’povna
    Bellisssimo il paragone con gli alcolisti anonimi ! Venezia ti ha fatto bene ! (io sto riemergendo grazie al cortisone)
    @lgo
    Mio padre, maestro elem. per tanti anni, chiese una volta ad un vecchio maestro cosa ci voleva per essere un buon insegnante. Lui disse: “non lo so, no saprei dirtelo. Di certo però sappi che quando ne incontri uno, lo riconosci.
    Io ti riconosco, LGO: se ti basta, è tutto quello che posso.
    Idem con patate per ‘povna.
    Avercene avute, così.

    Anonimo SQ

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