Ciascuno ha quello che si merita

Perchè voi come fate? No, perché io se racconto di Marco intendo che non è Marco, magari è Giulio, ma evito di chiamarlo Giulio, e invece chiamo Giulio Pietro, anche se è un nome che non gli sta per niente bene. Pietro gli calza meglio, ma mi concedo questa licenza blogghica nell’illusione che il nome sia come il mantello dell’invisibilità.

Poi ovviamente mi dimentico di chi avevo chiamato Marco e chi Giulio, e veramente la colpa è mia che dovrei dare dei nomi più fantasiosi, cosa oltremodo difficile per chi è privo di fantasia.

Fatto sta che mi ritorna in mente un aneddoto che avevo letto un’estate a casa del nonno. Il nonno aveva questa casona in campagna, con piccola biblioteca annessa di libracci. Gialli, vecchie edizioni BUR macchiate di muffa come succede nelle case di campagna senza riscaldamento, una raccolta di Cosmo Informatore lasciati da chissà chi. Funzionava che lì si leggeva solo per riposarsi, e ciascuno lasciava e prendeva quello che voleva. Io avevo trovato una decina di volumi del ciclo di Rocambole, con i quali mi chiudevo da qualche parte lontano dalla portata dei richiami degli adulti (ché tanto mi volevano solo per farmi fare cose di cui non avevo nessuna voglia, tipo portare questo di là o chiedere al tizio la tale cosa). Ah, l’aneddoto. Pare che Ponson du Terrail fosse molto distratto e non propriamente attentissimo a quello che scriveva. Giocava con così tanti personaggi che aveva interi tavoli pieni di pupazzi che rappresentavano le sue creature, e ogni volta che qualcuno usciva di scena lui, zac!, prendeva il pupazzo corrispondente e lo frullava via. Ecco, ho pensato che sarebbe un buon esercizio. Prendo quattro o cinque tavoli dove dispongo in bell’ordine i miei centoventi e rotti studenti e poi ci gioco. Organizzo fughe, travestimenti, ritrovamenti, colpi di scena. Marco che viene alla lavagna e Sara che all’improvviso lo vede con occhi nuovi e si innamora perdutamente, Giulio che se ne accorge e gli piazza una puntina da disegno sulla sedia, lui che urla e lei che fugge, l’altro che (cit.) la rincorre con un compasso per mano, e il righello nell’altra…

Peccato non avere questi quattro o cinque tavoli in più. E un po’ di fantasia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Ciascuno ha quello che si merita

  1. lanoisette ha detto:

    la scuola dei destini incrociati…

  2. 'povna ha detto:

    Come diceva il grande Rotowash (e molti altri prima di lui) a proposito di Dickens, il grande romanziere si vede proprio anche dagli errori che fa (qualche personaggio minore di Dickens resuscita, talvolta; e, no, la cosa non ha valore né cristologico, né sopranaturale).
    Io uso nickname, che derivano da tante cose (talvolta arrivano da sé, altre meno). E poi ognuno diventa anche un personaggio, e ogni personaggio porta un’istanza (narrativa, ma anche ideologica, inevitabilmente) che nasce sua, ma è anche un po’ mia (o meglio, della trama che sto scrivendo, e che però si dipana anche attraverso la scrittura). Così che poi la scuola influenza il blog, ma anche viceversa. E Il cavaliere inesistente (che io preferisco, ma Noise lo sa) si sostituisce ai Destini incrociati…

  3. laGattaGennara ha detto:

    e se a uno di quei tavoli qualcuno mi portasse una pizza. voi come la volete?

  4. bianconerogrigio ha detto:

    Dai, con un buon sceneggiatore faresti soldi a palate … 🙂

I commenti sono chiusi.