persone

Il più piccolo è Pietro, ha ancora tredici anni. Il più grande dev’essere Edoardo, o forse Lorenzo, uno dei tanti. Il primo nell’elenco è Yukio, e l’ultimo, molte pagine dopo, Alessandro. In mezzo quest’anno sono entrati una marea di Filippi, chissà perchè, anche se il nome più comune è Lorenzo, appunto. C’è una sola Sara, tre Giulie, ma le femmine sono solo un quarto. Poche.

Pietro, comunque, non si taglia le unghie. Si vede che la mamma esce prima di lui la mattina, o che so, perché lei invece è sempre attenta e gentile e in ordine. I genitori di Lorenzo, uno dei tanti, si stanno separando, e ancora convivono sotto lo stesso tetto con poca tolleranza e molti lanci di suppellettili. Lui ogni tanto sbotta, che casino. Marco faceva rugby, ma il medico per il momento gliel’ha proibito per un problema di salute, aspettiamo che cresca una altro po’ e si calmi. Giulia, una delle, non riesce a parlare. Alessio quando torna a casa il pomeriggio ha dei tremendi scoppi d’ira e di pianto. Sara…sappiamo. Silvia, speriamo solo di riuscire ad evitare il ricovero. Ci sono gemelli, fratelli, cugini, orfani, nati qui e nati là, ragazzini che parlano altre lingue e vivono altre vite. C’è Daniele che gioca ancora coi lego, Gianluca che pensa solo al calcio, Giovanni che non si stacca dalla playstation. Presenti traballanti, futuri incerti, sogni impossibili. Roberto vuole entrare in accademia, ora adesso subito. Ilaria suona il piano. Silvia nuota, tutti i santi pomeriggi.

Sono centodiciassette. Centodiciassette. Mi fa quasi paura.

E ciascuno di loro tutti si aspettano che io sappia indovinarlo, scoprirlo, seguirlo, guidarlo, capirlo.  Se lo aspettano soprattutto i loro genitori, che li guardano (se li guardano) e non li riconoscono, che si aspettano cose e non vengono ricompensati, che si ricordano e vorrebbero e saprebbero e farebbero.

E non è che non voglio, o non sarebbe giusto, o non se lo meritano. E’ che io sono una.

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8 risposte a persone

  1. ildiariodimurasaki ha detto:

    In realtà non sono nemmeno 117, sono almeno tre volte tanto: a quell’età cambiano di settimana in settimana, rinascendo dalle proprie ceneri almeno tre volte l’anno. E infatti uno solo di loro basta a far sbarellare ben due genitori (per tacere di quelli che sbarellati lo sono già di partenza) ^__^

    Niente crisi di inadeguatezza: ognuno di noi ha da indovinare, seguire e scoprire una sola persona: sé stesso. Fanno eccezione, dice, alcuni rari santoni indiani e maestri zen. Che comunque si guardan bene dal prendere 117 allievi!

  2. 'povna ha detto:

    Ciascuno di loro in realtà chiede solo di essere guardato. E già basta. E tu lo fai, ogni santo giorno, come dimostri anche qui.
    Per il resto stra-quoto Murasaki.

    • ellegio ha detto:

      Molti di loro, anzi, vorrebbero essere guardati il meno possibile, se dobbiamo dirla tutta. Sono i genitori che chiedono. E sono molti più che 117, in effetti :-/

      • 'povna ha detto:

        Lo sai che non è vero. Lo sguardo è una di quelle cose, per l’appunto, che serve per insegnare. E qualunque cucciolo di uomo in crescita vuole essere guardato. Anche (e più) quando pensa di no.

  3. bianconerogrigio ha detto:

    I miei primi alunni sono ormai cinquantenni. Ho visto vite maturare, vite finire, vite felici e vite disperate. Ho anche insegnato a vite delle mie vite. Credo che tutto quello che vogliono è che ci accorgiamo della loro esistenza. Poi …

  4. ellegio ha detto:

    Io me li sogno anche la notte 😉

  5. laGattaGennara ha detto:

    lo so e mi fanno tenerezza spesso
    (più i genitori)

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